Petrolio
Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto di petra, "roccia", e oleum, "olio", cioè "olio di roccia"[1]), anche detto oro nero, è un liquido infiammabile, viscoso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all'arancione, che si trova in alcuni giacimenti dentro gli strati superiori della crosta terrestre.È detto greggio o grezzo il petrolio così come viene estratto dai giacimenti, cioè prima di subire qualsiasi trattamento teso a trasformarlo in successivi prodotti lavorati. Quasi sempre ha una massa volumica inferiore a quella dell'acqua. È composto da una miscela di vari idrocarburi, sostanze formate solo da idrogeno e carbonio (in prevalenza alcani, ma con variazioni nell'aspetto, nella composizione e nelle proprietà fisico-chimiche).

Prezzo e quotazione del petrolio in tempo reale

Se volete investire in un settore di sicura crescita non potete non prendere in considerazione il petrolio. Ad esempio, un possibile aumento del prezzo potrebbe porsi come un nuovo ostacolo per la crescita dell’economica globale? Ad esempio molti trader utilizzano la piattaforma di 24option (qui trovi la demo) per poter iniziare a fare trading sul prezzo del petrolio. Grazie a dei grafici molto dettagliati 24option permette di tenere sotto controllo tutte le quotazioni per negoziare in modo efficace.

Per investire su questo asset, si devono seguire attentamente tutti gli eventi che influenzano positivamente e negativamente la materia prima.

Un esempio potrebbe essere questo: la notizia che Donald Trump vuole confermare l’impegno degli USA nell’abbattere totalmente le esportazioni di greggio dell’Iran, potrebbe portare ad un rialzo del prezzo del Brent.

Notizie simili lo hanno già fatto salire nel corso di questi primi mesi del 2019 di ben oltre il 30%.

Un aumento del petrolio deve però essere seguita da una crescita economica stabile, cosa che non avviene invece in Europa. Non possiamo ancora oggi parlare di una solida economia globale. Allo stesso tempo unoshock derivante da un’offerta limitata, potrebbe essere considerato come un elemento negativo. In pratica si potrebbe verificare il seguente scenario:

  • Le nazioni esportatrici potranno godere di un aumento delle entrate;
  • Le nazioni consumatrici potrebbero soffrire degli effetti negativi legati ad un aumento dei prezzi alla pompa dei carburanti.

Cosa provoca tutto questo? Un aumento dell’inflazione e un ribasso della domanda. 

Molti analisti invece affermano che un serio danno alla crescita globale potrebbe derivare solo da un superamento dei 100 dollari al barile. Investire sul petrolio vuol dire anche tenere sotto controllo il dollaro, la sua forza e la sua debolezza. Si tratta di asset strettamente collegati tra loro in quanto il greggio è denominato in dollari. 

In breve, un possibile Brent a 100 dollari al barile (entro la fine del 2019) si potrebbe tradurre in un PIL globale inferiore dello 0,6%.

Piattaforme affidabili per fare trading sul prezzo del Petrolio

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CARATTERISTICHEVANTAGGI 
CFDs sono strumenti finanziari complessi e comportano un alto rischio di perdita di denaro rapidamente a causa della leva. Tra il 74-89% dei trader retail perdono soldi facendo trading CFD. Prima di fare trading cerca di capire come funzionano i CFD ed i rischi che comportano.
24optionTrading CFD su bitcoin,azioni,forexRendimenti elevatiISCRIVITI
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Cosa prevedono gli analisti di Oxford Economics?

I rischi derivanti da un aumento dei prezzi del Petrolio sono significativamente più elevati e nel breve periodo si potrebbe registrare una carenza dell’offerta che deve essere compensata da una maggior produzione da parte dei produttori.

Questo potrebbe comportare un impatto sull’economia globale e di conseguenza un aumento delle spese delle famiglie che potrebbe innescare un aumento dell’inflazione. 

Il petrolio è interessante nel lungo termine soprattutto se si investe oggi (in un periodo in cui la quotazione del greggio ha raggiunto il minimo storico). Molti la considerano come una buona strategia aprire delle posizione di acquisto sul petrolio per via anche del suo prezzo basso.

Come fare trading sul petrolio?

Premesso quanto sopra, passiamo ad analizzare un modo semplice per investire sul petrolio sfruttando un rialzo ed un ribasso dei prezzi.

Notate prima di tutto che non è possibile (a differenza di quello che avviene ad esempio con altri asset come Bitcoin e criptovalute) comprare e detenere barili di petrolio. Si potrà solo investire in questo settore tramite i CFD e ETF o Futures con i broker di trading online.

In pratica, si potrà solo investire speculando sul prezzo del petrolio. Tramite le strategie di trading messe in atto dovrete scegliere se puntare ad un rialzo o ad un ribasso del prezzo.

Notate anche che il petrolio è una materia prima estremamente popolare tra gli investitori; una domanda e un’offerta in costante fluttuazione, potrebbe voler dire alta volatilità.

Si potrebbe anche optare per investire con i future sul petrolio ovvero con dei contratti in cui un trader accetta di scambiare una quantità stabilita di petrolio ad un prezzo stabilito e ad una data stabilita.

Se si sceglie di investire con i future sul petrolio si deve tenere presente che i diversi tipi di petrolio sono definiti benchmark. Tutto il petrolio estratto dal sottosuolo ha delle caratteristiche differenti in base al fatto che il giacimento o il benchmark permette individuare la qualità e il luogo di provenienza del greggio che stanno acquistando o vendendo.

Per chi non lo sapesse i benchmark più importanti sono:

  • Brent Crude;
  • West Texas Intermediate (WTI).

Entrambi sono scambiati sull’Intercontinental Exchange (ICE) e sul New York Mercantile Exchange (NYMEX).

Trading sul petrolio con i Future e le opzioni

Se scegliete di fare trading con i future e le opzioni, dovrete utilizzare una delle piazze di scambio specifiche per il benchmark su cui state scegliendo di investire. Molti degli investitori su questo mercato sono professionisti e non privati. Ricordate che per fare trading su questo ASSET si deve scegliere un ottimo broker regolamentato ed autorizzato.

Trading sul petrolio con i CFD e gli ETF

Allo stesso modo, per fare trading con i CFD e gli ETF si devono scegliere delle ottime piattaforme regolamentate/autorizzate. In questo modo è possibile operare su mercati singoli, fare trading sulle azioni delle compagnie petrolifere e allo stesso tempo sugli ETF.

Se scegliete questi strumenti dove considerare il valore delle azioni inerenti alle compagnie petrolifere come dipende direttamente dai prezzi del petrolio. A volte fare trading sulle azioni direttamente sul petrolio può risultare molto più conveniente.

Oggi puoi scegliere di fare trading sugli ETF per investire sui benchmark petroliferi o su un paniere di titoli legati al petrolio. Spetta a voli scegliere la modalità con la quale volete operare nel trading online e la piattaforma che meglio si presta alle vostre strategie.

Se volete un consiglio, scegliete sempre e solo broker trading CFD regolamentati ed autorizzati. Ecco una lista dei migliori:

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Come negoziare petrolio con i CFD? Un mercato veramente globalizzato, aperto 24 ore su 24, il petrolio è estremamente sensibile e i prezzi sono in costante movimento: ciò lo rende una materia prima ideale per i traders che cercano di speculare quotidianamente.

Uno dei modi più semplici per negoziare sui prezzi del petrolio è l’utilizzo di contratti per differenza (CFD).

Come i CFD con sottostante materia prima oro, il petrolio è uno dei mercati più comunemente scambiati, il che significa che dovresti essere in grado di entrare o uscire quando vuoi, indipendentemente dalle dimensioni del trading.

I CFD del petrolio greggio sono disponibili su due prodotti principali, il WTI USA / Light Crude commercializzato sul New York Exchange (NYMEX) o il greggio Brent che viene scambiato sull’Intercontinental Exchange (ICE).

Sia il WTI che il Brent Crude sono praticamente disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro dal lunedì al venerdì. Si può negoziare anche CFD con asset sottostante olio combustibile.

Rispetto al mercato dei future, le dimensioni dei contratti per le negoziazioni CFD possono essere molto più ridotte.

Ad esempio, con alcuni fornitori di CFD, la dimensione minima del lotto può essere solo 25 contratti CFD (che equivale a 25 barili di sottostante): confrontarlo con un volume minimo di trading di 1.000 barili quando si negozia sul mercato dei futures!

Un CFD con sottostante petrolio grezzo si basa solitamente su 100 barili, il che significa che ogni variazione in dollari del prezzo del petrolio quotato corrisponde a $ 100 di profitti o perdite sul CFD.

In altre parole, un 1 centesimo del prezzo del petrolio comporterebbe un profitto o una perdita di un dollaro per ogni CFD detenuto.

Lo spread varia da 5 a 6 punti, mentre il margine richiesto per negoziare il CFD può essere del 3%, un tasso comune per i CFD su materie prime.

Come con tutti i derivati, i CFD petroliferi danno l’opportunità ai traders di sfruttare una notevole leva finanziaria, il che significa che i profitti possono essere elevati, anche se le perdite possono essere davvero ingenti!

Migliori piattaforme per fare trading sul petrolio

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Negoziare le materie prime: il petrolio

Prima di tutto bisogna ricordare cosa sia il petrolio: un idrocarburo combustibile di grande valore, tant’è vero che spesso viene indicato con il nome di “oro nero“.

Quando si pensa al trading petrolio, come abbiamo già introdotto nella premessa, ci si riferisce a due quotazioni differenti: il Brent (petrolio estratto dal Mare del Nord) generalmente quotato a Londra, e il WTI che corrisponde al petrolio americano, quotato a New York.

L’unità di misura del petrolio utilizzata nel settore di trading finanziario è il barile, che può contenere circa 150 litri di sostanza.

L’unità di misura è il dollaro americano, che condiziona in parte l’andamento delle quote del petrolio sul mercato azionario; ma l’andamento del petrolio non dipende solo dallo stato della moneta americana, ma anche dalle strategie adottate dall’OPEC (l’associazione per eccellenza che si occupa di esportazione del petrolio).

L’OPEC è composta da una serie di Paesi produttori diretti di petrolio, che detengono circa l’80% delle riserve globali di petrolio.

Trading petrolio: Futures e CFD

Il petrolio, dato il suo elevato valore economico, è considerato anche una valida opportunità di guadagno ed investimento.

Tale investimento può essere realizzato in due modi differenti: direttamente, investendo sul petrolio stesso, oppure indirettamente investendo sulle fonti energetiche ricavate da esso.

In entrambi i casi, si può fare riferimento a diversi strumenti finanziari, che consentono di operare azioni di trading.

Nel caso di investimento diretto, si può far ricorrere ai futures o ai CFD. I futures sono degli strumenti finanziari che consentono di acquistare il petrolio da un determinato venditore in un dato momento, che viene scrupolosamente prestabilito al momento della stipulazione del contratto tra le due parti in causa.

Il secondo mezzo finanziario utilizzato per fare trading sul petrolio, è costituito dai CFD (contratti per differenza).

Questi ultimi vengono utilizzati per quotare indirettamente l’andamento del petrolio: a differenza dei futures gli investitori non acquisteranno direttamente la materia prima.

I trader opteranno per una strategia long se ritengono che il prezzo del petrolio si alzi; mentre adotteranno una strategia short se ritengono che il prezzo del petrolio si abbassi.

La quota di variazione tra il prezzo di apertura e quello di chiusura del mercato azionario, indica il guadagno o la perdita del trader.

Tra le caratteristiche principali dei CFD figura la leva finanziaria, che permette di moltiplicare i guadagni, ma è anche un rischio particolarmente elevato da assumersi.

Investire con i CFD può comportare anche perdite ingenti che possono condurre l’investitore a rischiare l’intero capitale investito.

Negoziare CFD con asset sottostante Petrolio

Per fare operazioni di trading online è necessario avere una connessione Internet: ecco perché negli ultimi decenni si è particolarmente sviluppato il trading online attraverso i CFD.

Esistono differenti piattaforme su cui fare trading online, alcune delle quali vengono utilizzate anche da traders professionisti.

Tra le piattaforme più quotate si differenzia eToro, sulla quale non si pagano le commissioni né d’entrata né d’uscita.

La caratteristica principale dei CFD è legata al fatto che sono accessibili a tutti in qualsiasi momento, e gli investimenti possono essere fatti sia in Brent che in WTI.

Inoltre, i CFD consentono di guadagnare anche se il prezzo del petrolio cala, e ciò è dovuto al fatto che è possibile adottare strategie long o short, a seconda delle esigenze di ciascun trader.

Questo strumento finanziario consente di guadagnare su un asset senza possederlo; in ogni caso, tale strumento d’investimento è perfetto sia per chi desidera affacciarsi per le prime volte al mondo del trading del petrolio, sia per chi è un esperto del settore.

In definitiva, si può sostenere che investire sul petrolio sia sempre conveniente se si è a conoscenza dei modi migliori per farlo: il mercato petrolifero è sempre attivo e vitale e consente di raccogliere considerevoli guadagni.

Se non si è traders esperti, è consigliabile investire con parsimonia poiché potrebbe facilmente verificarsi una fase di down, che potrebbe condurre ad una notevole perdita del capitale investito.

Il petrolio è una materia prima fondamentale per il sostentamento umano e per la produzione di energia, di conseguenza, rappresenta unx ottimo asset su cui piazzare i propri investimenti.

Broker affidabili per investire  sul petrolio

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Il petrolio prosegue la sua corsa e tocca i massimi degli ultimi quattro anni sfondando il muro dei 70 dollari al barile. Una parte degli analisti prevede un ulteriore rialzo dei prezzi anche nei prossimi mesi. Diversi i motivi che stanno spingendo all’insù le quotazioni, fra cui l’intesa tra Arabia Saudita e Russia. Il presidente Usa, Donald Trump, si scaglia contro le politiche dell’Opec.

Petrolio, quotazioni al rialzo

Il prezzo del petrolio raggiunge i massimi dal 2014, con il Brent vicino a quota 75 dollari al barile e il Wti salito fino a 70 dollari.

La politica dei prezzi adottata dall’Arabia Saudita, con il benestare della Russia, spinge in alto le quotazioni di greggio. L’obiettivo, nel breve termine, sarebbe superare gli 80 dollari al barile.

Gli esperti mettono in risalto che tra i motivi alla base di questo “gioco al rialzo” dei sauditi, vi sarebbe il consolidamento dei prezzi in previsione dell’Ipo del colosso “Saudi Aramco”, il cui collocamento del 5 per cento delle azioni in Borsa è previsto entro la prima parte del 2019.

Il prossimo passo sarà inoltre definire le strategie in vista della convention ufficiale dell’Opec fissata per il 22 giugno a Vienna, per decidere cosa fare a seguito dell’estensione dei tagli fino a dicembre 2018.

Petrolio, intesa Arabia Saudita-Russia

Arabia Saudita e Russia sono all’opera nel realizzare una cooperazione futura tra i paesi Opec e quelli esterni al cartello, una nuova organizzazione che avrà il controllo di più della metà dell’offerta globale di oro nero.

Gli Stati Uniti naturalmente resterebbero fuori dall’intesa e nelle scorse ore proprio il presidente Usa, Donald Trump, via Twitter ha attaccato l’Opec, sottolineando che a fronte di quantità record di petrolio, i prezzi subiscono artificiosamente una spinta verso l’alto.

Ricordiamo che a gennaio del 2017 il barile veniva quotato a 55 dollari e nel 2016 era sceso al di sotto della soglia dei 30 dollari. Tra gli ulteriori motivi che stanno agevolando il rialzo delle quotazioni, le crescenti tensioni geopolitiche registrate nel corso delle ultime settimane.

Il conflitto in Siria, le nuove sanzioni al vaglio del governo Usa contro l’Iran, la profonda crisi in Venezuela favoriscono gli acquisti di greggio sui mercati, con una domanda che è tornata prepotentemente a crescere.

Al momento il prezzo del Brent è stabile a 74 dollari ed il Wti è in lieve calo a quota 68,35 dollari al barile.

Gli analisti di J.P. Morgan prevedono un ritorno del prezzo del petrolio a 50 dollari al barile entro la fine dell’anno. Nel frattempo l’Opec e la Russia collaborano su un nuovo progetto pluriennale sui tagli alla produzione.

Petrolio quotazioni in ribasso

Il sostenuto livello di produzione dello shail oil americano rappresenterà il motivo per cui nel corso dei prossimi mesi il prezzo del petrolio intraprenderà una nuova fase ribassista che lo porterà ad oscillare in area 50 dollari. È quanto previsto dagli analisti della banca d’affari J.P. Morgan.
Un incremento delle estrazioni negli Stati Uniti che associato al miglioramento della redditività delle trivellazioni, determinerà l’inizio di una nuova fase ribassista dei prezzi entro fine anno.

Novità anche in merito ai tagli produttivi promossi dall’Opec, grazie a cui il prezzo del greggio ha ripreso quota portandosi al di sopra dei 70 dollari: potrebbe essere rivisto nel corso delle prossime settimane.

Concordi con le stime di J.P. Morgan anche gli analisti di Barclays che prevedono un ribasso delle quotazioni entro fine anno intorno ai 56-57 dollari per il Brent.

La durata dell’accordo tra i paesi del cartello e gli altri produttori esterni, tra cui la Russia, sarà valido fino a dicembre 2018. Al riguardo emergono importanti novità: il principe saudita Mohammed Bin Salman ha rivelato la possibilità di una estensione dell’accordo su scala pluriennale.

Petrolio, Opec e Russia intesa nuovi tagli

L’Opec e la Russia prospettano il raggiungimento di una nuova intesa sull’offerta di petrolio su base decennale.

Il principe saudita Mohammed Bin Salman ha annunciato un possibile accordo valido per i prossimi 10-20 anni. L’intento è di costituire un cartello che controlli almeno la metà dell’offerta mondiale di greggio.

È risaputo che gli Usa, grazie allo shale oil, non dipendono come in passato dalle forniture estere di greggio, con un conseguente calo delle importazioni, soprattutto dall’Arabia Saudita. I dati sulla produzione dell’oro nero americano rivelano che è aumentata di circa il 25 per cento nel corso degli ultimi due anni, oltrepassando la quota di 10 milioni di barili al giorno.

Nel frattempo la divisione del Dipartimento dell’Energia statunitense (EIA) ha comunicato che nell’ultima settimana l’output del Nord America ha toccato il nuovo record di 10,43 milioni di barili giornalieri, un risultato superiore al consenso del mercato.

Al momento il prezzo del Brent è in rialzo dello 0,55 per cento a quota 68,01 dollari mentre il WTI è in progresso dello 0,46 per cento a 63,3 dollari al barile.

Il petrolio oltrepassa la soglia dei 70 dollari al barile nel corso delle ultime sedute. Sono molteplici i fattori che hanno inciso sulla spinta al rialzo delle quotazioni dell’oro nero. Prezzi e previsioni.

Petrolio prezzi

Quotazioni del greggio in rialzo nelle ultime sedute, con il Brent che ha oltrepassato la soglia dei 70 dollari al barile.

Tra i motivi che hanno spinto all’insù i prezzi della materia prima, in primo luogo i dati diffusi dall’Agenzia americana dell’Eia nel suo ultimo report, evidenziando un inatteso calo delle scorte.

Le nomine del Presidente statunitense Donald Trump di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, e Mike Pompeo, Segretario di Stato, hanno influito anche sul mercato del petrolio, in quanto si teme un repentino inasprimento dei rapporti con l’Iran. Entrambi i nuovi eletti sono stati sempre piuttosto critici verso gli accordi firmati con il terzo produttore di greggio in Medio Oriente.

Preoccupa dunque il nascere di una nuova crisi, con il possibile ripristino delle sanzioni Usa che potrebbero portare ad una consistente riduzione dell’export di greggio della stessa Teheran nel corso di questa seconda parte dell’anno. Una crescita dei prezzi dell’oro nero incentivata naturalmente dall’Opec. L’adesione dei paesi ai tagli alla produzione è sempre più massiccia, anche se gli analisti evidenziano una dipendenza energetica degli Stati Uniti che, grazie al ricorso allo shale oil, si è ridotta di parecchio rispetto al passato.

Petrolio: quotazioni e previsioni

Un barile di petrolio che infrange la soglia dei 70 dollari si traduce, secondo gli analisti, in nuove prospettive sulla proroga alla manovra di riduzione dell’offerta da parte dei produttori dell’Opec.

L’Arabia Saudita, proprio nei giorni scorsi, ha palesato la possibilità di ampliare anche al 2019 l’intesa siglata tra Opec, la Russia ed altri grandi esportatori esterni al cartello.

Una notizia che ha influito naturalmente sulle quotazioni di greggio dopo che il Ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Khalid al-Falih, ha confermato le discussioni in atto per i tagli alla fornitura di oro nero anche il prossimo anno.

Gli analisti tengono a sottolineare che al momento i fondamentali per il petrolio rimangono solidi, con prospettive positive per le prossime settimane.

Al momento le quotazioni di greggio sui mercati delle materie prime registrano un Brent in calo dello 0,40 per cento a 70.17 dollari ed un WTI in contrazione dello 0,53 per cento a quota 65.53 dollari.

Le crescenti tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo le quotazioni del petrolio a livelli che non si registravano dal 2015. L’arresto di uomini d’affari, sceicchi e ministri in Arabia Saudita nei giorni scorsi ha accelerato la spinta dell’oro nero che guadagna più di 3 punti percentuali soltanto nell’ultima seduta. Nel frattempo cresce l’attesa per la riunione dell’Opec fissata per il prossimo 30 novembre.

Petrolio: tensioni geopolitiche

In Arabia Saudita lo scorso fine settimana sono stati arrestati diversi ministri, sceicchi e uomini d’affari, una notizia che ha influito sulla crescita delle quotazioni di greggio, ai massimi dal 2015.

Nella seduta di ieri il Brent ha oltrepassato quota 64 dollari mentre il WTI americano ha toccato i 57 dollari al barile.

In 5 mesi le quotazioni del petrolio si sono apprezzate di circa il 40 per cento.
Naturalmente a spingere al rialzo i prezzi dell’oro nero anche la riduzione delle scorte globali e la possibile estensione dei tagli alle quote di produzione dei paesi dell’Opec.

Nel frattempo crescono oltremisura le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri, gli attriti tra la stessa Arabia Saudita e l’Iran, le preoccupazioni crescenti in Nigeria dove si temono nuovi attacchi alle piattaforme petrolifere da parte dei gruppi armati dei “Delta Avengers”.

Critica sembra ormai essere la situazione economica in Venezuela, dove ormai si attende il quasi certo default del paese che potrebbe generare una serie di disordini anche sul mercato del greggio.

Quotazioni e previsioni greggio

L’OPEC si riunirà il prossimo 30 novembre e cresce l’attesa per un incontro ufficiale tra i paesi produttori che probabilmente porterà ad un prolungamento del taglio delle quote di petrolio anche nel 2018.
Cresce la fiducia intorno all’OPEC per il raggiungimento di un accordo anche con gli altri grandi Paesi esterni al cartello, fra cui in primis la Russia. È comunque quasi certa l’estensione oltre la scadenza del marzo del prossimo anno.

A sostenere le quotazioni attuali del petrolio anche la riduzione delle scorte di greggio americane e la conseguente diminuzione dei pozzi attivi negli USA.

Le prossime settimane saranno cruciali per capire quali potranno essere i possibili futuri scenari sul petrolio.

Al momento il prezzo del Brent sui mercati internazionali è in rialzo dello 0,05 per cento a quota 64,3 dollari al barile mentre il WTI è in lieve calo dello 0,12 per cento a 57,28 dollari.

In crescita le quotazioni dell’Euro sui mercati forex mentre proseguono gli acquisti degli investitori sull’oro. Rimane sempre molto debole il dollaro. Fra le materie prime, in lieve rialzo il prezzo del petrolio.

Mercato valute: come sta andando il cambio euro-dollaro?

Il mercato valutario evidenzia un Euro in forte crescita a 1,2093 sul dollaro. Prosegue dunque l’apprezzamento della moneta unica mentre il biglietto verde mostra la sua debolezza rispetto alle altre principali valute. Tra i motivi che spingono giù il dollaro, anche le incertezze sull’economia derivanti dall’impatto degli uragani nel Paese.

La moneta unica nel giro di trenta giorni è passata da 1,17 agli attuali 1,20 sul dollaro.

Biglietto verde in flessione anche nei confronti dello yen. Quest’ultimo viene scambiato su quotazioni massime dallo scorso novembre.

Da segnalare, sempre con riguardo al mercato forex, la moneta messicana, il peso, in forte calo dopo che il Paese è stato colpito nelle scorse ore da un terremoto.

Un ruolo di primo piano va dato anche ai bitcoin che hanno toccato un nuovo primato oltrepassando il prezzo di 4650 dollari.

Materie prime: oro e petrolio in rialzo

Il mercato delle materie prime ha registrato il forte rialzo dell’oro, salito nelle scorse ore ai massimi dell’anno, oltrepassando la soglia dei 1350 dollari. Al momento cresce ancora e si posiziona a 1354,27 dollari l’oncia, in progresso dello 0,33 per cento.

Nel dettaglio, il bene rifugio per eccellenza ha raggiunto nelle scorse ore livelli che non si verificavano da più di un anno, toccando il massimo di 1362 dollari l’oncia. Tra i motivi di questa repentina crescita, certamente l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, con le recenti provocazioni provenienti dallo Stato della Corea del Nord.

A consolidare il prezzo dell’oro anche il rafforzamento registrato dal cambio Euro Dollaro, a cui si aggiungono le preoccupazioni per l’impatto degli uragani alla crescita degli Stati Uniti ed i negativi dati macro diffusi dalla Cina nelle scorse ore, con la bilancia commerciale del paese in agosto che ha registrato risultati più bassi del mese di luglio e inferiori a quanto stimato dagli esperti.
Per quanto riguarda il petrolio, le quotazioni del Brent risultano in rialzo al momento dello 0,53 per cento a quota 54,78 dollari al barile mentre il prezzo del WTI è in calo dello 0,24 per cento a 48,97 dollari.

Da segnalare anche la chiusura in positivo per la quotazione dell’Argento, in progresso dell’1,15 per cento a 18,12 dollari l’oncia.

L’Opec ha rivisto al rialzo le previsioni sulla domanda globale di petrolio. L’organizzazione dei paesi produttori di greggio stima per il 2017 un incremento di 1,37 milioni di barili al giorno, tendenza che sarà confermata anche nel 2018 (+ 1,28 milioni di barili). Nel frattempo a luglio è aumentata la produzione di mezzo punto percentuale.

Petrolio produzione in crescita rispetto a Giugno

Il mese di luglio si è chiuso con la produzione di petrolio dei Paesi Opec in crescita dello 0,5 per cento a 32,87 milioni di barili al giorno, pari ad un rialzo di circa 172mila barili rispetto al precedente giugno.

La crescita della produzione è dovuta soprattutto agli incrementi registrati in paesi quali la Nigeria, la Libia e Arabia Saudita.

Una serie di dati che arrivano dopo che nei giorni scorsi gli stessi sauditi aveva invitato gli altri paesi Opec a rispettare i tagli sulla produzione decisi dal Cartello.

Rammentiamo che sia i paesi produttori che altri esterni all’Opec, tra cui la Russia, hanno raggiunto l’intesa di tagliare la produzione di petrolio di 1,8 milioni di barili al giorno, provando in tal modo a ridurre la sovrabbondanza di offerta e nel contempo puntando a far registrare una risalita dei prezzi.

Petrolio: previsioni domanda e scorte Usa

La domanda globale di greggio è prevista in aumento di 1,37 milioni di barili al giorno nell’anno in corso e di 1,28 milioni di barili nel 2018.

Si tratta delle nuove stime pubblicate dall’Opec nel suo report mensile. Riviste dunque al rialzo le previsioni sulla domanda mondiale di petrolio.

Da segnalare che l’incremento della produzione di petrolio americano negli ultimi mesi non ha permesso ai prezzi di crescere secondo quanto auspicato dai paesi del Cartello, rimanendo pressoché stabili, ad eccezione dello scorso mese quando si è registrata una flessione dell’output statunitense.

È infatti proseguita la contrazione delle scorte settimanali di greggio negli USA nelle ultime settimane. In base a quanto diffuso dal dipartimento dell’Energia statunitense (EIA), le scorte di petrolio a fine luglio 2017 sono scese di 6,5 milioni a 475,4 milioni di barili al giorno, più del consenso (2,7 milioni).

Le scorte di benzine sono invece cresciute di 3,4 milioni a 231,1 milioni di barili.

Quotazione Petrolio WTI

Al momento sui mercati internazionali il prezzo del Brent scende dello 0,67 per cento a 51,55 dollari al barile ed il WTI è in calo dello 0,76 per cento a 48,22 dollari.

 

Salgono i consumi ma crollano i prezzi del petrolio. Gli analisti stimano che le quotazioni registreranno un ulteriore calo nel 2018 verso i 30 dollari. Il greggio ha perso quasi il 16 per cento nelle ultime 3 settimane.

Petrolio scenari

Un’ultima seduta in rosso per i prezzi del petrolio. Il Brent scende sotto i 47 dollari ed il Wti americano a 45 dollari.

L’OPEC ha comunicato un incremento della produzione di 336.000 barili al giorno a quota 32,1 milioni. Il taglio previsto è di 1,2 milioni di barili al giorno, più i 600mila barili degli altri paesi produttori esterni al cartello, fra cui la Russia.

Salgono i consumi di greggio ma proseguono i forti ribassi delle quotazioni.

Sulla base dell’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2018 è stimata una crescita della domanda globale di 1,4 milioni di barili al giorno. Nella seconda metà del prossimo anno, per la prima volta sarà oltrepassata la barriera dei 100 milioni di barili.

Malgrado ciò, la produzione di greggio dei paesi al di fuori dell’OPEC è prevista in rialzo a 1,5 milioni di barili, più della domanda, a seguito del nuovo boom dello shale oil statunitense.

Gli esperti sottolineano che il rapporto tra la domanda e l’offerta di greggio rimarrebbe dunque invariato, sugli stessi livelli del 2017, sempre a condizione che i paesi dell’OPEC decidano di prorogare ulteriormente il taglio della produzione anche per il prossimo anno (attualmente l’intesa è prevista fino a marzo del 2018).

Per questa serie di motivi, diversi autorevoli analisti di banche d’affari prevedono che le quotazioni di petrolio il prossimo anno scenderanno nel range di 30-35 dollari al barile.

Petrolio quotazioni

Nel frattempo l’Opec continua a perdere quote di mercato ma senza riscontrare alcun beneficio, in quanto il prezzo del petrolio continua a scendere.

Pur a fronte di una domanda attesa in crescita a livelli record, l’aumento della produzione dello shale oil americano influisce negativamente sui calcoli programmati dall’Organizzazione.
L’aumento dei consumi stimato dalla Agenzia internazionale dell’energia è pari a 1,4 milioni di barili al giorno ed è probabile che venga soddisfatto per la maggior parte da Stati Uniti, Brasile e Canada, ovvero paesi esterni al cartello.

Dall’accordo Opec dello scorso 25 maggio, le quotazioni del petrolio hanno perso quasi il 16 per cento.

Nel frattempo i prezzi del greggio continuano a scendere sui mercati internazionali. Oggi il Brent perde lo 0,17 per cento a quota 46.92 dollari ed il WTI è in calo dello 0,45 per cento a 44.53 dollari.

Mercati del petrolio in rialzo dopo le ultime indiscrezioni sull’ipotesi di una estensione dei tagli sulla produzione anche nella seconda parte dell’anno e fino a marzo del 2018. Cresce nel frattempo l’attesa degli investitori in vista della riunione dell’Opec in programma giovedì 25 maggio.

Petrolio quotazioni

L’Opec sta valutando la possibilità di estendere la strategia di riduzione della produzione di petrolio anche nel secondo semestre del 2017 o fino a marzo del 2018.

Sono gli ultimi rumors in previsione dell’importante meeting che si terrà il 25 maggio tra i paesi produttori di petrolio.
I future sul Wti con scadenza a luglio hanno chiuso la scorsa settimana in rialzo di oltre 5 punti percentuali a quota 50,67 dollari come anche i future sul Brent a 53,76 dollari (+5,3 per cento).

Tra gli altri motivi che hanno spinto in alto le quotazioni di petrolio nei giorni scorsi, l’intesa raggiunta tra due fra i più importanti produttori mondiali di greggio, Arabia Saudita e Russia, per il prolungamento degli attuali tagli alla produzione fino al mese di marzo 2018.

Gli investitori sono stati colti di sorpresa alla notizia, in quanto finora si era sempre parlato di una estensione di sei mesi e non di nove mesi come sarebbe invece stato siglato fra russi e sauditi.
Una ulteriore spiegazione della salita dei prezzi anche la pubblicazione da parte degli enti governativi Usa di una contrazione delle riserve di greggio statunitensi, benzina e distillati per la sesta settimana consecutiva.

Petrolio previsioni

Gli Stati Uniti hanno reso noto un aumento del 10 per cento della produzione di petrolio Usa dalla fine del semestre dello scorso anno, con un dato complessivo in crescita a 9,3 milioni di barili giornalieri.
In rialzo anche il numero delle piattaforme di estrazione di greggio e gas naturale, un totale di 901 unità (720 petrolio, 181 gas), un dato più che raddoppiato rispetto ai poco più di 400 pozzi dell’analogo periodo dello scorso anno.

Per quanto riguarda le previsioni per questo inizio settimana, gli analisti stimano una ulteriore crescita dei prezzi, in vista anche della riunione dell’Opec di giovedì 25 maggio.


Si attende la ratifica dell’accordo sull’estensione dei tagli, compresa nell’intervallo 6-9 mesi, una decisione che dovrebbe portare ad un incremento delle quotazioni del greggio.

Al momento il Brent è in crescita dello 0,8 per cento a 54,04 dollari al barile mentre il Wti sale dello 0,87 per cento a quota 51,11 dollari.