Petrolio
Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto di petra, "roccia", e oleum, "olio", cioè "olio di roccia"[1]), anche detto oro nero, è un liquido infiammabile, viscoso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all'arancione, che si trova in alcuni giacimenti dentro gli strati superiori della crosta terrestre. È detto greggio o grezzo il petrolio così come viene estratto dai giacimenti, cioè prima di subire qualsiasi trattamento teso a trasformarlo in successivi prodotti lavorati. Quasi sempre ha una massa volumica inferiore a quella dell'acqua. È composto da una miscela di vari idrocarburi, sostanze formate solo da idrogeno e carbonio (in prevalenza alcani, ma con variazioni nell'aspetto, nella composizione e nelle proprietà fisico-chimiche).

Prezzo e quotazione del petrolio in tempo reale

Il petrolio prosegue la sua corsa e tocca i massimi degli ultimi quattro anni sfondando il muro dei 70 dollari al barile. Una parte degli analisti prevede un ulteriore rialzo dei prezzi anche nei prossimi mesi. Diversi i motivi che stanno spingendo all’insù le quotazioni, fra cui l’intesa tra Arabia Saudita e Russia. Il presidente Usa, Donald Trump, si scaglia contro le politiche dell’Opec.

Petrolio, quotazioni al rialzo

Il prezzo del petrolio raggiunge i massimi dal 2014, con il Brent vicino a quota 75 dollari al barile e il Wti salito fino a 70 dollari.

La politica dei prezzi adottata dall’Arabia Saudita, con il benestare della Russia, spinge in alto le quotazioni di greggio. L’obiettivo, nel breve termine, sarebbe superare gli 80 dollari al barile.

Gli esperti mettono in risalto che tra i motivi alla base di questo “gioco al rialzo” dei sauditi, vi sarebbe il consolidamento dei prezzi in previsione dell’Ipo del colosso “Saudi Aramco”, il cui collocamento del 5 per cento delle azioni in Borsa è previsto entro la prima parte del 2019.

Il prossimo passo sarà inoltre definire le strategie in vista della convention ufficiale dell’Opec fissata per il 22 giugno a Vienna, per decidere cosa fare a seguito dell’estensione dei tagli fino a dicembre 2018.

Petrolio, intesa Arabia Saudita-Russia

Arabia Saudita e Russia sono all’opera nel realizzare una cooperazione futura tra i paesi Opec e quelli esterni al cartello, una nuova organizzazione che avrà il controllo di più della metà dell’offerta globale di oro nero.

Gli Stati Uniti naturalmente resterebbero fuori dall’intesa e nelle scorse ore proprio il presidente Usa, Donald Trump, via Twitter ha attaccato l’Opec, sottolineando che a fronte di quantità record di petrolio, i prezzi subiscono artificiosamente una spinta verso l’alto.

Ricordiamo che a gennaio del 2017 il barile veniva quotato a 55 dollari e nel 2016 era sceso al di sotto della soglia dei 30 dollari. Tra gli ulteriori motivi che stanno agevolando il rialzo delle quotazioni, le crescenti tensioni geopolitiche registrate nel corso delle ultime settimane.

Il conflitto in Siria, le nuove sanzioni al vaglio del governo Usa contro l’Iran, la profonda crisi in Venezuela favoriscono gli acquisti di greggio sui mercati, con una domanda che è tornata prepotentemente a crescere.

Al momento il prezzo del Brent è stabile a 74 dollari ed il Wti è in lieve calo a quota 68,35 dollari al barile.

Gli analisti di J.P. Morgan prevedono un ritorno del prezzo del petrolio a 50 dollari al barile entro la fine dell’anno. Nel frattempo l’Opec e la Russia collaborano su un nuovo progetto pluriennale sui tagli alla produzione.

Petrolio quotazioni in ribasso

Il sostenuto livello di produzione dello shail oil americano rappresenterà il motivo per cui nel corso dei prossimi mesi il prezzo del petrolio intraprenderà una nuova fase ribassista che lo porterà ad oscillare in area 50 dollari. È quanto previsto dagli analisti della banca d’affari J.P. Morgan.
Un incremento delle estrazioni negli Stati Uniti che associato al miglioramento della redditività delle trivellazioni, determinerà l’inizio di una nuova fase ribassista dei prezzi entro fine anno.

Novità anche in merito ai tagli produttivi promossi dall’Opec, grazie a cui il prezzo del greggio ha ripreso quota portandosi al di sopra dei 70 dollari: potrebbe essere rivisto nel corso delle prossime settimane.

Concordi con le stime di J.P. Morgan anche gli analisti di Barclays che prevedono un ribasso delle quotazioni entro fine anno intorno ai 56-57 dollari per il Brent.

La durata dell’accordo tra i paesi del cartello e gli altri produttori esterni, tra cui la Russia, sarà valido fino a dicembre 2018. Al riguardo emergono importanti novità: il principe saudita Mohammed Bin Salman ha rivelato la possibilità di una estensione dell’accordo su scala pluriennale.

Petrolio, Opec e Russia intesa nuovi tagli

L’Opec e la Russia prospettano il raggiungimento di una nuova intesa sull’offerta di petrolio su base decennale.

Il principe saudita Mohammed Bin Salman ha annunciato un possibile accordo valido per i prossimi 10-20 anni. L’intento è di costituire un cartello che controlli almeno la metà dell’offerta mondiale di greggio.

È risaputo che gli Usa, grazie allo shale oil, non dipendono come in passato dalle forniture estere di greggio, con un conseguente calo delle importazioni, soprattutto dall’Arabia Saudita. I dati sulla produzione dell’oro nero americano rivelano che è aumentata di circa il 25 per cento nel corso degli ultimi due anni, oltrepassando la quota di 10 milioni di barili al giorno.

Nel frattempo la divisione del Dipartimento dell’Energia statunitense (EIA) ha comunicato che nell’ultima settimana l’output del Nord America ha toccato il nuovo record di 10,43 milioni di barili giornalieri, un risultato superiore al consenso del mercato.

Al momento il prezzo del Brent è in rialzo dello 0,55 per cento a quota 68,01 dollari mentre il WTI è in progresso dello 0,46 per cento a 63,3 dollari al barile.

Il petrolio oltrepassa la soglia dei 70 dollari al barile nel corso delle ultime sedute. Sono molteplici i fattori che hanno inciso sulla spinta al rialzo delle quotazioni dell’oro nero. Prezzi e previsioni.

Petrolio prezzi

Quotazioni del greggio in rialzo nelle ultime sedute, con il Brent che ha oltrepassato la soglia dei 70 dollari al barile.

Tra i motivi che hanno spinto all’insù i prezzi della materia prima, in primo luogo i dati diffusi dall’Agenzia americana dell’Eia nel suo ultimo report, evidenziando un inatteso calo delle scorte.

Le nomine del Presidente statunitense Donald Trump di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, e Mike Pompeo, Segretario di Stato, hanno influito anche sul mercato del petrolio, in quanto si teme un repentino inasprimento dei rapporti con l’Iran. Entrambi i nuovi eletti sono stati sempre piuttosto critici verso gli accordi firmati con il terzo produttore di greggio in Medio Oriente.

Preoccupa dunque il nascere di una nuova crisi, con il possibile ripristino delle sanzioni Usa che potrebbero portare ad una consistente riduzione dell’export di greggio della stessa Teheran nel corso di questa seconda parte dell’anno. Una crescita dei prezzi dell’oro nero incentivata naturalmente dall’Opec. L’adesione dei paesi ai tagli alla produzione è sempre più massiccia, anche se gli analisti evidenziano una dipendenza energetica degli Stati Uniti che, grazie al ricorso allo shale oil, si è ridotta di parecchio rispetto al passato.

Petrolio: quotazioni e previsioni

Un barile di petrolio che infrange la soglia dei 70 dollari si traduce, secondo gli analisti, in nuove prospettive sulla proroga alla manovra di riduzione dell’offerta da parte dei produttori dell’Opec.

L’Arabia Saudita, proprio nei giorni scorsi, ha palesato la possibilità di ampliare anche al 2019 l’intesa siglata tra Opec, la Russia ed altri grandi esportatori esterni al cartello.

Una notizia che ha influito naturalmente sulle quotazioni di greggio dopo che il Ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Khalid al-Falih, ha confermato le discussioni in atto per i tagli alla fornitura di oro nero anche il prossimo anno.

Gli analisti tengono a sottolineare che al momento i fondamentali per il petrolio rimangono solidi, con prospettive positive per le prossime settimane.

Al momento le quotazioni di greggio sui mercati delle materie prime registrano un Brent in calo dello 0,40 per cento a 70.17 dollari ed un WTI in contrazione dello 0,53 per cento a quota 65.53 dollari.

Le crescenti tensioni in Medio Oriente spingono al rialzo le quotazioni del petrolio a livelli che non si registravano dal 2015. L’arresto di uomini d’affari, sceicchi e ministri in Arabia Saudita nei giorni scorsi ha accelerato la spinta dell’oro nero che guadagna più di 3 punti percentuali soltanto nell’ultima seduta. Nel frattempo cresce l’attesa per la riunione dell’Opec fissata per il prossimo 30 novembre.

Petrolio: tensioni geopolitiche

In Arabia Saudita lo scorso fine settimana sono stati arrestati diversi ministri, sceicchi e uomini d’affari, una notizia che ha influito sulla crescita delle quotazioni di greggio, ai massimi dal 2015.

Nella seduta di ieri il Brent ha oltrepassato quota 64 dollari mentre il WTI americano ha toccato i 57 dollari al barile.

In 5 mesi le quotazioni del petrolio si sono apprezzate di circa il 40 per cento.
Naturalmente a spingere al rialzo i prezzi dell’oro nero anche la riduzione delle scorte globali e la possibile estensione dei tagli alle quote di produzione dei paesi dell’Opec.

Nel frattempo crescono oltremisura le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri, gli attriti tra la stessa Arabia Saudita e l’Iran, le preoccupazioni crescenti in Nigeria dove si temono nuovi attacchi alle piattaforme petrolifere da parte dei gruppi armati dei “Delta Avengers”.

Critica sembra ormai essere la situazione economica in Venezuela, dove ormai si attende il quasi certo default del paese che potrebbe generare una serie di disordini anche sul mercato del greggio.

Quotazioni e previsioni greggio

L’OPEC si riunirà il prossimo 30 novembre e cresce l’attesa per un incontro ufficiale tra i paesi produttori che probabilmente porterà ad un prolungamento del taglio delle quote di petrolio anche nel 2018.
Cresce la fiducia intorno all’OPEC per il raggiungimento di un accordo anche con gli altri grandi Paesi esterni al cartello, fra cui in primis la Russia. È comunque quasi certa l’estensione oltre la scadenza del marzo del prossimo anno.

A sostenere le quotazioni attuali del petrolio anche la riduzione delle scorte di greggio americane e la conseguente diminuzione dei pozzi attivi negli USA.

Le prossime settimane saranno cruciali per capire quali potranno essere i possibili futuri scenari sul petrolio.

Al momento il prezzo del Brent sui mercati internazionali è in rialzo dello 0,05 per cento a quota 64,3 dollari al barile mentre il WTI è in lieve calo dello 0,12 per cento a 57,28 dollari.

In crescita le quotazioni dell’Euro sui mercati forex mentre proseguono gli acquisti degli investitori sull’oro. Rimane sempre molto debole il dollaro. Fra le materie prime, in lieve rialzo il prezzo del petrolio.

Mercato valute: come sta andando il cambio euro-dollaro?

Il mercato valutario evidenzia un Euro in forte crescita a 1,2093 sul dollaro. Prosegue dunque l’apprezzamento della moneta unica mentre il biglietto verde mostra la sua debolezza rispetto alle altre principali valute. Tra i motivi che spingono giù il dollaro, anche le incertezze sull’economia derivanti dall’impatto degli uragani nel Paese.

La moneta unica nel giro di trenta giorni è passata da 1,17 agli attuali 1,20 sul dollaro.

Biglietto verde in flessione anche nei confronti dello yen. Quest’ultimo viene scambiato su quotazioni massime dallo scorso novembre.

Da segnalare, sempre con riguardo al mercato forex, la moneta messicana, il peso, in forte calo dopo che il Paese è stato colpito nelle scorse ore da un terremoto.

Un ruolo di primo piano va dato anche ai bitcoin che hanno toccato un nuovo primato oltrepassando il prezzo di 4650 dollari.

Materie prime: oro e petrolio in rialzo

Il mercato delle materie prime ha registrato il forte rialzo dell’oro, salito nelle scorse ore ai massimi dell’anno, oltrepassando la soglia dei 1350 dollari. Al momento cresce ancora e si posiziona a 1354,27 dollari l’oncia, in progresso dello 0,33 per cento.

Nel dettaglio, il bene rifugio per eccellenza ha raggiunto nelle scorse ore livelli che non si verificavano da più di un anno, toccando il massimo di 1362 dollari l’oncia. Tra i motivi di questa repentina crescita, certamente l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, con le recenti provocazioni provenienti dallo Stato della Corea del Nord.

A consolidare il prezzo dell’oro anche il rafforzamento registrato dal cambio Euro Dollaro, a cui si aggiungono le preoccupazioni per l’impatto degli uragani alla crescita degli Stati Uniti ed i negativi dati macro diffusi dalla Cina nelle scorse ore, con la bilancia commerciale del paese in agosto che ha registrato risultati più bassi del mese di luglio e inferiori a quanto stimato dagli esperti.
Per quanto riguarda il petrolio, le quotazioni del Brent risultano in rialzo al momento dello 0,53 per cento a quota 54,78 dollari al barile mentre il prezzo del WTI è in calo dello 0,24 per cento a 48,97 dollari.

Da segnalare anche la chiusura in positivo per la quotazione dell’Argento, in progresso dell’1,15 per cento a 18,12 dollari l’oncia.

L’Opec ha rivisto al rialzo le previsioni sulla domanda globale di petrolio. L’organizzazione dei paesi produttori di greggio stima per il 2017 un incremento di 1,37 milioni di barili al giorno, tendenza che sarà confermata anche nel 2018 (+ 1,28 milioni di barili). Nel frattempo a luglio è aumentata la produzione di mezzo punto percentuale.

Petrolio produzione in crescita rispetto a Giugno

Il mese di luglio si è chiuso con la produzione di petrolio dei Paesi Opec in crescita dello 0,5 per cento a 32,87 milioni di barili al giorno, pari ad un rialzo di circa 172mila barili rispetto al precedente giugno.

La crescita della produzione è dovuta soprattutto agli incrementi registrati in paesi quali la Nigeria, la Libia e Arabia Saudita.

Una serie di dati che arrivano dopo che nei giorni scorsi gli stessi sauditi aveva invitato gli altri paesi Opec a rispettare i tagli sulla produzione decisi dal Cartello.

Rammentiamo che sia i paesi produttori che altri esterni all’Opec, tra cui la Russia, hanno raggiunto l’intesa di tagliare la produzione di petrolio di 1,8 milioni di barili al giorno, provando in tal modo a ridurre la sovrabbondanza di offerta e nel contempo puntando a far registrare una risalita dei prezzi.

Petrolio: previsioni domanda e scorte Usa

La domanda globale di greggio è prevista in aumento di 1,37 milioni di barili al giorno nell’anno in corso e di 1,28 milioni di barili nel 2018.

Si tratta delle nuove stime pubblicate dall’Opec nel suo report mensile. Riviste dunque al rialzo le previsioni sulla domanda mondiale di petrolio.

Da segnalare che l’incremento della produzione di petrolio americano negli ultimi mesi non ha permesso ai prezzi di crescere secondo quanto auspicato dai paesi del Cartello, rimanendo pressoché stabili, ad eccezione dello scorso mese quando si è registrata una flessione dell’output statunitense.

È infatti proseguita la contrazione delle scorte settimanali di greggio negli USA nelle ultime settimane. In base a quanto diffuso dal dipartimento dell’Energia statunitense (EIA), le scorte di petrolio a fine luglio 2017 sono scese di 6,5 milioni a 475,4 milioni di barili al giorno, più del consenso (2,7 milioni).

Le scorte di benzine sono invece cresciute di 3,4 milioni a 231,1 milioni di barili.

Quotazione Petrolio WTI

Al momento sui mercati internazionali il prezzo del Brent scende dello 0,67 per cento a 51,55 dollari al barile ed il WTI è in calo dello 0,76 per cento a 48,22 dollari.

 

Salgono i consumi ma crollano i prezzi del petrolio. Gli analisti stimano che le quotazioni registreranno un ulteriore calo nel 2018 verso i 30 dollari. Il greggio ha perso quasi il 16 per cento nelle ultime 3 settimane.

Petrolio scenari

Un’ultima seduta in rosso per i prezzi del petrolio. Il Brent scende sotto i 47 dollari ed il Wti americano a 45 dollari.

L’OPEC ha comunicato un incremento della produzione di 336.000 barili al giorno a quota 32,1 milioni. Il taglio previsto è di 1,2 milioni di barili al giorno, più i 600mila barili degli altri paesi produttori esterni al cartello, fra cui la Russia.

Salgono i consumi di greggio ma proseguono i forti ribassi delle quotazioni.

Sulla base dell’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia, nel 2018 è stimata una crescita della domanda globale di 1,4 milioni di barili al giorno. Nella seconda metà del prossimo anno, per la prima volta sarà oltrepassata la barriera dei 100 milioni di barili.

Malgrado ciò, la produzione di greggio dei paesi al di fuori dell’OPEC è prevista in rialzo a 1,5 milioni di barili, più della domanda, a seguito del nuovo boom dello shale oil statunitense.

Gli esperti sottolineano che il rapporto tra la domanda e l’offerta di greggio rimarrebbe dunque invariato, sugli stessi livelli del 2017, sempre a condizione che i paesi dell’OPEC decidano di prorogare ulteriormente il taglio della produzione anche per il prossimo anno (attualmente l’intesa è prevista fino a marzo del 2018).

Per questa serie di motivi, diversi autorevoli analisti di banche d’affari prevedono che le quotazioni di petrolio il prossimo anno scenderanno nel range di 30-35 dollari al barile.

Petrolio quotazioni

Nel frattempo l’Opec continua a perdere quote di mercato ma senza riscontrare alcun beneficio, in quanto il prezzo del petrolio continua a scendere.

Pur a fronte di una domanda attesa in crescita a livelli record, l’aumento della produzione dello shale oil americano influisce negativamente sui calcoli programmati dall’Organizzazione.
L’aumento dei consumi stimato dalla Agenzia internazionale dell’energia è pari a 1,4 milioni di barili al giorno ed è probabile che venga soddisfatto per la maggior parte da Stati Uniti, Brasile e Canada, ovvero paesi esterni al cartello.

Dall’accordo Opec dello scorso 25 maggio, le quotazioni del petrolio hanno perso quasi il 16 per cento.

Nel frattempo i prezzi del greggio continuano a scendere sui mercati internazionali. Oggi il Brent perde lo 0,17 per cento a quota 46.92 dollari ed il WTI è in calo dello 0,45 per cento a 44.53 dollari.

Mercati del petrolio in rialzo dopo le ultime indiscrezioni sull’ipotesi di una estensione dei tagli sulla produzione anche nella seconda parte dell’anno e fino a marzo del 2018. Cresce nel frattempo l’attesa degli investitori in vista della riunione dell’Opec in programma giovedì 25 maggio.

Petrolio quotazioni

L’Opec sta valutando la possibilità di estendere la strategia di riduzione della produzione di petrolio anche nel secondo semestre del 2017 o fino a marzo del 2018.

Sono gli ultimi rumors in previsione dell’importante meeting che si terrà il 25 maggio tra i paesi produttori di petrolio.
I future sul Wti con scadenza a luglio hanno chiuso la scorsa settimana in rialzo di oltre 5 punti percentuali a quota 50,67 dollari come anche i future sul Brent a 53,76 dollari (+5,3 per cento).

Tra gli altri motivi che hanno spinto in alto le quotazioni di petrolio nei giorni scorsi, l’intesa raggiunta tra due fra i più importanti produttori mondiali di greggio, Arabia Saudita e Russia, per il prolungamento degli attuali tagli alla produzione fino al mese di marzo 2018.

Gli investitori sono stati colti di sorpresa alla notizia, in quanto finora si era sempre parlato di una estensione di sei mesi e non di nove mesi come sarebbe invece stato siglato fra russi e sauditi.
Una ulteriore spiegazione della salita dei prezzi anche la pubblicazione da parte degli enti governativi Usa di una contrazione delle riserve di greggio statunitensi, benzina e distillati per la sesta settimana consecutiva.

Petrolio previsioni

Gli Stati Uniti hanno reso noto un aumento del 10 per cento della produzione di petrolio Usa dalla fine del semestre dello scorso anno, con un dato complessivo in crescita a 9,3 milioni di barili giornalieri.
In rialzo anche il numero delle piattaforme di estrazione di greggio e gas naturale, un totale di 901 unità (720 petrolio, 181 gas), un dato più che raddoppiato rispetto ai poco più di 400 pozzi dell’analogo periodo dello scorso anno.

Per quanto riguarda le previsioni per questo inizio settimana, gli analisti stimano una ulteriore crescita dei prezzi, in vista anche della riunione dell’Opec di giovedì 25 maggio.


Si attende la ratifica dell’accordo sull’estensione dei tagli, compresa nell’intervallo 6-9 mesi, una decisione che dovrebbe portare ad un incremento delle quotazioni del greggio.

Al momento il Brent è in crescita dello 0,8 per cento a 54,04 dollari al barile mentre il Wti sale dello 0,87 per cento a quota 51,11 dollari.

Tagliare la produzione di petrolio per evitare prezzi ancora più bassi. Il 25 maggio importante meeting dei paesi Opec per decidere se ridurre le quote di greggio. Per gli analisti di Goldman Sachs è il momento di comprare.

Prezzo petrolio

Il prossimo 25 maggio è in programma l’atteso incontro tra i paesi produttori dell’Opec per stabilire se tagliare o meno le quote di petrolio.

Per la seconda volta nell’arco di un anno saranno chiamati a deliberare su una nuova riduzione delle quote, con il chiaro intento di spingere verso l’alto i prezzi, calati nel corso delle ultime sedute al di sotto dei 50 dollari per il Wti e poco sopra tale soglia per il Brent. I paesi produttori, dopo il taglio dello scorso novembre, non hanno ottenuto i risultati sperati. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nella debole domanda di materie prime delle economie emergenti rispetto a qualche anno fa.
Altra causa sono i giacimenti di “shale oil” (estrazione di greggio da rocce o sabbie) sfruttati negli Stati Uniti in maniera più intensa nell’ultimo periodo.

La crescita della produzione in realtà non si è mai fermata. Ecco perché si dovrebbe andare verso un prolungamento dei tempi dell’accordo sui tagli anche nella seconda parte dell’anno, con il coinvolgimento di diversi paesi esterni al cartello, in primis la Russia.

Gli analisti però mettono in guardia da una eccessiva discesa dei prezzi del greggio, una lama a doppio taglio per alcuni paesi che al di sotto di un certo livello non riuscirebbero a far quadrare i conti, con spese di estrazione superiori ai profitti.

A tal proposito gli esperti del Fondo monetario internazionale hanno evidenziato che un livello attuale dei prezzi potrebbe essere sostenuto nel lungo periodo soltanto dal Kuwait. Ci andrebbero vicini Iran, Iraq e Qatar mentre Algeria, Libia e Arabia Saudita avrebbero difficoltà a generare profitti.

Andamento petrolio: Goldman Sachs

È comunque quasi certo l’accordo su nuovi tagli e secondo Goldman Sachs i prezzi sono destinati a salire. Gli analisti della banca d’affari americana sostengono che proprio ora è il momento di investire.

Gli esperti statunitensi nei giorni scorsi hanno infatti diffuso un report in cui si prevede un incremento delle quotazioni del 13,3 per cento nel prossimo trimestre e del 12,2 per cento nel 2018.
Per chi è intenzionato a investire nel greggio, è il momento favorevole per farlo.

In mattinata il prezzo del Brent è in rialzo del 2,14 per cento a 51,93 dollari al barile mentre il WTI è in crescita del 2,22 per cento a 48,9 dollari.

La previsione del prezzo del greggio è, da sempre, uno degli esercizi più difficili per gli analisti. Vi sono però dei punti fermi che aiutano gli operatori della finanza, come l’accordo dell’Opec siglato nel 2016, che ha indotto il taglio della produzione e il conseguente aumento del prezzo della materia prima. Il petrolio si assesta oggigiorno a 55 dollari al barile contro i 30 del 2016, ma vi sono molti fattori complementari che meritano di essere considerati, su tutti l’ammodernamento delle tecnologie impiegate per estrarlo, che permettono a Stati quali gli USA di produrre il greggio con prezzi di poco superiori ai 50 dollari per barile.

Quotazione Petrolio in tempo reale

Perché investire nel petrolio nel 2017?

Il petrolio si propone come una materia prima fondamentale nel mercato finanziario, perché dal suo valore dipendono molte altre asset class quali, ad esempio, l’equity. La crescita del prezzo dell’oro nero induce, molto spesso, a una salita molto importante degli indici azionari e nella corsa al petrolio vi sono degli spunti di grande interesse da cogliere, che non fotografano solamente la situazione economica del mondo, ma anche gli equilibri socioeconomici dei singoli Stati e le loro ripercussioni a livello ambientale.

L’aumento del prezzo del petrolio indica, come la storia insegna, che gli investitori stanno vivendo un periodo di ottimismo, ovvero che stanno scommettendo su un periodo di crescita a livello globale. Se le aspettative rimangono deluse per ragioni varie, il prezzo della materia prima potrebbe scendere. Numerosi sono però gli analisti che scommettono sull’aumento del prezzo del petrolio, a seguito di un’ondata di ottimismo che sta interessando i mercati finanziari di tutto il mondo.

Alla base dell’aumento del prezzo non vi sono solo gli accordi dell’Opec, che hanno tagliato la produzione, ma la presa di coscienza che i nuovi sistemi di estrazione statunitensi sono in grado di abbattere i costi e quindi di produrre una materia prima a costo conveniente. Tradotta nella realtà, l’offerta di petrolio è abbondante ma serve un equilibrio che gli Stati produttori stanno cercando di mantenere per non immettere troppo petrolio sul mercato e non fare abbassare ulteriormente i costi.

L’equilibrio si traduce nella scelta di ‘tagliare fuori’ dai giochi i produttori minori e di concentrare la produzione solo fra i big del mondo, quindi l’America, la Russia e gli Stati Arabi. Il sistema di produzione è oggigiorno efficiente e il mercato deve pensare a dei sistemi di adeguamento perché il petrolio non è solo una materia prima, ma il simbolo dell’economia internazionale.

Ai fini degli investimenti personali, il prezzo del petrolio permette di comprendere quale è la situazione globale dei mercati, ma gli analisti sottolineano di diversificare i patrimoni perché l’andamento del greggio potrebbe riservare sorprese anche inconsuete. Sì, quindi, all’investimento nelle materie prime di valore, ma attenzione alla diversificazione del portafoglio di azioni, l’unica arma che gli investitori hanno a loro disposizione per cavalcare al meglio il mercato e le sue oscillazioni.