Fisco e tasse

Chi presenta la dichiarazione dei redditi tramite modello 730 o modello Redditi ex Unico può anche presentare la dichiarazione figli a carico. Vale a dire per tutte quelle spese che il contribuente ha sostenuto nel corso dell’anno precedente per i figli a carico, anche portatori di handicap. Vediamo dunque di seguito come funziona la detrazione dei figli a carico e come calcolarla.

Cos’è la detrazione figli a carico

La detrazione figli a carico viene regola dall’articolo 12 del TIUR e dispone tutto quanto riguarda i termini e le condizioni per il riconoscimento della detrazione figli a carico. Per questi ultimi si intende i figli considerati fiscalmente a carico dei genitori, purché il proprio reddito complessivo IRPEF non superi 2.840,51 euro lordi.

Non incidono pertanto età, livello di istruzione, tirocini gratuiti, se convive coi genitori o sia domiciliato all’estero. o dal fatto che conviva o meno con i genitori o se si trova all’estero. Nei 2.840,51 euro vengono presi in considerazione i redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF, soggetto a tassazione ordinaria. Pertanto, si escludono quelli a tassazione separata, soggettati a ritenuta a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

Le detrazioni saranno calcolate in base a 4 fattori:

  • Ammontare del reddito del genitore;
  • Età del figlio;
  • Presenza di figli con handicap;
  • Numero dei figli.

Detrazione figli a carico: quali sono gli importi 2017

Per quanto concerne l’anno in corso, la detrazione figli a carico 2017 è la seguente a seconda dei casi:

  • dagli 800 ai 950 euro, per ogni figlio che abbia 3 o più anni
  • dai 900 ai 1.220 euro, per ogni figlio che abbia meno dei 3 anni;
  • dai 220 ai 400 euro, per ogni figlio portatore di handicap.

Con le nuove disposizioni, la privacy sarà garantita anche per i figli affidati, inserendo solo il loro quantitativo e non il loro codice fiscale.

Come si calcola detrazione figli a carico

Il calcolo della detrazione figli a carico avviene in base all’importo della detrazione base moltiplicata per il quoziente tra 95 mila euro reddito teorico, meno il reddito complessivo. Il risultato finale viene diviso per 95 mila euro. Qualora vi siano più figli presenti, i 95 mila euro sono aumentati di 15 mila euro per ogni figlio ulteriore. Indi per cui, la detrazione fiscale per i figli a carico è da considerarsi inversamente proporzionale al reddito complessivo. L’ultimo livello è pari a zero per i redditi più alti.

Facciamo un esempio:

Il contribuente ha un figlio a carico di 2 anni con un reddito complessivo IRPEF di 25.000 mila euro. Avremo così 1220,00 euro moltiplicato per la differenza tra 95 mila e 25 mila euro, diviso per 95 mila euro. La detrazione figlio a carico sarà di 898,94 euro.

Detrazione figli a carico, la situazione nel 2017

Quest’anno è previsto un aumento per le detrazioni Irpef per i figli a carico, di genitori dipendenti e pensionati. Ma anche una modifica al decreto legge numero 70 del 2011, riguardante l’eliminazione dell’obbligo da parte dei contribuenti che vogliono beneficiare delle detrazioni di dover comunicare ogni anno al sostituto d’imposta i dati relativi alle detrazioni. Infatti, i dati sono validi anche per le dichiarazioni successive, tranne i casi nei quali si verifichino cambiamenti che rendono necessarie nuove presentazioni della comunicazione. Si pensi ad eventi come la nascita o la morte di un figlio, o che un figlio abbia cambiato la propria situazione reddituale. Per cui abbia superato la suddetta soglia e sia considerato non più a carico. In caso di mancata comunicazione, sono previste per il contribuente multe che possono andare dai 258 euro ai 2065 euro. Così come previsto dal decreto legislativo n. 471 del 1997.

In questi anni, sono stati introdotti nuovi meccanismi per controllare e verificare la veridicità delle dichiarazioni sulle detrazioni come la nascita del modello 730 precompilato.

Detrazione figli a carico: come si calcola per genitori separati

Dato l’alto numero di separati e divorziati, diventa anche utile chiedersi come funziona la detrazione figli a carico per i genitori divorziati o separati. Vediamo le varie casistiche:

  • Genitori non legalmente ed effettivamente separati: la detrazione in questo caso viene divisa per metà ciascuno, o assegnata del tutto al partner che gode del reddito complessivo più elevato
  • Separazione legale ed effettiva, annullamento del matrimonio o divorzio: in questo caso viene attribuita al genitore affidatario, almeno che non si sia raggiunto un accordo differente tra le parti
  • Genitori separati con affidamento congiunto o condiviso: la detrazione viene ripartita a entrambi per metà ciascuno, almeno che non venga raggiunto un accordo differente che dia la detrazione al genitore che beneficia del reddito più alto
  • Genitori ancora coniugati: anche in questo caso, metà per genitore o il totale a chi gode del reddito complessivo più alto
  • Genitori Separati: totale al genitore che ha avuto l’affidamento del figlio, o metà ciascuno tra i genitori nel caso in cui sia stato attribuito un affidamento congiunto o condiviso. O, ancora, anche in questo caso il totale della detrazione va al genitore che gode del reddito complessivo più alto tra i due. E infine, qualora sia presente un genitore incapiente, la detrazione spetta completamente ad egli a prescindere dalla sua situazione reddituale
  • Genitori Non Sposati: in questa casistica, si procede con quanto previsto nei casi di genitori separati. Qualora manchi un provvedimento per l’affidamento dei figli, si applica in automatico quanto previsto per i coniugi coniugati

Il governo ha approvato il decreto per la proroga dal 31 marzo al 21 aprile della scadenza della domanda di rottamazione delle cartelle esattoriali. Equitalia e agli altri enti di riscossione avranno più tempo per rispondere ai contribuenti: non più il 31 maggio ma entro il 15 giugno.

Equitalia rottamazione cartelle 2017

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che proroga dal 31 marzo al 21 aprile 2017 la scadenza della domanda di rottamazione per le cartelle esattoriali.

In questo modo vengono spostati anche i termini entro cui Equitalia e gli altri enti di riscossione dovranno rispondere ai contribuenti: non più il 31 maggio ma il prossimo 15 giugno.

Chi decide di aderire alla rottamazione delle cartelle dovrà sborsare l’ammontare residuo del debito senza né sanzioni né interessi di mora.

In generale la rottamazione può essere richiesta per tutti i debiti che sono stati affidati all’ente di riscossione entro il 31 dicembre 2016. Imposte e tasse come Iva, Irpef, bolli auto, tributi locali, (Imu, Ici, tassa rifiuti, etc), multe stradali, contributi previdenziali Inps.

Sanatoria Equitalia: numeri

Una sanatoria che può portare a risparmi anche fino al 50%. Si tratta di una definizione agevolata che ha avuto inizio il 4 novembre 2016. Dallo scorso dicembre rappresenta una opportunità per tutti i contribuenti in seguito alla pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta ufficiale.

È possibile sanare anche i debiti che si hanno nei confronti del fisco e affidati agli enti di riscossione nel corso del 2016. In base ai numeri forniti dalla stessa Equitalia, dall’avvio della procedura agevolata sono state circa 600mila le istanze presentate all’ente di riscossione.

Come sottolineato dalla società tramite una nota ufficiale, si tratta di una operazione straordinaria che impegna tutte le strutture del gruppo ed i 200 sportelli sparsi sul territorio nazionale. Numerose infatti le richieste dei contribuenti in questi mesi e per tale motivo sono state assegnate altre 500 risorse al personale addetto alle relazioni con il pubblico, in particolar modo nelle grandi città.

Delle circa 600mila domande presentate ad Equitalia, quasi la metà dei contribuenti (il 49,6 per cento) ha fatto uso dei servizi online del portale Equitalia, di e-mail o posta elettronica certificata. Il 48,9 per cento ha invece preferito rivolgersi personalmente alla rete degli sportelli fisici mentre il restante 1,5 per cento ha scelto canali di comunicazione più tradizionali (posta ordinaria, raccomandata). I dati sono aggiornati al 23 marzo 2016 su un totale di 598.988 domande presentate all’ente di riscossione.