Petrolio
Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto di petra, "roccia", e oleum, "olio", cioè "olio di roccia"[1]), anche detto oro nero, è un liquido infiammabile, viscoso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all'arancione, che si trova in alcuni giacimenti dentro gli strati superiori della crosta terrestre.È detto greggio o grezzo il petrolio così come viene estratto dai giacimenti, cioè prima di subire qualsiasi trattamento teso a trasformarlo in successivi prodotti lavorati. Quasi sempre ha una massa volumica inferiore a quella dell'acqua. È composto da una miscela di vari idrocarburi, sostanze formate solo da idrogeno e carbonio (in prevalenza alcani, ma con variazioni nell'aspetto, nella composizione e nelle proprietà fisico-chimiche).

Prezzo e quotazione del petrolio in tempo reale

Tagliare la produzione di petrolio per evitare prezzi ancora più bassi. Il 25 maggio importante meeting dei paesi Opec per decidere se ridurre le quote di greggio. Per gli analisti di Goldman Sachs è il momento di comprare.

Prezzo petrolio

Il prossimo 25 maggio è in programma l’atteso incontro tra i paesi produttori dell’Opec per stabilire se tagliare o meno le quote di petrolio.

Per la seconda volta nell’arco di un anno saranno chiamati a deliberare su una nuova riduzione delle quote, con il chiaro intento di spingere verso l’alto i prezzi, calati nel corso delle ultime sedute al di sotto dei 50 dollari per il Wti e poco sopra tale soglia per il Brent. I paesi produttori, dopo il taglio dello scorso novembre, non hanno ottenuto i risultati sperati. Il motivo è da ricercarsi soprattutto nella debole domanda di materie prime delle economie emergenti rispetto a qualche anno fa.
Altra causa sono i giacimenti di “shale oil” (estrazione di greggio da rocce o sabbie) sfruttati negli Stati Uniti in maniera più intensa nell’ultimo periodo.

La crescita della produzione in realtà non si è mai fermata. Ecco perché si dovrebbe andare verso un prolungamento dei tempi dell’accordo sui tagli anche nella seconda parte dell’anno, con il coinvolgimento di diversi paesi esterni al cartello, in primis la Russia.

Gli analisti però mettono in guardia da una eccessiva discesa dei prezzi del greggio, una lama a doppio taglio per alcuni paesi che al di sotto di un certo livello non riuscirebbero a far quadrare i conti, con spese di estrazione superiori ai profitti.

A tal proposito gli esperti del Fondo monetario internazionale hanno evidenziato che un livello attuale dei prezzi potrebbe essere sostenuto nel lungo periodo soltanto dal Kuwait. Ci andrebbero vicini Iran, Iraq e Qatar mentre Algeria, Libia e Arabia Saudita avrebbero difficoltà a generare profitti.

Andamento petrolio: Goldman Sachs

È comunque quasi certo l’accordo su nuovi tagli e secondo Goldman Sachs i prezzi sono destinati a salire. Gli analisti della banca d’affari americana sostengono che proprio ora è il momento di investire.

Gli esperti statunitensi nei giorni scorsi hanno infatti diffuso un report in cui si prevede un incremento delle quotazioni del 13,3 per cento nel prossimo trimestre e del 12,2 per cento nel 2018.
Per chi è intenzionato a investire nel greggio, è il momento favorevole per farlo.

In mattinata il prezzo del Brent è in rialzo del 2,14 per cento a 51,93 dollari al barile mentre il WTI è in crescita del 2,22 per cento a 48,9 dollari.

La previsione del prezzo del greggio è, da sempre, uno degli esercizi più difficili per gli analisti. Vi sono però dei punti fermi che aiutano gli operatori della finanza, come l’accordo dell’Opec siglato nel 2016, che ha indotto il taglio della produzione e il conseguente aumento del prezzo della materia prima. Il petrolio si assesta oggigiorno a 55 dollari al barile contro i 30 del 2016, ma vi sono molti fattori complementari che meritano di essere considerati, su tutti l’ammodernamento delle tecnologie impiegate per estrarlo, che permettono a Stati quali gli USA di produrre il greggio con prezzi di poco superiori ai 50 dollari per barile.

Quotazione Petrolio in tempo reale

Perché investire nel petrolio nel 2017?

Il petrolio si propone come una materia prima fondamentale nel mercato finanziario, perché dal suo valore dipendono molte altre asset class quali, ad esempio, l’equity. La crescita del prezzo dell’oro nero induce, molto spesso, a una salita molto importante degli indici azionari e nella corsa al petrolio vi sono degli spunti di grande interesse da cogliere, che non fotografano solamente la situazione economica del mondo, ma anche gli equilibri socioeconomici dei singoli Stati e le loro ripercussioni a livello ambientale.

L’aumento del prezzo del petrolio indica, come la storia insegna, che gli investitori stanno vivendo un periodo di ottimismo, ovvero che stanno scommettendo su un periodo di crescita a livello globale. Se le aspettative rimangono deluse per ragioni varie, il prezzo della materia prima potrebbe scendere. Numerosi sono però gli analisti che scommettono sull’aumento del prezzo del petrolio, a seguito di un’ondata di ottimismo che sta interessando i mercati finanziari di tutto il mondo.

Alla base dell’aumento del prezzo non vi sono solo gli accordi dell’Opec, che hanno tagliato la produzione, ma la presa di coscienza che i nuovi sistemi di estrazione statunitensi sono in grado di abbattere i costi e quindi di produrre una materia prima a costo conveniente. Tradotta nella realtà, l’offerta di petrolio è abbondante ma serve un equilibrio che gli Stati produttori stanno cercando di mantenere per non immettere troppo petrolio sul mercato e non fare abbassare ulteriormente i costi.

L’equilibrio si traduce nella scelta di ‘tagliare fuori’ dai giochi i produttori minori e di concentrare la produzione solo fra i big del mondo, quindi l’America, la Russia e gli Stati Arabi. Il sistema di produzione è oggigiorno efficiente e il mercato deve pensare a dei sistemi di adeguamento perché il petrolio non è solo una materia prima, ma il simbolo dell’economia internazionale.

Ai fini degli investimenti personali, il prezzo del petrolio permette di comprendere quale è la situazione globale dei mercati, ma gli analisti sottolineano di diversificare i patrimoni perché l’andamento del greggio potrebbe riservare sorprese anche inconsuete. Sì, quindi, all’investimento nelle materie prime di valore, ma attenzione alla diversificazione del portafoglio di azioni, l’unica arma che gli investitori hanno a loro disposizione per cavalcare al meglio il mercato e le sue oscillazioni.

Un taglio di 221 mila barili al giorno da parte dei paesi OPEC già a dicembre ma il prezzo del petrolio è in calo sui mercati in seguito a possibili aumenti della produzione Usa. L’eccesso di oro nero si riduce ma per far diminuire le scorte, gli stessi tecnici dell’organizzazione prevedono più ampi tagli nel corso della seconda parte dell’anno.

Petrolio: produzione e prezzo in calo

L’intesa dell’Opec inizia a dare i suoi frutti e la produzione di petrolio è in calo. È quanto contenuto nel rapporto mensile della stessa Organizzazione dei Paesi produttori di greggio, nella quale si evidenzia che è scesa di 221 mila barili al giorno nel mese di dicembre, dopo lo storico accordo siglato il 30 novembre a Vienna dagli stessi membri del cartello.

Si prevede una diminuzione dell’offerta di 1,2 milioni di barili al giorno, a cui bisogna aggiungere ulteriori 558 mila barili dei 12 Paesi esterni all’organizzazione, tra cui la “potente” Russia.

Dal documento si evince che il taglio maggiore è stato eseguito dall’Arabia Saudita, con una riduzione di 149 mila barili al giorno e una produzione che si è attestata a 10,47 milioni.

L’Opec ha messo in risalto che la recente collaborazione tra i paesi membri ed esterni al cartello è basilare non soltanto per il mercato del petrolio ma rappresenta un importante segnale per l’economia globale.

Il prezzo del petrolio è cresciuto di circa il 20 per cento lo scorso dicembre, superando la soglia dei 50 dollari, con il guadagno mensile più elevato degli ultimi 5 anni (marzo 2011).

Crescono però i timori in merito all’output degli Stati Uniti, con l’Opec che ha aggiornato le sue stime a 230 mila barili al giorno, per toccare i 13,7 milioni di barili nel 2017.

Quotazione Petrolio

Petrolio: tagli Opec non sufficienti

Calano le scorte dell’Opec, diminuisce l’eccesso di petrolio ma i tecnici della stessa organizzazione prevedono che sarà necessario ampliare i tagli di produzione anche nel corso della seconda parte del 2017.

È quanto contenuto nel consueto rapporto mensile dell’Opec, in pratica contrastando quanto sostenuto nei giorni scorsi dal primo ministro dell’energia saudita, Khaled Al Falih, ovvero ritenere inutile prolungare oltre i sei mesi i tagli decisi dalla stessa organizzazione e dai paesi esterni al cartello, raggiungendo una posizione di equilibrio entra l’estate e con una domanda di petrolio che tornerà ad aumentare nella seconda metà dell’anno.

Ulteriori tagli e le prospettive di un probabile aumento della produzione di greggio negli USA portano il Brent a scendere dell’1,44 per cento a 54,65 dollari e il Wti dell’1,43 per cento a 51,70 dollari al barile.

A sorpresa il Cartello dei produttori di petrolio dell’Opec trova un accordo insperato alla vigilia e sottoscrive un taglio della produzione di greggio di 1,2 milioni di barili al giorno, a quota 32,5 milioni. Prevista una riduzione dei volumi anche per i paesi esterni all’Organizzazione, pari a 600 mila barili giornalieri, di cui 300 mila a carico della Russia.

Opec: trovato accordo

Le speranze di trovare un accordo tra i paesi Opec per un taglio alla produzione sembravano ormai ridotte al lumicino ma dopo mesi di trattative si è riusciti finalmente a raggiungere un compromesso.

È stata dunque accolta la proposta dell’Arabia Saudita di ridurre la produzione di greggio a un livello di 32,5 milioni di barili al giorno. Attuato quindi un taglio di 1,2 milioni di barili.

È quanto annunciato dal presidente dell’Opec, il ministro del petrolio del Qatar, Mohammed Bin Saleh Al-Sada.

Lo stesso numero uno dell’Organizzazione dei produttori di greggio ha sottolineato che l’accordo non riguarda soltanto i paesi all’interno del cartello ma anche quelli “esterni”. Questi ultimi hanno aderito all’intesa che prevede una riduzione di circa 600 mila barili al giorno. Quasi la metà della contrazione dell’output sarà a carico della Russia.

Petrolio : andamento quotazione

Petrolio: nuove quote produzione

Le nuove quote all’interno dell’Opec prevedono una Arabia Saudita che taglierà la produzione di 486 mila barili di greggio al giorno, passando da un volume attuale di 10,6 milioni a circa 10,1 milioni.

Nel dettaglio e in ordine decrescente, l’Iraq taglierà 210 mila barili giornalieri, gli Emirati Arabi Uniti 139 mila barili, il Kuwait 131 mila barili, il Venezuela 95 mila barili, l’Angola 87mila barili, l’Algeria 50 mila barili, il Qatar 30 mila barili, l’Ecuador 26 mila barili e il Gabon 9 mila barili.

Per quanto riguarda invece la Libia e la Nigeria, sono state escluse dall’obbligo di riduzione dell’output.

Soltanto all’Iran è stato concesso di accrescere la produzione a un livello pari a 3,97 milioni di barili al giorno.

Da segnalare la particolare situazione dell’Indonesia che ha annunciato l’autosospensione dall’Organizzazione, in quanto contraria ad una diminuzione del proprio livello produttivo.

Ricordiamo che la produzione di Giacarta è pari a 750mila barili al giorno e in caso di uscita dal Cartello, la riduzione appena pattuita all’interno dell’Opec si rivelerebbe piuttosto esigua.

In ogni caso l’accordo trovato dall’Organizzazione nel summit di ieri a Vienna rappresenta il primo taglio effettuato dal 2008. Per tale motivo viene valutato positivamente dagli investitori.

Dopo la diffusione della notizia sull’intesa, il Brent ha registrato un rialzo di oltre il 9 per cento a quota 51,68 dollari al barile e il Wti è salito di 8,8 punti a 49,23 dollari.

 

 

Petrolio: intesa sul taglio della produzione più vicina. L’Arabia Saudita crede nell’accordo con gli altri membri dell’Opec per una riduzione dell’output a 32,5 milioni di barili al giorno. Gli analisti prevedono un immediato rialzo dei prezzi del greggio in caso di buon esito delle trattative.

Petrolio taglio produzione

Un accordo sul taglio alla produzione di petrolio. È questo l’obiettivo del più grande esportatore di greggio. Secondo le ultime indiscrezioni, Riyad in queste ore è particolarmente attiva su tale tema e starebbe cercando di spingere, sia gli altri membri dell’Opec che quelli al di fuori del Cartello, verso una riduzione complessiva della produzione dell’1,6 per cento. In pratica si darebbe seguito a quanto deciso nello scorso meeting dell’OPEC in Algeria, con un taglio a quota 32,5 milioni di barili al giorno, ovvero una riduzione di oltre un milione di barili rispetto a quanto registrato nell’ultimo mese di ottobre.

Una serie di trattative che coinvolgono anche i paesi non-membri, ai quali sarebbe stata richiesta una contrazione intorno a 500 mila barili al giorno.

Risulta basilare raggiungere un accordo anche con i paesi esterni al cartello, altrimenti il taglio programmato per i paesi OPEC potrebbe risultare vanificato in caso di un aumento di capacità dei volumi da parte dei produttori al di fuori all’organizzazione.

Quotazione Petrolio : grafico prezzo

Russia: “sì” congelamento, “no” tagli

Riyad è dunque particolarmente attiva nel trovare una soluzione che però starebbe incontrando alcune opposizioni, in primis da parte di Iran e Iraq, per quanto riguarda i paesi all’interno dell’OPEC.

Tenaci resistenze provengono anche dalla Russia, con il ministro dell’Energia, Alexandre Novak, che ha espresso nelle ultime ore la posizione del paese: “sì” a un congelamento, “no” a un taglio della produzione.

Novak ha tenuto comunque a sottolineare che le stime sulla produzione nel 2017 sono destinate a salire e congelando la produzione sulla base dei volumi attuali, effettivamente si assisterebbe a “un taglio di 200-300 mila barili al giorno”. È evidente una “non chiusura totale” da parte della Russia, interessata a raggiungere un valido compromesso.

La Russia nel frattempo ha intavolato anche una serie di trattative con altri paesi esterni all’Opec, come ad esempio il Kazakistan ed il Messico. Per il momento nessun negoziato è stato aperto con gli Stati Uniti.

Secondo una parte degli analisti sono effettivamente concrete la possibilità che il prossimo 30 novembre, giorno in cui si terrà l’atteso meeting di Vienna, si arrivi ad una intesa sul taglio di 1 milione di barili al giorno. In caso di esito favorevole delle trattative, è stimato un rialzo immediato del prezzo del greggio di oltre 2 dollari al barile.