Petrolio: previsioni ribassiste per la fine dell’anno

Gli analisti di J.P. Morgan prevedono un ritorno del prezzo del petrolio a 50 dollari al barile entro la fine dell’anno. Nel frattempo l’Opec e la Russia collaborano su un nuovo progetto pluriennale sui tagli alla produzione.

Petrolio quotazioni in ribasso

Il sostenuto livello di produzione dello shail oil americano rappresenterà il motivo per cui nel corso dei prossimi mesi il prezzo del petrolio intraprenderà una nuova fase ribassista che lo porterà ad oscillare in area 50 dollari. È quanto previsto dagli analisti della banca d’affari J.P. Morgan.
Un incremento delle estrazioni negli Stati Uniti che associato al miglioramento della redditività delle trivellazioni, determinerà l’inizio di una nuova fase ribassista dei prezzi entro fine anno.

Novità anche in merito ai tagli produttivi promossi dall’Opec, grazie a cui il prezzo del greggio ha ripreso quota portandosi al di sopra dei 70 dollari: potrebbe essere rivisto nel corso delle prossime settimane.


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Concordi con le stime di J.P. Morgan anche gli analisti di Barclays che prevedono un ribasso delle quotazioni entro fine anno intorno ai 56-57 dollari per il Brent.

La durata dell’accordo tra i paesi del cartello e gli altri produttori esterni, tra cui la Russia, sarà valido fino a dicembre 2018. Al riguardo emergono importanti novità: il principe saudita Mohammed Bin Salman ha rivelato la possibilità di una estensione dell’accordo su scala pluriennale.

Petrolio, Opec e Russia intesa nuovi tagli

L’Opec e la Russia prospettano il raggiungimento di una nuova intesa sull’offerta di petrolio su base decennale.

Il principe saudita Mohammed Bin Salman ha annunciato un possibile accordo valido per i prossimi 10-20 anni. L’intento è di costituire un cartello che controlli almeno la metà dell’offerta mondiale di greggio.

È risaputo che gli Usa, grazie allo shale oil, non dipendono come in passato dalle forniture estere di greggio, con un conseguente calo delle importazioni, soprattutto dall’Arabia Saudita. I dati sulla produzione dell’oro nero americano rivelano che è aumentata di circa il 25 per cento nel corso degli ultimi due anni, oltrepassando la quota di 10 milioni di barili al giorno.

Nel frattempo la divisione del Dipartimento dell’Energia statunitense (EIA) ha comunicato che nell’ultima settimana l’output del Nord America ha toccato il nuovo record di 10,43 milioni di barili giornalieri, un risultato superiore al consenso del mercato.

Al momento il prezzo del Brent è in rialzo dello 0,55 per cento a quota 68,01 dollari mentre il WTI è in progresso dello 0,46 per cento a 63,3 dollari al barile.

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