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Introdotta a partire dal 1996 con la Legge 335 del 1995 al fine di assicurare una tutela previdenziale a categorie di lavoratori fino ad allora escluse, i liberi professionisti devono iscriversi alla Gestione Separata, un fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati. Infatti, la Gestione Separata raccoglie i contributi previdenziali dei professionisti che non hanno una cassa previdenziale di riferimento (lavoratori autonomi, incaricati alla vendita a domicilio, lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, lavoratori autonomi occasionali). Ad oggi sono attive quasi un milione di posizioni, di cui circa 350.000 professionisti con Partita Iva ed il numero è in costante crescita ogni anno. Vediamo che cos’è e come funziona la Gestione Separata.

Gestione Separata: chi si può iscrivere?

L’iscrizione alla Gestione Separata è rivolta ai liberi professionisti senza cassa titolari di Partita IVA e a quelli con albo o cassa che, contemporaneamente all’attività professionale, svolgono anche un’altra attività di lavoro coperta da contribuzione. Inoltre, sono tenuti ad iscriversi anche:

  • i venditori a domicilio con contratto di lavoro autonomo, ma con una soglia di esenzione di 5.000 euro annui
  • i beneficiari di borse di studio per la frequenza dei corsi di dottorato di ricerca,
  • gli spedizionieri doganali non dipendenti
  • i beneficiari di assegni per attività di tutorato, didattico-integrative, propedeutiche e di recupero
  • coloro che esercitano una collaborazione coordinata e continuativa, se il reddito professionale è inferiore a 5.000 euro e se la durata della prestazione occasionale è inferiore a 30 giorni l’anno
  • i lavoratori autonomi occasionali che non hanno l’obbligo di iscriversi ad un’autonoma Cassa di previdenza e il cui reddito imponibile abbia superato la soglia di 5.000 euro nell’anno solare
  • i pensionati che svolgono collaborazioni coordinate e continuative.

Coloro che percepiscono compensi derivanti da diritti d’autore e indennità per cessazione di rapporti di agenzia non sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata.

Iscrizione Gestione Separata: requisiti professionali

Liberi Professionisti e Autonomi senza Cassa di Previdenza e senza Albo sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata. Ulteriori requisiti professionali richiesti per iscriversi alla Gestione Separata sono ascrivibili allo svolgimento di un’attività a contenuto artistico o professionale, autonoma, abituale e professionale, senza natura di impresa e senza vincoli di subordinazione e in modo abituale.

Come iscriversi alla Gestione Separata

L’iscrizione alla Gestione Separata deve essere effettuata, entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, compilando l’apposito modulo (modello SC04) disponibile sul sito www.inps.it, nella sezione “Modulistica“.

Oltre ai dati anagrafici ed eventuali recapiti sono richieste le seguenti informazioni:

data di inizio dell’attività;

tipologia dell’attività che si intende svolgere, ovvero in qualità di:

  • professionista: in tal caso sono richieste alcune informazioni aggiuntive (tipo di attività, partita Iva, codice ATECO 2007, eventuale qualifica di socio di studio associato);
  • collaboratore o figure assimilate, per la cui attività l’obbligo contributivo è assolto dal committente o associante.

Ciascun lavoratore deve presentare la domanda di iscrizione:

  • per consegna diretta presso gli sportelli delle Sedi o Agenzie;
  • con invio per posta;
  • telefonando al Contact Center ai numeri 803164 gratuito da rete fissa, o 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
  • mediante invio telematico, collegandosi al sito www.inps.it/Servizi per il cittadino, click su:

Il professionista deve provvedere sempre e comunque e per l’intero importo al versamento alla Gestione Separata, salva la facoltà di addebitare al cliente in fattura, a titolo di rivalsa, un’aliquota pari al 4% dei compensi lordi.

Gestione Separata: Rivalsa INPS Fattura Professionisti

Come già messo in evidenza i Professionisti titolari di Partita IVA Forfettaria che esercitano una attività di lavoro autonomo per la quale non è prevista una Cassa di previdenza, sono tenuti all’iscrizione alla Gestione separata INPS. Questa, prevede il versamento annuo dei contributi su un forfait del fatturato e chi è iscritto alla Gestione separata ha la facoltà (e non l’obbligo) di addebitare in fattura al proprio committente una maggiorazione del 4% del compenso concordato tenendo sempre a mente che saranno loro stessi a versare i contributi ogni anno. Data la facoltà del potere addebitare la rivalsa INPS o meno, è anche possibile inserire la rivalsa INPS del 4% soltanto su alcune fatture di vendita mentre su altre no. La rivalsa del 4%, laddove venga applicata in fattura, rappresenta un reddito per il professionista e non viene trattata come un contributo previdenziale, ma concorre all’aumento dell’imponibile soggetto a tassazione.

Versamento e termini di pagamento Contribuzione Gestione Separata

Il versamento dei contributi va eseguito, tramite compilazione del modello F24, alle scadenze fiscali previste per il pagamento delle imposte sui redditi. I contributi previdenziali sono pagati in base al reddito effettivamente percepito nell’anno di imposta di riferimento e vengono accreditati nell’estratto conto del lavoratore nell’anno in cui sono stati pagati i compensi cui si riferiscono. I versamenti degli acconti e del saldo devono essere effettuati entro gli stessi termini previsti per il pagamento dell’IRPEF: entro il 30 giugno per il saldo precedente e il primo acconto dell’anno in corso; entro il 30 novembre per il secondo acconto dell’anno in corso. Come per l’IRPEF, il versamento del 16 giugno, relativo sia al saldo che al primo acconto, può essere differito fino al 16 luglio (maggiorando le somme da versare dello 0,40% a titolo di interesse) e può essere rateizzato (aggiungendo una “R” alla causale contributi correnti P10 o PXX). Sia in caso di rateizzazione che di differimento, la maggiorazione per interessi deve essere esposta nel modello di pagamento separatamente dal contributo, utilizzando la causale contributo “DPPI” e compilando nella relativa riga di F24 tutti i campi previsti per il versamento dei contributi a cui gli interessi si riferiscono.

Causali di Versamento F24

Contributi correnti
Descrizione causale Causale fino al 31 dicembre 2000 Causale dal 1° gennaio 2001
Contributo per saldo o acconto a debito del professionista (o a credito se posto in compensazione), così come risultante dal quadro RR del .
La causale va utilizzata per i versamenti in unica soluzione dei professionisti iscritti alla Gestione Separata non titolari di pensione (diretta o indiretta) e non titolari di ulteriori contemporanei rapporti assicurativi.
DPP PXX
Contributo per saldo o acconto a debito del professionista (o a credito se posto in compensazione), così come risultante dal quadro RR del modello Unico.
La causale va utilizzata per i versamenti in unica soluzione dei professionisti iscritti alla Gestione Separata titolari di pensione (diretta o indiretta) e/o di ulteriori contemporanei rapporti assicurativi.
  P10
Interesse dello 0,40% per eventuale differimento del versamento del saldo e del primo acconto. DPPI DPPI
Contributi correnti rateizzati
Descrizione causale Causale fino al 31 dicembre 2000 Causale dal 1° gennaio 2001
Contributo per saldo o acconto a debito del professionista, così come risultante dal quadro RR del modello Unico.
La causale va utilizzata per i versamenti rateali dei professionisti iscritti alla Gestione Separata non titolari di pensione (diretta o indiretta) e non titolari di ulteriori contemporanei rapporti assicurativi.
DPPR PXXR
Contributo per saldo o acconto a debito del professionista, così come risultante dal quadro RR del modello Unico.
La causale va utilizzata per i versamenti rateali dei professionisti iscritti alla Gestione Separata titolari di pensione (diretta o indiretta) e/o di ulteriori contemporanei rapporti assicurativi.
  P10R
Interessi di rateizzazione DPPI DPPI

 

Sei alla ricerca di conto corrente che soddisfi le tue esigenze di gestione del risparmio? Segui questa Recensione su Widiba e scopri che cos’è, come funziona, quali sono i vantaggi e le opinioni sul conto corrente e sulle carte offerte da Wise Digital Bank.

Widiba è sicuro e affidabile?

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Con Widiba puoi proteggere il tuo Conto online con alcune precauzioni, semplici ma efficaci:

  • username e password sono le chiavi di accesso al Conto Widiba: basta proteggerle,
  • non scrivere sul cellulare o su supporti user e password che possono essere oggetto di furto e di sottrazione,
  • scegliere una password che sia quanto più efficace possibile (non contenente informazioni personali, sequenze di lettere o numeri, non sia la stessa per tutti gli accessi, sia oggetto di cambiamento),
  • uscire dal sito di Home Banking selezionando LOGOUT prima di chiudere la pagina,
  • in casi eccezionali si può essere contattati dall’ufficio sicurezza di Widiba, ma solo ed esclusivamente dal numero 02-55400988.

Il Conto Widiba è un prodotto sicuro: il rischio principale è il rischio di controparte, cioè l’eventualità che la Banca non sia in grado di rimborsare al correntista-risparmiatore, in tutto o in parte, il saldo disponibile. Per questa ragione la Banca aderisce al sistema di garanzia Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che assicura a ciascun correntista una copertura fino a 100.000,00 euro.

Come riportato sul Contratto: “Altri rischi possono essere legati allo smarrimento o al furto di assegni, carta di debito, carta di credito, dati identificativi e parole chiave per l’accesso al conto su internet, ma sono anche ridotti al minimo se il correntista osserva le comuni regole di prudenza e attenzione. La Banca per comunicare con i propri clienti, ricevere le disposizioni operative impartite dai medesimi e confermarle, si avvale, oltre al Servizio Widiba della firma digitale (la “FD”), della posta ordinaria, della posta elettronica, della posta elettronica certificata (la “PEC”), del telefono e/o di altre tecniche di comunicazione a distanza. Allo stesso modo i clienti per fruire dei Servizi Widiba si avvalgono delle tecniche di comunicazione a distanza, ivi compresi gli strumenti di FD e PEC”.

Widiba: perché si differenzia dalle altre banche?

Perché dovresti optare per Banca Widiba? Perchè si differenzia dalle altre banche? Widiba è una banca smart ovvero una banca virtuale e “a portata di click”: offre prodotti e servizi utilizzabili direttamente da una piattaforma online personalizzabile ed un Network di più di 600 Consulenti finanziari ubicati su tutto il territorio.

Attraverso il software online è possibile compiere tutte le operazioni bancarie e di trading in ogni momento della giornata, 7 giorni su 7 e grazie ai Financial Advisor si può decidere di fare investimenti.

Quali prodotti e servizi si possono sottoscrivere con Banca Widiba? Conto corrente, soluzioni per il risparmio, carte di credito e pagamenti evoluti, trading, investimenti e fondi sono tutti utilizzabili tramite un qualsiasi browser da computer, pc e app scaricabile su smartphone, tablet e Apple Watch. Grazie alla piattaforma online, “customizzabile” in base alle diverse esigenze della clientela, è possibile beneficiare di un nuovo modello di business che coniuga tecnologia e relazione. Anche gli stessi prodotti offerti da Banca Widiba sono completamente personalizzabili, dal numero di conto corrente al Bancomat e alle carte di credito.

Conto Corrente Widiba: cos’è e come funziona?

Conto corrente Widiba è una delle migliori soluzioni creditizie che ti permettono di risparmiare e di beneficiare di differenti vantaggi ascrivibili ai seguenti:

  • conto corrente 100% paperless
  • accesso 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, anche da casa e da device,
  • Conto a zero spese per 2 anni per i nuovi clienti
  • Bancomat e carte di credito in 34 stili diversi,
  • Utilizzo della Piattaforma di trading evoluta,
  • Possibilità di pagare con Apple Pay,
  • PEC e Firma digitale incluse.

Come aprire il Conto Corrente Widiba: istruzioni e passi da compiere

Puoi aprire il tuo Conto Corrente direttamente da PC in soli 5 minuti: è riservato esclusivamente a persone fisiche maggiorenni residenti in Italia, per un uso personale che prescinde dall’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta (articolo 3 del D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206).

Per procedere con l’apertura del conto corrente Widiba devi tenere a portata di mano un documento d’identità valido, codice fiscale ed un contatto telefonico (cellulare). Compila il form online con tutti i tuoi dati anagrafici e di contatto che trovi collegandoti alla pagina dedicata. Scegli username e password che dovrai conservare in luogo sicuro e perfeziona la registrazione in soli 5 minuti.

Condizioni economiche e contrattuali Conto Widiba

  • Spese di tenuta conto a trimestre

5,00 €
Gratuito per 2 anni

  • Canone Bancomat

0,00 €

  • Prelievi ATM superiori a 100€ su tutte le banche in Italia

0,00 €

  • Bonifici SEPA

0,00 €

  • Linea Libera e Linee Vincolate

Incluse

  • Deposito Titoli

Incluso

  • Estratto conto digitale

0,00 €

  • PEC

Inclusa

  • Firma digitale

Inclusa

Conto Corrente Widiba è un “pacchetto” di servizi bancari e di investimento rivolto al cliente consumatore, con comportamenti improntati all’utilizzo dei canali alternativi allo sportello. Come da contratto Conto Widiba è costituito dall’integrazione delle seguenti componenti obbligatorie:

  • Il conto corrente;
  • La carta Bancomat/Pagobancomat;
  • Accantonamenti e vincoli sulle somme registrate in conto corrente;
  • Il deposito titoli a custodia;
  • I servizi a distanza (Servizio Widiba).
  • Ulteriori servizi connessi al Conto Widiba, che possono essere attivati dal Cliente.

Promozioni Conto e Carta Widiba

Se vuoi “rottamare” il tuo vecchio conto con Widiba puoi farlo in pochi passi e molto semplicemente, si deve procedere con la compilazione del modulo online e in dodici giorni avviene il trasferimento. E per quanto riguarda le carte di credito? Si può optare per il bancomat o la carta in 34 stili diversi, utilizzare gli ATM evoluti per versare contanti e assegni, pagare anche contactless o via mobile ricevendo sempre un SMS quando viene un acquisto.

Bancomat:

  • il primo è gratuito e già incluso nel conto
  • notifiche ad ogni pagamento
  • maxiprelievo incluso e gratuito

Con Widiba si possono utilizzare diversi tipi di bancomat, da quelli totalmente gratuiti ad altri che richiedono una piccola somma annua o trimestrale (come la Oronero).

Carta di Credito e Prepaga maxi

La Carta Classic non comporta nessuna spesa, la si può ricaricare fino a 3.000 € e non si pagano nemmeno le ricariche. La Carta Gold è adatta per le spese fino a 5.000 euro e la Carta Oronero è riservata ai clienti più esigenti. Inoltre, si può richiedere la Prepagata Maxi che consente di fare ricariche online gratis per sempre fino a 10.000 euro (anche da app) ed è utilizzabile anche all’estero.

Richiedi la tua carta e ricevila direttamente a casa tua:

  • scegli il circuito Visa o Mastercard,
  • usi la firma digitale per concludere la richiesta,
  • sai a che punto è la spedizione in qualunque momento.

Che cos’è il Drop Shipping? Perché è sempre più rilevante nel mondo dell’E-Commerce? Ogni giorno milioni di persone nel mondo si connettono sul web, comunicano, si scambiano informazioni, creano blog, condividono contenuti multimediali e acquistano prodotti e servizi. In fin dei conti, non possiamo negare di essere nell’epoca del web e … siamo solo all’inizio.

Grazie alla tecnologia, l’E-commerce (commercio elettronico) è “esploso” e non conosce crisi: acquistare beni e servizi e concludere transazioni commerciali sul web fa parte oramai della nostra quotidianità e del nostro modo di vivere. Oggi, vendere online rappresenta una grande opportunità per tutta la platea di esercenti commerciali che vogliono ampliare il loro business o semplicemente beneficiare dei vantaggi legati al commercio online. In questa guida scopriamo che cos’è il drop shipping, quali sono i vantaggi per il venditore ed il drop shipper e la normativa fiscale vigente.

E-commerce e Drop shipping: un connubio perfetto nell’Era del web

Il sistema di vendita in “drop ship” affonda le sue origini in America e si è diffuso grazie alla crescita di siti di aste online, che hanno permesso alle Community di venditori di proporre quotidianamente un catalogo di prodotti messi a disposizione dai drop shipper, sui loro E-Store, guadagnando a provvigione. In un contesto sempre più evoluto si inserisce a pieno titolo il drop shipping, un pratico e vantaggioso metodo di vendita online senza avere necessità di avere uno store fisico o un magazzino di stoccaggio. In buona sostanza, l’esercente commerciale, una volta effettuata la vendita, trasmette l’ordine al fornitore (c.d. “dropshipper“), il quale spedisce il prodotto direttamente all’utente finale. Grazie a questo modello di vendita, l’esercente commerciale si preoccupa esclusivamente della promozione dei prodotti e delle referenze vendute, senza prestare attenzione alle relative incombenze legate ai processi di imballaggio e spedizione che sono oggetto di cura del fornitore.

Non c’è necessità di perdere tempo alla ricerca della location o del personale di vendita più adatto per il business (e di farsi carico delle relative spese): se si decide di avviare un’attività in drop shipping la cosa più importante da fare è ricercare un partner commerciale, ovvero un fornitore (o drop shipper) corretto e attendibile con cui instaurare un accordo strategicamente rilevante.

Grazie al modello di vendita del Drop shipping, come rappresentato nello schema sopra riportato, siamo di fronte ad una triplice interazione telematica tra venditore, fornitore e acquirente:

  • il consumatore finale (customer) ricerca su Internet il prodotto di suo interesse e conclude l’ordine sul sito E-Commerce;
  • il venditore (marketer) tramite il proprio sito E-Commerce raccoglie l’ordine e lo comunica al fornitore;
  • il fornitore (Drop Shipper) facendosi carico di tutte le attività (stoccaggio, imballaggio e spedizione della merce), prepara l’ordine e spedisce il prodotto al cliente finale.

I vantaggi per il venditore e per il Drop shipper

Da quanto si evince dallo schema esplicativo sopra riportato non possiamo negare che il Drop Shipping comporti innumerevoli vantaggi per l’esercente commerciale e per il soggetto fornitore o drop shipper. Per il venditore, ben si comprende come può beneficiare della possibilità di crearsi un’attività di vendita senza necessità di investire capitali; vendere personalmente o tramite siti web o aste online e senza avere necessità di avere magazzini fisici o dipendenti. Per il drop shipper i vantaggi sono ascrivibili alla maggiore capillarità di penetrazione dei mercati sia tradizionali che online e all’aumento della propria rete di vendita.

Drop shipping in Italia: normativa fiscale, rischi e costi connessi

Come già messo in evidenza tra i principali vantaggi del drop shipping c’è sicuramente la possibilità per i venditori online di ridurre i costi che accompagnano l’avvio di ogni attività. Con il metodo del drop shipping l’investimento iniziale è totalmente focalizzato sulle attività di social media marketing ovvero sulla realizzazione e la cura di un accattivante sito web per fare incetta di clienti.

Il secondo passo da compiere è affrontare l’iter burocratico, senza troppe novità rispetto all’apertura di un negozio fisico:

  • apertura Partita IVA;
  • richiesta di iscrizione alla Camera di Commercio competente;
  • presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

E’ bene a questo punto fare chiarezza in termini di fiscalità quando venditore, fornitore e acquirente sono residenti in Paesi diversi: stiamo parlando di operazioni triangolari IVA. Se il passaggio dei beni avviene nel contesto nazionale o comunitario (triangolazioni nazionali o comunitarie), la normativa fiscale è piuttosto semplice prevedendo due contratti di cessione dei beni; uno dal fornitore al venditore e-commerce e l’altro dal venditore e-commerce al cliente finale, con relative fatture ai fini IVA. Quando, invece, ci troviamo di fronte ad una triangolazione extracomunitaria, e nell’interazione si inserisce un soggetto residente in un Paese non appartenente all’Unione Europea (ad esempio un fornitore cinese), siamo di fronte ad una operazione commerciale fuori campo IVA e sarà il cliente finale a farsi carico delle spese IVA per il bene importato in base a quanto previsto dell’articolo 7 del DPR 633/1972. Come tutte le attività commerciali anche il drop ship ha suoi rischi che i venditori devono valutare prima di avviare un’attività di vendita attraverso questo sistema. I rischi più comuni sono connessi:

  • rischio di esaurimento prodotti: accade quando viene venduto un prodotto non più disponibile nel magazzino del fornitore/dropshipper,
  • basse percentuali di guadagno: i prodotti venduti in drop ship garantiscono un margine di guadagno che non eccede il 20/30%,
  • elevata concorrenza sui siti di vendite online.

Con la pubblicazione della Risoluzione n.40/E l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione della capogruppo (holding) neocostituita. L’amministrazione fiscale ha chiarito che la holding neocostituita può optare, a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime di tassazione di gruppo con la società controllata. Per capire meglio ripercorriamo quanto precisato dall’Amministrazione fiscale alla luce della fattispecie presentata dall’istante nella Risoluzione n. 40/E riguardante un’operazione di riorganizzazione aziendale.

Consolidato fiscale dopo riorganizzazione del gruppo aziendale: chiarimenti Agenzia delle Entrate

Chiarimenti sulla tassazione di gruppo con la Risoluzione 40/E del 17 maggio 2018, contenente le risposte a due differenti interpelli.

Il caso

Il caso vede Alfa Srl, Beta SpA, Gamma Srl e Delta Srl, società costituenti il “Gruppo”, che redigono il bilancio in conformità ai principi contabili nazionali e “solo Delta Srl ha un esercizio non coincidente con l’anno solare che termina il 30 giugno di ogni anno”, come riportato sulla stessa Risoluzione.

Le quote del capitale sociale di Alfa Srl (“Holding”) ovvero la capogruppo, di Beta SpA, di Gamma Srl e di Delta Srl sono interamente detenute da persone fisiche, appartenenti al medesimo nucleo familiare. L’istante fa presente che è stata decisa una riorganizzazione del Gruppo, con la costituzione, nel mese di giugno 2017, della società Alfa Srl destinata a svolgere il ruolo di holding alla quale verrà conferito dagli attuali soci, l’intero capitale sociale di Beta SpA, Gamma Srl. e Delta Srl.

I quesiti posti dall’istante all’Amministrazione fiscale

L’istante con due interpelli differenti chiede esplicitamente:

  • se è possibile per la holding neocostituita optare per la tassazione di gruppo comprendendo tutte le società
  • se si realizza un indebito vantaggio fiscale che crei abuso.

Agenzia dell’Entrate: il Parere

Nel rispondere al soggetto istante, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che ai sensi dell’articolo 117, comma 1, del TUIR l’esercizio dell’opzione per la tassazione di gruppo esige che la holding possegga nelle società che intende consolidare una partecipazione che sia espressiva di un rapporto di “controllo rilevante”. La norma recita, a tal proposito: “la società o l’ente controllante e ciascuna società controllata rientranti fra i soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), fra i quali sussiste il rapporto di controllo di cui all’articolo 2359, comma 1, numero 1), del codice civile, con i requisiti di cui all’articolo 120, possono congiuntamente esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo”.

Per quanto concerne il requisito del “controllo rilevante”, esso deve sussistere sin dal periodo d’imposta per il quale la controllante e la controllata optano per il consolidato. Un’eccezione alla regola contenuta nel citato comma 2 dell’articolo 120 del TUIR è quella prevista dall’articolo 2 del decreto ministeriale 9 giugno 2004, che consente alle holding neocostituite di optare in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo, a partire dall’esercizio di costituzione.

La Circolare n. 40/E del 26 settembre 2016, con riferimento alla partecipazione delle società neocostituite al consolidato fiscale aveva chiarito che il legislatore reputa sufficiente la sussistenza del requisito del controllo rilevante a partire dall’inizio del loro esercizio, senza guardare invece all’inizio dell’esercizio della controllante.

In buona sostanza, se “il controllo rilevante dovesse essere verificato tanto con riferimento all’inizio dell’esercizio della consolidante quanto con riferimento all’inizio dell’esercizio delle consolidate, le società neocostituite non potrebbero optare, in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo già a partire dall’esercizio di costituzione”.

La soluzione interpretativa contenuta nella Circolare n.40/E è stata estesa alla fattispecie del delle società che siano state acquisite dalla controllante in corso d’esercizio (cd. “società neo acquisite”) che abbiano fatto coincidere:

  1. a) la data della loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio in corso al momento dell’acquisizione;
  2. b) la data di chiusura del primo esercizio successivo alla loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio della controllante.

Rimane ferma la condizione che la loro acquisizione da parte della controllante sia avvenuta entro il termine utile per esercitare l’opzione per il consolidato fiscale e che sussistano gli altri requisiti richiesti dalla normativa vigente.

Analogamente a quanto accade per le società neocostituite, la controllante può immediatamente consolidare i risultati fiscali prodotti dalle controllate/neo acquisite durante un periodo d’imposta “interamente controllato” dalla stessa e che si chiude nella stessa data in cui è prevista la chiusura del periodo d’imposta della controllante.

Alla luce della fattispecie presentata dall’istante:

  • la Holding, costituita in data 26 giugno 2017, ha acquisito, in data 28 giugno 2017, la partecipazione totalitaria al capitale sociale della società Delta S.r.l.;
  • Delta S.r.l. modificherà la durata del proprio esercizio sociale allineandolo, in coerenza con la Holding e le altre società del Gruppo, all’anno solare, sicché l’esercizio che ha avuto inizio il 1° luglio 2017 si chiuderà il 31 dicembre 2017 mentre gli esercizi successivi avranno durata 1° gennaio – 31 dicembre.

Il caso è riconducibile a quello contemplato dalla Circolare n. 53/E del 2004 (paragrafo n. 3), pertanto, la Holding può optare, già a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime della tassazione di gruppo con la società Delta S.r.l., consolidando i redditi prodotti da quest’ultima nel periodo d’imposta 1° luglio 2017 – 31 dicembre 2017.

Come sottolineato nella Risoluzione n.40/E, la tassazione consolidata facente capo alla Holding includerà:

  • i redditi relativi al periodo d’imposta della Holding compreso tra la data di costituzione della Holding e il 31 dicembre 2017,
  • i redditi relativi al periodo d’imposta di Delta S.r.l. che va dal 1° luglio 2017 al 31 dicembre 2017.

La Holding dovrà comunicare mediante il Modello “Comunicazioni per i Regimi di Tonnage Tax, Consolidato, Trasparenza e per l’Opzione IRAP” l’opzione per il consolidato fiscale all’Agenzia delle Entrate entro il termine di presentazione del Modello Redditi SC 2017, ovvero entro il 31 ottobre 2017.

Flat tax o tassa “piatta”: che cos’è e come funziona? A chi conviene e perché se ne parla? Si tratta di una novità che verrà introdotta nel 2019 in seguito alla Accordo-Contratto di Governo stipulato tra la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Tra scontenti e confusione, c’è da domandarsi a chi converrà effettivamente la Flat Tax proposta da Salvini. Per comprenderlo, la Redazione di WebEconomia ha raccolto in questo articolo alcuni esempi utili e concreti, tenendo conto del numero di componenti del nucleo familiare e del reddito lordo annuo.

Critiche alla Flat Tax: che cos’è questo sistema fiscale?

Tutti noi abbiamo sentito parlare della Flat Tax, ma probabilmente in pochi sanno di che cosa si tratta esattamente. Si tratta di un sistema fiscale non progressivo, che prevede l’applicazione di una tassa “piatta” basata solo ed esclusivamente su un’unica aliquota per tutti, avente l’obiettivo di ridurre fortemente l’evasione fiscale e di aumentare il gettito delle entrate nelle Casse Erariali dello Stato.

In effetti, l’introduzione di un’imposta unica sui redditi, ha “sollevato” non poche critiche e dubbi sulla sua incostituzionalità: secondo l’articolo 53 della nostra carta fondamentale, tutti i contribuenti fiscali sono tenuti a contribuire alle spese pubbliche in base alla loro capacità contributiva ed utilizzando un criterio di progressività.

In quanto sistema di tassazione proporzionale ad aliquota unica, la tassa “piatta”, secondo gli autorevoli esperti di diritto fiscale, “dovrebbe risultare incostituzionale, anche se esistono scorciatoie che ne mascherano l’illecita ragion d’essere”. Infatti, le deduzioni fiscali per i redditi bassi lasciano presupporre una certa progressività.

Come funziona la tassa “piatta”?

Nell’accordo-contratto stato stipulato tra M5S e Lega si prevede l’introduzione dell’aliquota del 15% e del 20% per le persone fisiche, per le Partite IVA e per le famiglie, mentre l’aliquota del 15% sarà applicabile alle società. Sarà previsto, quindi, un doppio regime sarà applicabile alle famiglie, alle imprese e alle partite IVA, mentre per le società l’aliquota sarà fissa.

Con questo sistema fiscale il beneficio maggiore andrà a favore delle imprese che ad oggi pagano imposte IRES pari al 24% e potranno ottenere un notevole risparmio.

Per quanto concerne le deduzioni queste saranno forfettarie fino a 3.000 euro sulla base del reddito del nucleo familiare, al fine ultimo di garantire la progressività costituzionale. Ad oggi non si sa ancora se saranno previste o meno detrazioni o deduzioni per le imprese e per le Partite IVA. Inoltre, al fianco dell’imposta unica sui redditi con aliquota piatta e bassa, probabilmente ci sarà una “no tax area pensionati” e una “tax area lavoratori” a 13.000 euro annui: questo comporterebbe l’esenzione dal pagamento al di sotto della soglia.

Tutti questi elementi sono alla base dell’accordo preventivo tra Lega e Movimento 5 Stelle e non devono essere considerati, quindi, come dei principi certi e non modificabili. Per sapere con certezza come funzionerà la flat tax, infatti, occorrerà attendere prima di tutto la formazione del Governo, l’approvazione del contratto da parte degli elettorati di entrambe le parti politiche e l’approvazione del contratto da parte del Presidente della Repubblica.

Vantaggi e Svantaggi della Flat Tax: quali sono?

Secondo gli autorevoli sostenitori della Flat Tax, i vantaggi derivanti sono ascrivibili ai seguenti:

  • lotta all’evasione fiscale e dell’elusione,
  • maggiore semplificazione fiscale,
  • dialogo trasparente tra cittadini/aziende e Amministrazione fiscale,
  • aumento delle entrate nelle Casse dell’erario,
  • tutti i contribuenti italiani pagherebbero meno tasse,
  • le imprese, le Partite IVA e tutti coloro che creano ricchezza o investono non saranno più demotivati dall’alta tassazione,
  • tutti i contribuenti saranno stimolati a dichiarare i propri redditi e proventi e potranno compilare in modo autonomo la dichiarazione dei redditi.

Quali sono, invece, gli svantaggi della tassa “piatta”? Oltre ai vantaggi, occorre considerare anche i punti di debolezza che potranno derivare dall’introduzione della Flat Tax:

  • niente più detrazioni e deduzioni in base al numero dei figli, delle spese mediche, ristrutturazioni, etc.
  • numerosi vantaggi per chi percepisce redditi medio-alti. Infatti, se un lavoratore dipendente oggi guadagna 70.000 euro l’anno, con l’applicazione degli scaglioni Irpef, pagherebbe un’aliquota al 41% con la tassa “piatta”, pagherebbe il 15% o il 20%. Il risparmio è evidente!

Esempi concreti

Facciamo qualche esempio numerico per chiarire meglio le tasse alle quali potrà essere soggetta una determinata impresa sulla base dei guadagni ottenuti.

Se un’impresa guadagna 50.000 euro, con l’attuale sistema di deduzioni ha la possibilità di richiedere una deduzione complessiva pari a 22.000 euro, quindi il reddito soggetto ad imposta sarebbe pari a 28.000 euro. Con il sistema fiscale attuale, tale impresa pagherebbe 6.720 euro di tasse (IRES), mentre con la flat tax pagherebbe 4.200 euro, con un risparmio di 2.530 euro.

Non sappiamo ancora, però, se tutte le deduzioni saranno ancora presenti oppure no. In caso negativo, i costi deducibili saranno pari a 20.000 euro ed il reddito imponibile sarà di 30.000 euro. Con il sistema IRES l’impresa pagherebbe 6.720 euro di tasse, mentre con l’introduzione della flat tax pagherebbe 4.500 euro, con un risparmio di 2.220 euro.

Auspichi a diventare un imprenditore di grande successo? Prova ad aprire un’attività in franchising: si tratta di una validissima formula che ti consente di diventare imprenditore di te stesso avvalendoti del know-how e della brand reputation di un marchio commerciale già affermato e noto sul mercato.

Il contratto di affiliazione commerciale è sicuramente un’interessante strategia ed opportunità per crearsi un posto di lavoro e per sviluppare un proprio store da gestire ed organizzare, beneficiando dei corsi di formazione del franchisor. In quale settore puoi operare con la formula del franchising? Da un negozio di abbigliamento ad un ristorante, da uno store di telefonia ad una pasticceria; insomma, molti sono i vantaggi che puoi beneficiare dall’apertura di un negozio in franchising. Segui la guida che ForumEconomia ha approntato per te!

Contratto di Franchising: normativa vigente

Una delle formule di collaborazione commerciale indicata per chi ha intenzione di intraprendere un’attività di business è quella di siglare un contratto di franchising o di affiliazione commerciale.

Grazie a questa forma di accordo commerciale per la distribuzione di prodotti/servizi, è possibile avviare una attività di business senza dover iniziare da zero, beneficiando di un brand già affermato sul mercato.

La fonte normativa è contenuta nella Legge 129/2004 che definisce il franchising come «un contratto […] fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi».

Dal tenore normativo ben si comprende che il franchisor (produttore e/o distributore) concede all’affiliato o franchisee il diritto di distribuire i propri prodotti e/o servizi utilizzando la propria insegna commerciale.

Il contratto di affiliazione commerciale o di franchising rientra nella categoria dei contratti di retailing, ovvero di distribuzione commerciale e i soggetti coinvolti nell’accordo sono ascrivibili ai seguenti: il Franchisor (il soggetto Affiliante) e il Franchisee (il soggetto Affiliato) che siglano un accordo di partnership volto a commercializzare beni e/o servizi. L’affiliato deve impegnarsi a seguire le regole sancite dal Franchisor e deve acquisire il giusto patrimonio di conoscenze mediante corsi di formazione.

Il Franchisor, infatti, è un soggetto che ha acquisito esperienza e ha sperimentato la sua formula di commercializzazione nel mercato, ha raggiunto successo economico, commerciale e reputazionale e continua a rafforzare il proprio potere sul mercato attraverso il sistema del franchising.

Il Franchisee apre la sua attività beneficiando di visibilità sul mercato e deve pagare una percentuale sul fatturato (royalty) e/o di una commissione di ingresso (fee), oltre ad impegnarsi a rispettare le norme contrattuali che regolano l’accordo tra le parti.

Quali sono i vantaggi per l’imprenditore affiliato?

L’accordo di affiliazione commerciale è la scelta ideale per chi non ha esperienza in un dato settore e non sa come “muoversi” nell’aprire e nel gestire un’attività di business. Sicuramente, il franchisee ha la possibilità di beneficiare della buona reputazione commerciale apprezzata dai consumatori. La forza del marchio del franchisor aiuta il franchisee a “calamitare” l’attenzione dei clienti, ad incentivare la frequenza in store e ad accrescere il giro d’affari.

Grazie al contratto di franchising, un aspirante imprenditore può organizzare il proprio store ad hoc grazie alla presenza di una struttura imprenditoriale perfettamente funzionante. Oltre a ricevere formazione “in campo”, il soggetto affiliante riceve assistenza gratuita da parte della casa madre; in questo modo i costi organizzativi risultano minimizzati, così come le spese concernenti l’investimento pubblicitario e quelle relative all’acquisto di attrezzature, arredi, computer, etc.

Ben si comprende che il risparmio per gli investimenti in immobilizzazioni immateriali e/o materiali sia notevole per chi decide di aprire un’attività commerciale mediante la formula del franchising.

Intraprendere un’attività imprenditoriale mediante la formula dell’affiliazione commerciale aiuta ogni affiliato a conoscere a priori le difficoltà e le sfide che deve essere in grado di affrontare durante l’iter di sviluppo.

I vantaggi non si esauriscono qui dato che il franchisee ha la possibilità di beneficiare della possibilità di accedere con più semplicità al mercato del credito: banche e/o finanziarie sono maggiormente propense a concedere prestiti, finanziamenti e ogni altro prodotto creditizio ad imprenditori che offrono maggiori garanzie.

 

Intraprendere un’attività in franchising: quale insegna commerciale scegliere?

Gli imprenditori commerciali che decidono di avviare un’attività di business mediante la formula del franchising possono siglare un accordo di affiliazione con un franchisor “leader” nel settore in cui opera.

Ad esempio, per chi decide di avviare un fast food in franchising, l’insegna commerciale McDonald’s è il leader indiscutibile con cui poter stringere l’accordo. Oltre l’80% dei fast food del “gigante” della ristorazione veloce si basa proprio sulla formula del franchising.

Per avviare un fast food affiliato alla nota insegna commerciale McDonald’s, è necessario aver maturato esperienze di management aziendale, essere in grado di gestire un ristorante e di sviluppare il business con azioni di marketing locale, oltre ad avere una buona disponibilità economica di almeno 150.000 euro.

 

Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilizzazione degli investitori nazionali ed internazionali nell’investire capitali verso progetti di investimento sostenibili in grado di creare valore nel medio-lungo periodo.

Tra i vari strumenti di Finanza Sostenibile, i Fondi Etici rivestono sempre più rilevanza all’interno dell’industria del risparmio e degli investimenti.  Si tratta di fondi comuni di investimento che permettono ai piccoli risparmiatori di investire sui mercati con un approccio etico e socialmente responsabile.

Dagli anni 2000 e ad oggi i Fondi Etici rimangono uno degli strumenti di gestione del risparmio più diffuso tra gli investitori retail che sono sempre più attenti alle tematiche “green” e di finanza sostenibile.

Cosa sono i Fondi Etici?

Fondi etici” è il termine con cui sono più conosciuti i fondi socialmente responsabili (Sri) o che adottano criteri Esg (environmental, social and governance) nella selezione degli investimenti. A partire dalla seconda metà degli anni ’90, oggi i Fondi Etici costituiscono lo strumento più interessante di finanza etica per i piccoli risparmiatori.

La maggior parte dei Fondi Etici è accompagnata dalla sigla identificativa ISR, acronimo di Investimento Socialmente Responsabile

Il fondo etico ha una politica di investimento che vieta l’acquisto di un insieme di titoli e/o privilegia l’acquisto di titoli sulla scorta di determinati criteri che vanno oltre la mera logica del guadagno e della massimizzazione del rendimento atteso e del ritorno economico.

I fondi etici non debbono essere considerati fondi solidali dato che questi semplicemente devolvono parte dei rendimenti ad iniziative e progetti di solidarietà.

Come investono i Fondi etici?

Ciò che caratterizza maggiormente un fondo etico riguarda le scelte d’investimento ovvero come il fondo investe al fine ultimo di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso.

Alcuni fondi etici si appoggiano a un indice etico di riferimento, come ad esempio gli indici Dow Jones Sustainability Index o Ftse4Good e l’indice Ftse Ecpi Italia Sri introdotto alla Borsa di Milano.

Altri fondi selezionano gli investimenti in base alle analisi condotte da società specializzate sui temi del “green” e della Corporate Social Responsability. Spesso le società di consulenza selezionano un pool di titoli che soddisfano determinati requisiti di carattere sociale ed ambientale.

Non possono essere oggetto di investimento da parte di un fondo etico i titoli di emittenti operanti nei seguenti settori: armi, pornografia, tabacco, test su animali. Questi sono i titoli esclusi dall’universo della cosiddetta “black list”.

Gli indici etici come ogni altro indice borsistico devono rispondere a determinati criteri di composizione e di calcolo al fine ultimo di garantire la comparazione di ogni indice etico con un indice tradizionale di riferimento.

Ad esempio, gli indici etici italiani Ftse Ecpi Italia Sri sono confrontabili con l’andamento dell’indice Ftse Italia All-Share e così via.

Tra le varie tipologie di indici etici possono essere focalizzati su determinate aree geografiche o essere fondi “tematici” o “settoriali” che investono solo in un unico comparto economico che abbia determinate caratteristiche di responsabilità sociale (energie rinnovabili, efficienza energetica, salute, riduzione degli sprechi, etc.).

L’approccio è quello di escludere dalla selezione tutti i titoli di emittenti operanti in determinati settori economici (armi, pornografia, tabacco, test su animali).

Comitato etico: che ruolo espleta in un Fondo etico?

Alcuni fondi etici si dotano di un Comitato etico che espleta il ruolo di supervisor sull’attività svolta ed esprime la propria opinione sull’universo di titoli su cui investire e sulla composizione della “black list”. Lo stesso Comitato etico può anche avere diritto di veto sull’ammissione di determinati titoli su cui investire.

Per garantire l’elevato profilo di responsabilità sociale dei fondi, il Comitato Etico è un organo indipendente, di terza parte ed autonomo, composto da membri scelti tra personalità dotate di un elevato profilo morale e di riconosciuta esperienza nel campo dell’ambiente, della socialità, dell’eticità, della qualità e dell’impegno civile.

Investire nei Fondi Etici: Banca Etica

Banca Etica si propone come il valido interlocutore e punto di riferimento nel panorama italiano per essere in grado di offrire vari prodotti e servizi bancari pensati per i privati, famiglie e imprese.

In Italia Banca Etica è l’unico istituto di credito che mostra in modo trasparente sul proprio sito tutti i finanziamenti erogati attraverso cui i risparmiatori possono partecipare ad un Fondo Etico per sostenere attività etiche, oltre che gestire i loro risparmi.

Banca Etica propone ai propri soci e clienti il fondo pensione etico Pensplan Plurifonds, che consente un utilizzo responsabile del denaro anche nel settore della previdenza integrativa.

Oltre al trattamento pensionistico di base, ogni investitore può decidere di versare i contributi per maturare una pensione complementare o integrativa socialmente responsabile.

Il Fondo pensione AequITAS nasce dalla partnership tra Banca Etica, Itas Vita Spa e Etica Sgr ed è ispirato ai principi della finanza etica grazie al possesso di tre caratteristiche innovative:

  • azionariato attivo per indirizzare le società verso pratiche più responsabili,
  • selezione socio-ambientale del pool di titoli in portafoglio;
  • sostegno alla microimpresa: 5,00 euro delle spese annuali sono destinate al fondo di garanzia per la microfinanza.

 

 

Che cos’è la Tobin Tax e come funziona? La Redazione di WebEconomia ha approntato questa guida utile alla scoperta della Tobin Tax 2018: che cos’è, su quali transazioni si applica e le modalità di presentazione del Modello FTT da utilizzare per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi all’imposta sulle transazioni finanziarie.

Meglio nota come Tobin Tax, questa imposta è stata introdotta dall’art. 1, commi da 491 a 500, della Legge n. 228/2012, le cui modalità di applicazione dell’imposta sono state stabilite dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2013, integrato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 16 settembre 2013.

Tobin Tax: che cos’è

La Tobin Tax è la famosa imposta sulle transazioni finanziarie o FTT, che deve il suo nome all’economista James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, che l’aveva proposta sin dal lontano 1972 con la finalità di raggiungere la stabilità valutaria internazionale.

Nel nostro Paese la Tobin Tax è stata istituita dalla legge 228/2013 (legge stabilità 2013) ed è entrata definitivamente in vigore il primo marzo 2013.

Operazioni soggette all’applicazione della Tobin Tax

La Tobin Tax si applica:

  • ai trasferimenti di proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi di tali strumenti (comma 491);
  • alle operazioni su strumenti finanziari derivati e altri valori mobiliari (comma 492);
  • alle negoziazioni ad alta frequenza (comma 495).

Quali sono le aliquote da applicare?

Per quanto concerne le aliquote da applicare occorre considerare le diverse operazioni disciplinate dai sopra richiamati comma 491, 492 e 495.

Trasferimento proprietà titoli azionari

Per quanto concerne il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi è soggetto a un’imposta sulle transazioni finanziarie con l’aliquota dello 0,2% (0,22% per il 2013) sul valore della transazione.

L’aliquota dell’imposta si dimezza per i trasferimenti che avvengono a seguito di operazioni concluse in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.

Trasferimento strumenti finanziari derivati

Le operazioni su strumenti finanziari derivati (art. 1, comma 3, del Dlgs n. 58/1998 – Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, Tuf) sono soggette a imposta in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto, secondo la tabella 3 allegata alla Legge n. 228/2012. Si veda Tabella sotto riportata.

Sono soggette alla Tobin Tax “le operazioni che abbiano come sottostante prevalentemente uno o più strumenti finanziari indicati dal comma 491, o il cui valore dipenda prevalentemente da uno o più di tali strumenti finanziari, e le operazioni sui valori mobiliari indicati dall’art. 1, comma 1-bis, lettere c) e d), del Tuf, che permettano di acquisire o di vendere prevalentemente uno o più strumenti finanziari indicati dal comma 491 o che comportino un regolamento in contanti determinato con riferimento prevalentemente a uno o più strumenti finanziari indicati al medesimo comma, inclusi warrants, covered warrants e certificates”.

Si riduce ad 1/5 l’imposta sulle operazioni che avvengono in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione. L’imposta è dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione e dallo Stato di residenza delle parti contraenti.

Operazioni ad alta frequenza

Si considera attività di negoziazione ad alta frequenza quella generata da un algoritmo informatico che determina in maniera

automatica le decisioni relative all’invio, alla modifica o alla cancellazione degli ordini e dei relativi parametri, quando l’invio, la modifica o la cancellazione degli ordini su strumenti finanziari della medesima specie sono effettuati con un intervallo non superiore al mezzo secondo.

L’imposta si applica con un’aliquota dello 0,02% sul controvalore degli ordini annullati o modificati che in una giornata di borsa superino la soglia numerica stabilita all’art. 13 del Dm del 21 febbraio 2013.

Modalità e termini di presentazione Modello FTT

La dichiarazione deve essere trasmessa annualmente all’Agenzia delle Entrate in via telematica, utilizzando il presente modello, entro il 31 marzo 2018.

La trasmissione della dichiarazione può essere effettuata:

  • direttamente, da parte dei soggetti abilitati dall’Agenzia delle Entrate
  • tramite i seguenti soggetti intermediari abilitati alla trasmissione tra cui una società del gruppo, se il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione appartiene a un gruppo societario; uno dei soggetti incaricati indicati dall’art. 3, comma 3, del DPR n. 322/1998, e successive modificazioni (professionisti, associazioni di categoria, Caf, altri soggetti).

Elenco aggiornato Quotate esenti dalla “Tobin tax”

Come ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha aggiornato l’elenco delle società quotate su Borsa Italiana che sono esenti dalla “Italian financial transaction tax”, c.d. “Tobin tax” per l’anno 2018. Le azioni delle società quotate su Borsa Italiana esentate dalla Tobin tax nel corso del 2018 in virtù della loro sede estera sono:

  • BB Biotech
  • FCA (Fiat)
  • Ferrari
  • Exor
  • Cnh industrial
  • STMicroelectronics
  • Tenaris.

Le azioni delle quotate su Borsa Italiana Azioni, esentate dalla Tobin Tax in virtù di una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro sono ascrivibili alle seguenti:

Società Mercato di quotazione
4AIM SICAF AIMMA
ABITARE IN AIMMA
ACOTEL GROUP MTA
ACSM-AGAM MTA
AEDES MTA
AEFFE MTA
AGATOS AIMMA
ALERION CLEANPOWER MTA
ALFIO BARDOLLA AIMMA
AMBIENTHESIS MTA
AMBROMOBILIARE AIMMA
ASSITECA AIMMA
ASTALDI MTA
AUTOSTRADE MERIDIONALI MTA
AVIO MTA
AXELERO AIMMA
B&C SPEAKERS MTA
B.F. MTA
BANCA APULIA HI-MTF
BANCA CARIGE MTA
BANCA DI IMOLA HI-MTF
BANCA FINNAT MTA
BANCA INTERMOBILIARE MTA
BANCA POPOLARE CIVIDALE HI-MTF
BANCA POPOLARE LAJATICO HI-MTF
BANCA POPOLARE PUGLIESE HI-MTF
BANCA POPOLARE VALCONCA HI-MTF
BANCA PROFILO MTA
BANCA REGIONALE DI SVILUPPO HI-MTF
BANCA SELLA HI-MTF
BANCA SISTEMA MTA
BANCA VALSABBINA HI-MTF
BANCO DI DESIO E BRIANZA MTA
BANCO DI SARDEGNA MTA
BASICNET MTA
BASTOGI MTA
BE MTA
BEGHELLI MTA
BEST UNION COMPANY MTA
BIALETTI INDUSTRIE MTA
BIANCAMANO MTA
BIODUE AIMMA
BIOERA MTA
BLUE FINANCIAL COMMUNICATION AIMMA
BOERO BARTOLOMEO MTA
BOMI ITALIA AIMMA
BORGOSESIA MTA
BRIOSCHI MTA
CAD IT MTA
CALEFFI MTA
CALEIDO GROUP AIMMA
CALTAGIRONE MTA
CALTAGIRONE EDITORE MTA
CAPITAL FOR PROGRESS 2 AIMMA
CARRARO MTA
CASSA DI RISPARMIO DI CENTO HI-MTF
CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNA HI-MTF
CASTA DIVA GROUP AIMMA
CDR ADVANCE CAPITAL AIMMA
CEMBRE MTA
CENTRALE DEL LATTE D’ITALIA MTA
CHL MTA
CLABO AIMMA
CLASS EDITORI MTA
COFIDE MTA
COIMA RES MTA
COMPAGNIA IMMOBILIARE AZIONARIA MTA
CONAFI PRESTITO’ MTA
COVER 50 AIMMA
CREDITO VALTELLINESE MTA
CRESCITA AIMMA
CSP INTERNATIONAL MTA
CULTI MILANO AIMMA
DADA MTA
DAMIANI MTA
DEA CAPITAL MTA
DIGITAL BROS MTA
DIGITAL MAGICS AIMMA
DIGITAL360 AIMMA
DIGITOUCH AIMMA
DOMINION HOSTING HOLDING AIMMA
ECOSUNTEK AIMMA
EDISON RSP MTA
EEMS MTA
EL EN MTA
ELETTRA INVESTIMENTI AIMMA
ELICA MTA
EMAK MTA
ENERGICA MOTOR COMPANY AIMMA
ENERGY LAB AIMMA
ENERTRONICA AIMMA
ENERVIT MTA
EPRICE MTA
EPS EQUITA PEP AIMMA
EQUITA GROUP AIMMA
ERGYCAPITAL MTA
ESPRINET MTA
EUKEDOS MTA
EUROTECH MTA
EXPERT SYSTEM AIMMA
EXPRIVIA MTA
FALCK RENEWABLES MTA
FIDIA MTA
FIERA MILANO MTA
FINLOGIC AIMMA
FINTEL ENERGIA GROUP AIMMA
FIRST CAPITAL AIMMA
FNM MTA
FOPE AIMMA
FRENDY ENERGY AIMMA
FULLSIX MTA
GABETTI PROPERTY SOLUTIONS MTA
GALA AIMMA
GAMBERO ROSSO AIMMA
GAS PLUS MTA
GEDI GRUPPO EDITORIALE MTA
GEFRAN MTA
GEQUITY MTA
GIGLIO GROUP AIMMA
GIORGIO FEDON AIMMA
GLENALTA AIMMA
GO INTERNET AIMMA
GPI AIMMA
GRUPPO CERAMICHE RICCHETTI MTA
GRUPPO GREEN POWER AIMMA
GRUPPO WASTE ITALIA MTA
HEALTH ITALIA AIMMA
H-FARM AIMMA
I GRANDI VIAGGI MTA
IL SOLE 24 ORE MTA
IMMSI MTA
IMVEST AIMMA
INDEL B MTA
INDUSTRIA E INNOVAZIONE MTA
INDUSTRIAL STARS OF ITALY 3 AIMMA
INIZIATIVE BRESCIANE AIMMA
INNOVA ITALY 1 AIMMA
INNOVATEC AIMMA
INTEK GROUP MTA
IRCE MTA
ISAGRO MTA
IT WAY MTA
ITALIA INDEPENDENT AIMMA
ITALIAN WINE BRANDS AIMMA
ITALIAONLINE MTA
K.R.ENERGY MTA
KI GROUP AIMMA
LANDI RENZO MTA
LAZIO MTA
LEONE FILM GROUP AIMMA
LUCISANO MEDIA GROUP AIMMA
LUVE MTA
LVENTURE GROUP MTA
M&C MTA
MAILUP AIMMA
MASI AGRICOLA AIMMA
MASSIMO ZANETTI BEVERAGE MTA
MEDIACONTECH MTA
MID INDUSTRY CAPITAL MTA
MITTEL MTA
MODELLERIA BRAMBILLA AIMMA
MOLMED MTA
MONDO TV MTA
MONRIF MTA
MUTUIONLINE MTA
NEODECORTECH AIMMA
NET INSURANCE AIMMA
NETWEEK MTA
NICE MTA
NOTORIOUS PICTURES AIMMA
NOVA RE MTA
OLIDATA MTA
OPENJOBMETIS MTA
ORSERO AIMMA
PANARIAGROUP INDUSTRIE CERAMICHE MTA
PHARMANUTRA AIMMA
PIERREL MTA
PININFARINA MTA
PIQUADRO MTA
PITECO AIMMA
PLT ENERGIA AIMMA
POLIGRAFICA S FAUSTINO MTA
POLIGRAFICI EDITORIALE MTA
POLIGRAFICI PRINTING AIMMA
PORTALE SARDEGNA AIMMA
PRELIOS MTA
PRIMA INDUSTRIE MTA
PRISMI AIMMA
RATTI MTA
RENO DE MEDICI MTA
RETELIT MTA
RISANAMENTO MTA
ROMA MTA
ROSETTI MARINO AIMMA
ROSSS MTA
SABAF MTA
SAES GETTERS MTA
SAFE BAG AIMMA
SAFILO GROUP MTA
SERVIZI ITALIA MTA
SESA MTA
SINTESI MTA
SIT AIMMA
SITI – B&T AIMMA
SMRE AIMMA
SNAITECH MTA
SOFTEC AIMMA
SOGEFI MTA
SOLUTIONS CAPITAL MANAGEMENT SIM AIMMA
SPACE3 MTA
SPACTIV AIMMA
SPRINTITALY AIMMA
STEFANEL MTA
TAS MTA
TECH-VALUE AIMMA
TECNOINVESTIM ENTI MTA
TELESIA AIMMA
TERNIENERGIA MTA
TESMEC MTA
TISCALI MTA
TOSCANA AEROPORTI MTA
TPS AIMMA
TREVI FIN INDUSTRIALE MTA
TRIBOO AIMMA
TXT MTA
UNIEURO MTA
VALSOIA MTA
VETRYA AIMMA
VIANINI MTA
VISIBILIA EDITORE AIMMA
WIIT AIMMA
WM CAPITAL AIMMA
ZEPHYRO AIMMA
ZUCCHI MTA

Come investire il risparmio? Bella domanda a cui cerchiamo di dare una valida risposta: sul mercato esistono tantissime valide strategie e progetti di investimento che un potenziale risparmiatore può decidere di sottoscrivere.

Per questo occorre sempre valutare bene tutte le offerte reperibili, il loro potenziale, i vantaggi derivanti dal rendimento ed il loro grado di diversificazione. Tra le diverse alternative presenti sul mercato, i PIR, acronimo di Piani Individuali di Risparmio rappresentano una validissima alternativa e forma di investimento di medio-lungo termine da prendere in debita considerazione.

I Piani individuali di risparmio (PIR) stanno sempre più “trainando” la Borsa italiana, che dal mese di gennaio è una delle più performanti del continente, è quanto hanno osservato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim, Pierluigi Lotti, consulente finanziario e Mario Fumei, Private banker in occasione del quarto e ultimo appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi“, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.
In questa guida cerchiamo di capire meglio che cosa sono i PIR, quali sono i soggetti che li offrono, come funzionano, i vantaggi, i rischi e la detassazione.

PIR: cosa sono e come funzionano

I PIR o Piani Individuali di Risparmio sono una forma di investimento a medio-lungo termine che assolvono ad una funzione di sostegno alla competitività del tessuto imprenditoriale italiano: si tratta di veicolare i risparmi dei nuclei familiari italiani verso le Piccole e Medie Imprese (PMI).

Infatti, i PIR possono essere sottoscritti solo dalle persone fisiche e non dalle persone giuridiche come le imprese e società; ogni singolo soggetto investitore può sottoscrivere un solo piano di risparmio.

In pratica, si tratta di una validissima e importantissima forma di investimento, di veri e propri “contenitori di strumenti finanziari” aventi l’obiettivo di rilanciare e sostenere la struttura portante dell’economia italiana: le imprese di dimensione “minore”.

Si tratta di fondi comuni di investimento che devono investire il 70% del loro capitale in strumenti sia azionari, sia obbligazionari di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e di questo 70%, il 30 % deve essere investito in aziende medio piccole che sono, poi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che fanno più fatica a trovare accesso al credito e a sostenere la competizione globale“, è quanto ha commentato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim in occasione dell’appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi“, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.

Una bella idea, dunque, tanto più che c’è l’aggiunta del ‘regalo’ dell’assenza di tassazione sui guadagni dopo cinque anni”. La capitalizzazione di Borsa in Italia infatti era di 418 miliardi nel 2016, e i Pir hanno raccolto circa 3 miliardi (con prospettive in netta crescita)” ha ulteriormente messo in evidenza lo stesso Bassi.

Per chi ha una disponibilità economica da investire nel medio-lungo termine può decidere di sottoscrivere i PIR per un lasso temporale di almeno 5 anni, con il vantaggio di azzerare l’imposta sui redditi generati dall’investimento dato che l’aliquota sarebbe al 26% e di beneficiare dell’esenzione delle imposte di successione e donazione.

Vantaggi dei Piani Individuali di Risparmio

I PIR sono strumenti finanziari che consentono ai risparmiatori di beneficiare della detassazione a patto di mantenerli per almeno cinque anni e fino ad un tetto massimo di 30 mila euro l’anno. In caso di estinzione anticipata, si deve fare attenzione dato che le tasse sono ugualmente dovute (e con gli interessi).

L’altro grande vantaggio e lato positivo derivante dalla disciplina dei PIR, contenuta nella legge di bilancio 2017, è quello di puntare a fornire un valido supporto e sostegno all’economia domestica costituita in prevalenza dal tessuto di piccole e medie imprese che oggi fanno fatica e hanno difficoltà rilevanti nell’accedere al credito bancario per via delle rules e standard sanciti a livello comunitario, i quali impongono requisiti stringenti nell’erogazione del credito.

Grazie alla sottoscrizione dei Pir, il soggetto risparmiatore può diversificare il rischio del portafoglio investimenti; infatti, è possibile investire in un’ampia gamma di strumenti finanziari: titoli azionari, bonds, conti correnti, fondi comuni, etc.

Infatti, almeno il 70% del portafoglio investimento deve essere destinato ad asset finanziari quali titoli azionari e bond emessi da aziende italiane e/o europee, aventi stabile organizzazione sul territorio nazionale e il rimanente 30% deve essere destinato ad un qualsiasi altro strumento finanziario quale conto corrente e/o deposito bancario.

Inoltre, la disciplina normativa consente che almeno il 21% del portafoglio sia investito in strumenti finanziari emessi da aziende diverse a quelle incluse nell’indice borsistico Ftse Mib. Grazie a questa previsione, ben si comprende che i risparmi si indirizzeranno verso le aziende di piccola dimensione come le listed companies quotate sul segmento STAR.

In tale modo, si viene a beneficiare di un portafoglio ben diversificato con differenti profili di rendimento/rischiosità e con la previsione che non più del 10% del portafoglio sia da destinare a strumenti finanziari emessi da uno stesso soggetto.

Nel 2017 sono cresciuti i prestiti alle famiglie. È quanto reso noto dall’Osservatorio Crif. Buone notizie anche per il bilancio dello Stato: scende il debito pubblico a novembre, il livello più basso dall’aprile dello scorso anno.

Prestiti famiglie 2017

È arrivata una nuova conferma sulla ripresa del credito da parte dell’Osservatorio Crif. Il comparto dei prestiti ha registrato a dicembre 2017 una crescita del 9,3 per cento, portando il consuntivo annuo in positivo dell’1,9 per cento rispetto al 2016. A dicembre prosegue la crescita dell’importo medio dei prestiti, con un rialzo del 5,8 per cento a quota 8.100 euro sul precedente anno.

Il 2017 si è chiuso con un valore medio di 9.050 euro.

Nel dettaglio, i prestiti personali sono aumentati nel mese di dicembre del 18,7 per cento, con un consuntivo positivo da inizio anno del 5,4 per cento.

I prestiti finalizzati a dicembre sono cresciuti del 4,7 per cento ma con riferimento all’intero 2017 registrano un valore negativo dello 0,8 per cento. In risalto anche gli importi medi dei prestiti finalizzati nel 2017, pari a 5.954 euro, in rialzo dell’11,1 per cento rispetto al 2016. Crescita anche per i prestiti personali con un importo medio richiesto di 12.961 euro (+3,6 per cento). Il Crif evidenzia infine, nella distribuzione dei prestiti, la durata superiore ai 5 anni essere la preferita dagli italiani con una quota del 24,9 per cento sul totale (+2,1 per cento). Prosegue invece la discesa della durata inferiore ai 12 mesi, dal 18,7 al 16,5 per cento sull’erogato complessivo.

Debito pubblico in calo

Il debito pubblico italiano scende a novembre a 2.275 miliardi di euro. Una flessione di 14,7 miliardi rispetto allo scorso mese, il livello più basso da aprile 2017. È quanto diffuso da Bankitalia. Una performance dovuta in particolare alla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro, in grado di compensare il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche.

Nel dettaglio, con riguardo ai singoli settori, il debito delle amministrazioni centrali è calato di 15 miliardi di euro, il debito degli enti di previdenza di 0,1 miliardi mentre quello delle amministrazioni locali è cresciuto di 0,5 miliardi.

Con riferimento infine alle entrate tributarie, a novembre sono state contabilizzate nel bilancio dello Stato un totale di 35,9 miliardi, un dato in crescita di 2,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2016. Complessivamente, da gennaio a novembre 2017, sono aumentate dell’1,8 per cento a quota 374,9 miliardi.