Conviene ancora diventare Promotore Finanziario? (GUIDA 2019)

La figura del promotore finanziario come l’abbiamo conosciuta in quei primi anni Novanta, dove il suo ruolo, la fiducia e il prestigio di cui godeva questa categoria professionale è sicuramente venuta meno. Da allora tutto è cambiato.

L’avvento di Internet e la digitalizzazione che ha investito i servizi finanziari e l’industria del risparmio hanno aperto le porte ad un nuovo mercato e a nuovi modi di investire, ma ha creato una grande confusione spesso sfociata in diffidenza da parte dei risparmiatori. Ancora di più ha contribuito la crisi economica degli ultimi decenni.

Quello che veniva considerato in famiglia con la stessa autorevolezza di un medico, è stato scambiato e diluito in un mare di professionisti e nuove professioni che predicano la finanza ma che poco hanno a che vedere con la figura del promotore finanziario.

In questa guida proveremo a fare un po’ di chiarezza cercando di rispondere alla domanda: è ancora conveniente fare il promotore finanziario? Scopriamolo in questa guida dedicata!

Promotore finanziario: chi è e di cosa si occupa?

Il promotore finanziario è quella figura professionale che vende e promuove prodotti finanziari ed assicurativi proposti da una banca, da una società di gestione del risparmio (SGR) o da una società di intermediazione mobiliare (SIM) al pubblico dei risparmiatori.

Ben si comprende che il Promotore finanziario è un intermediario che svolge questa attività presso la sede della banca o della società presso la quale lavora o recandosi al domicilio dei potenziali clienti.

Con i clienti (sia famiglie che aziende) instaura un rapporto diretto suggerendo soluzioni di investimento azionario (equity) o obbligazionario, polizze vita, fondi pensione, etc.  

La sua attività consiste nel procacciare affari redditizi per conto di entità finanziarie quali Banche, Compagnie assicurative, SIM, SGR, etc.

Il promotore finanziario, in qualità di intermediario, promuove la stipulazione di contratti di prodotti o servizi a soggetti privati o a società che hanno risorse economiche da investire e da destinare al mercato del risparmio.

La sottoscrizione di questi contratti genera un profitto per il committente, il quale riconosce una commissione al promotore finanziario per la sua funzione di procacciatore d’affari e di intermediario.

La commissione viene espressa in percentuale in base al fatturato, come pattuito tra le parti al momento della stipula di un contratto che disciplina gli accordi tra il promotore finanziario e il committente.

Il guadagno del promotore finanziario viene definito dalle dimensioni del suo portafoglio clienti e dal volume del fatturato generato nel ciclo di un anno.

Promotore finanziario: il sistema delle provvigioni

Le provvigioni, tramite il quale il promotore finanziario viene retribuito per il lavoro svolto, possono essere di due tipi: dirette, come previste dal management fee o indirette, denominate Over.

Promotore finanziario: è una professione conveniente?

Come abbiamo già accennato, la figura professionale del promotore finanziario è cambiata notevolmente rispetto a un ventennio fa, in cui la sua persona e il suo lavoro godeva di una certa considerazione e prestigio da parte delle famiglie, dei privati e delle imprese.

Cos’è cambiato? É cambiato molto, quasi tutto. É cambiata la società e il suo potere di acquisto in generale e, in particolare, sono cambiati i prodotti ed i servizi finanziari offerti alla clientela.

Ciò si traduce in meno contratti stipulati, di minore qualità e, quindi, meno fatturato e meno provvigioni per i promotori finanziari.

Questa situazione si protrae da molto tempo e non sembra esserci per il momento un considerevole cambio di tendenza. Quindi, lo spazio di manovra dei promotori finanziari si è ridotto moltissimo e la categoria si è impoverita sempre più.

A causa di quanto detto, molti professionisti sono stati costretti a un cambio di prospettive per il loro futuro e, nei migliori dei casi, si è trattato di affiancare la professione del promotore con altre attività collaterali e, nel peggiore dei casi, si è preferito abbandonare la professione.

La Advisor Professional ha pubblicato recentemente una ricerca per mezzo della quale è stato possibile fare il quadro dello stato di salute della professione del promotore finanziario.

Secondo l’analisi di questo studio risulta che un terzo dei promotori finanziari ha generato un giro d’affari piuttosto deludente, al di sotto dei 30.000 euro lordi l’anno.

Il 5% circa dei professionisti attualmente attivi guadagna meno di 9.000 euro lordi l’anno trovandosi così costretto a dedicarsi ad attività secondarie.

Abbiamo detto lordi, ciò significa che a questi importi vanno sottratti i contributi INPS da considerarsi in regime minimale di circa 3200 euro annui.

Inoltre, ci sono da tenere debitamente conto anche i costi di gestione dell’attività come il mezzo proprio per gli spostamenti, le spese dell’affitto di un ufficio, le spese per l’abbigliamento che deve essere curato nei minimi particolari e tutte le altre spese accessorie come, ad esempio, lo stipendio di un dipendente regolarmente assunto e per finire il commercialista e le tasse.

Questo studio ci suggerisce la risposta alla domanda iniziale: può ancora essere considerato conveniente fare il promotore finanziario?

Possiamo dire, dati alla mano, che sicuramente i promotori finanziari che attualmente operano nel mercato sono professionisti di vecchia data e vecchia scuola che hanno saputo mantenere vivo, per quanto ridimensionato, il loro portafoglio.

Per chi volesse intraprendere questa carriera da zero, in questo particolare momento storico, i dati parlano da sé, e forse, non è così conveniente.

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