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Nel 2017 sono cresciuti i prestiti alle famiglie. È quanto reso noto dall’Osservatorio Crif. Buone notizie anche per il bilancio dello Stato: scende il debito pubblico a novembre, il livello più basso dall’aprile dello scorso anno.

Prestiti famiglie 2017

È arrivata una nuova conferma sulla ripresa del credito da parte dell’Osservatorio Crif. Il comparto dei prestiti ha registrato a dicembre 2017 una crescita del 9,3 per cento, portando il consuntivo annuo in positivo dell’1,9 per cento rispetto al 2016. A dicembre prosegue la crescita dell’importo medio dei prestiti, con un rialzo del 5,8 per cento a quota 8.100 euro sul precedente anno.

Il 2017 si è chiuso con un valore medio di 9.050 euro.

Nel dettaglio, i prestiti personali sono aumentati nel mese di dicembre del 18,7 per cento, con un consuntivo positivo da inizio anno del 5,4 per cento.

I prestiti finalizzati a dicembre sono cresciuti del 4,7 per cento ma con riferimento all’intero 2017 registrano un valore negativo dello 0,8 per cento. In risalto anche gli importi medi dei prestiti finalizzati nel 2017, pari a 5.954 euro, in rialzo dell’11,1 per cento rispetto al 2016. Crescita anche per i prestiti personali con un importo medio richiesto di 12.961 euro (+3,6 per cento). Il Crif evidenzia infine, nella distribuzione dei prestiti, la durata superiore ai 5 anni essere la preferita dagli italiani con una quota del 24,9 per cento sul totale (+2,1 per cento). Prosegue invece la discesa della durata inferiore ai 12 mesi, dal 18,7 al 16,5 per cento sull’erogato complessivo.

Debito pubblico in calo

Il debito pubblico italiano scende a novembre a 2.275 miliardi di euro. Una flessione di 14,7 miliardi rispetto allo scorso mese, il livello più basso da aprile 2017. È quanto diffuso da Bankitalia. Una performance dovuta in particolare alla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro, in grado di compensare il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche.

Nel dettaglio, con riguardo ai singoli settori, il debito delle amministrazioni centrali è calato di 15 miliardi di euro, il debito degli enti di previdenza di 0,1 miliardi mentre quello delle amministrazioni locali è cresciuto di 0,5 miliardi.

Con riferimento infine alle entrate tributarie, a novembre sono state contabilizzate nel bilancio dello Stato un totale di 35,9 miliardi, un dato in crescita di 2,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2016. Complessivamente, da gennaio a novembre 2017, sono aumentate dell’1,8 per cento a quota 374,9 miliardi.

Prezzi giù nel 2017 per il mercato immobiliare, con un ribasso medio del 4 per cento. Un anno comunque positivo sul fronte delle compravendite anche se in rallentamento rispetto al 2016.

Immobiliare prezzi case 2017

I prezzi delle case usate scendono del 4 per cento nel 2017 secondo l’ultimo rapporto pubblicato da “Idealista”.

Una tendenza negativa che coinvolge tutte le regioni italiane, ad esclusione del Trentino Alto Adige per il quale si registra un incremento dello 0,7 per cento.

Il dato annuo peggiore è stato rilevato in Lombardia (-7,1 per cento), seguita dal Piemonte (-6,4 per cento) e dalla Sicilia (-5,6 per cento).

Ribassi consistenti nell’anno anche nelle Marche (-4,7 per cento) ed in Campania (-4,5 per cento).

Il valore medio per metro quadrato è risultato pari a 1.819 euro.

Con riferimento alle singole regioni, la Liguria si caratterizza per i prezzi più elevati, con una media pari a 2.614 euro al metro quadrato, seguita dalla Valle d’Aosta (2.460 euro) e dal Lazio (2.444 euro).

La Calabria (902 euro) e il Molise (1.018 euro) sono le regioni meno care.

Con riguardo alle grandi città italiane, Genova chiude l’anno con prezzi in calo del 7,7 per cento, Milano perde il 6,4 per cento, Torino in ribasso del 7,5 per cento e Firenze dell’1 per cento. Flessione anche per Napoli (-4,5 per cento) e Roma (-3,6 per cento).

Le previsioni degli esperti per il 2018 sono per una crescita moderata dei prezzi nelle metropoli e più in generale verso una stabilizzazione delle quotazioni.

Compravendite case in crescita nel 2017

Aumentano le compravendite immobiliari secondo un’analisi eseguita dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa sui dati relativi al primo semestre del 2017.

Dall’indagine si evince che il 17,6 per cento degli acquisti immobiliari è stato portato a termine dagli investitori, con la tipologia più richiesta rappresentata dai bilocali.

Imprenditori, liberi professionisti e impiegati sono le categorie che comprano maggiormente per investimento (76,5 per cento). Nel corso dei primi 9 mesi del 2017 le compravendite sono cresciute del 4,5 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Da un punto di vista geografico, il Sud e le Isole hanno registrato un incremento del 5 per cento, seguite dai Comuni del Centro (+4 per cento) e del Nord (+4,5 per cento). Tra le grandi città, spicca Palermo che ha registrato il maggior progresso in termini di contrattazioni (+13,7 per cento).

Se sei alla ricerca di investimento i fondi immobiliari consentono di ottenere un buon rendimento nel medio-lungo termine. Ecco cosa e come funzionano i fondi immobiliari.

Il mercato immobiliare attrae sempre gli investimenti degli italiani: con l’evoluzione dei bisogni e una crescente domanda di prodotti finanziari e di strumenti di gestione del risparmio innovativi, i fondi immobiliari sono nati nel 1998 per consentire di investire il patrimonio dei risparmiatori in misura non inferiore ai due terzi in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari.

In questa guida approfondiamo la disciplina normativa dei fondi immobiliari, cosa sono, come funzionano, i vantaggi e quali sono i principali fondi su cui investire.

Cosa sono i fondi immobiliari

I fondi immobiliari sono prodotti che consentono di investire esclusivamente o prevalentemente in beni immobiliari, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari.

In sostanza, i fondi immobiliari non sono altro che fondi di tipo “chiuso”: i capitali dei soggetti risparmiatori che hanno a disposizione somme di liquidità anche esigue vengono investiti in beni immobili, oltre che in diritti reali immobiliari e in partecipazioni in società immobiliari.

Il patrimonio di ciascun fondo immobiliare è suddiviso in quote che possono essere negoziate nel Mercato Telematico degli Investment Vehicles (MIV) della Borsa Italiana, come se fosse un normale strumento finanziario mobiliare.

Classifica dei fondi immobiliari

I Fondi immobiliari possono essere classificati in base alle modalità di costituzione nei seguenti:

  • fondi ordinari: nei quali i beni immobili vengono acquistati successivamente alla sottoscrizione;
  • fondi ad apporto: in cui gli immobili vengono conferiti da un ente pubblico o da una società privata;
  • fondi misti: quando una parte dei beni viene conferita mediante apporto e l’altra parte viene acquistata successivamente all’emissione delle quote.

I Fondi Immobiliari possono essere classificati anche in base ai soggetti ai quali si rivolgono (retail o investitori qualificati) ed e alla politica di distribuzione dei dividendi (a distribuzione o ad accumulazione).

La durata minima prevista da queste particolari tipologie di investimento finanziario è pari a 10 anni e può raggiungere anche una durata massima di 25 anni.

Come funzionano?

I Fondi immobiliari nascono con una dotazione iniziale prestabilita di patrimonio, la quale subisce mutamenti e variazioni di quotazione dell’asset dovuti all’apprezzamento/deprezzamento dei beni immobiliari.

Il patrimonio iniziale è costituito da quote (si pensi ad una torta divisa in tante fette) che vengono sottoscritte da vari risparmiatori-investitori: in questa prima fase l’obiettivo è quello di raccogliere risorse presso i soggetti risparmiatori sottoscrittori.

Una volta raccolte le risorse dall’intermediario (SGR), il fondo seleziona gli immobili su cui investire: i beni immobiliari vengono selezionati secondo le diverse linee di gestione del fondo.

Alcuni fondi immobiliari selezionano solo immobili residenziali, altri immobili commerciali, altri zone da edificare.

I soggetti investitori, a seconda della diversa durata di investimento e di sottoscrizione, possono poi rientrare in possesso dei capitali investiti, maggiorati degli interessi maturati se il progetto di investimento si è rilevato proficuo.

Perché investire sui Fondi immobiliari?

Nonostante la crisi del mercato real estate, investire in Fondi Immobiliari rimane un’ottima strategia e, a nostro avviso, è sicuramente da preferire rispetto all’investimento in titoli azionari che sono maggiormente rischiosi ed il cui corso è soggetto a maggiore volatilità.

L’elemento che caratterizza principalmente il “fondo immobiliare” è quello di rendere maggiormente commercializzabili e liquidi gli investimenti per l’acquisto di asset immobili mediante la costituzione di quote che consentono di negoziare in Borsa valori mobiliari.

Ciò permette ad ogni singolo investitore di evitare le procedure di acquisto diretto di beni immobiliari e l’eccessiva onerosità inerente la gestione diretta degli stessi.

Altri interessanti vantaggi sono legati alla continua rivalutazione dei cespiti, al frazionamento del rischio su una diversa tipologia di immobili (commerciali, industriali, uffici, magazzini, ecc.) ubicati in zone diverse, maggiore competitività dei tassi per l’accesso al credito, oltre alla possibilità di diversificare il rischio.

Chi presenta la dichiarazione dei redditi tramite modello 730 o modello Redditi ex Unico può anche presentare la dichiarazione figli a carico. Vale a dire per tutte quelle spese che il contribuente ha sostenuto nel corso dell’anno precedente per i figli a carico, anche portatori di handicap. Vediamo dunque di seguito come funziona la detrazione dei figli a carico e come calcolarla.

Cos’è la detrazione figli a carico

La detrazione figli a carico viene regola dall’articolo 12 del TIUR e dispone tutto quanto riguarda i termini e le condizioni per il riconoscimento della detrazione figli a carico. Per questi ultimi si intende i figli considerati fiscalmente a carico dei genitori, purché il proprio reddito complessivo IRPEF non superi 2.840,51 euro lordi.

Non incidono pertanto età, livello di istruzione, tirocini gratuiti, se convive coi genitori o sia domiciliato all’estero. o dal fatto che conviva o meno con i genitori o se si trova all’estero. Nei 2.840,51 euro vengono presi in considerazione i redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF, soggetto a tassazione ordinaria. Pertanto, si escludono quelli a tassazione separata, soggettati a ritenuta a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

Le detrazioni saranno calcolate in base a 4 fattori:

  • Ammontare del reddito del genitore;
  • Età del figlio;
  • Presenza di figli con handicap;
  • Numero dei figli.

Detrazione figli a carico: quali sono gli importi 2017

Per quanto concerne l’anno in corso, la detrazione figli a carico 2017 è la seguente a seconda dei casi:

  • dagli 800 ai 950 euro, per ogni figlio che abbia 3 o più anni
  • dai 900 ai 1.220 euro, per ogni figlio che abbia meno dei 3 anni;
  • dai 220 ai 400 euro, per ogni figlio portatore di handicap.

Con le nuove disposizioni, la privacy sarà garantita anche per i figli affidati, inserendo solo il loro quantitativo e non il loro codice fiscale.

Come si calcola detrazione figli a carico

Il calcolo della detrazione figli a carico avviene in base all’importo della detrazione base moltiplicata per il quoziente tra 95 mila euro reddito teorico, meno il reddito complessivo. Il risultato finale viene diviso per 95 mila euro. Qualora vi siano più figli presenti, i 95 mila euro sono aumentati di 15 mila euro per ogni figlio ulteriore. Indi per cui, la detrazione fiscale per i figli a carico è da considerarsi inversamente proporzionale al reddito complessivo. L’ultimo livello è pari a zero per i redditi più alti.

Facciamo un esempio:

Il contribuente ha un figlio a carico di 2 anni con un reddito complessivo IRPEF di 25.000 mila euro. Avremo così 1220,00 euro moltiplicato per la differenza tra 95 mila e 25 mila euro, diviso per 95 mila euro. La detrazione figlio a carico sarà di 898,94 euro.

Detrazione figli a carico, la situazione nel 2017

Quest’anno è previsto un aumento per le detrazioni Irpef per i figli a carico, di genitori dipendenti e pensionati. Ma anche una modifica al decreto legge numero 70 del 2011, riguardante l’eliminazione dell’obbligo da parte dei contribuenti che vogliono beneficiare delle detrazioni di dover comunicare ogni anno al sostituto d’imposta i dati relativi alle detrazioni. Infatti, i dati sono validi anche per le dichiarazioni successive, tranne i casi nei quali si verifichino cambiamenti che rendono necessarie nuove presentazioni della comunicazione. Si pensi ad eventi come la nascita o la morte di un figlio, o che un figlio abbia cambiato la propria situazione reddituale. Per cui abbia superato la suddetta soglia e sia considerato non più a carico. In caso di mancata comunicazione, sono previste per il contribuente multe che possono andare dai 258 euro ai 2065 euro. Così come previsto dal decreto legislativo n. 471 del 1997.

In questi anni, sono stati introdotti nuovi meccanismi per controllare e verificare la veridicità delle dichiarazioni sulle detrazioni come la nascita del modello 730 precompilato.

Detrazione figli a carico: come si calcola per genitori separati

Dato l’alto numero di separati e divorziati, diventa anche utile chiedersi come funziona la detrazione figli a carico per i genitori divorziati o separati. Vediamo le varie casistiche:

  • Genitori non legalmente ed effettivamente separati: la detrazione in questo caso viene divisa per metà ciascuno, o assegnata del tutto al partner che gode del reddito complessivo più elevato
  • Separazione legale ed effettiva, annullamento del matrimonio o divorzio: in questo caso viene attribuita al genitore affidatario, almeno che non si sia raggiunto un accordo differente tra le parti
  • Genitori separati con affidamento congiunto o condiviso: la detrazione viene ripartita a entrambi per metà ciascuno, almeno che non venga raggiunto un accordo differente che dia la detrazione al genitore che beneficia del reddito più alto
  • Genitori ancora coniugati: anche in questo caso, metà per genitore o il totale a chi gode del reddito complessivo più alto
  • Genitori Separati: totale al genitore che ha avuto l’affidamento del figlio, o metà ciascuno tra i genitori nel caso in cui sia stato attribuito un affidamento congiunto o condiviso. O, ancora, anche in questo caso il totale della detrazione va al genitore che gode del reddito complessivo più alto tra i due. E infine, qualora sia presente un genitore incapiente, la detrazione spetta completamente ad egli a prescindere dalla sua situazione reddituale
  • Genitori Non Sposati: in questa casistica, si procede con quanto previsto nei casi di genitori separati. Qualora manchi un provvedimento per l’affidamento dei figli, si applica in automatico quanto previsto per i coniugi coniugati

È indubbio che la maggior parte delle piattaforme digitali che sono impegnate nel settore turistico si occupino di fornire prenotazioni di voli e di alloggi ma se queste azioni, indispensabili al viaggio si propongono più redditizie, il mercato si sta accorgendo che gli utenti desiderano avere a disposizione un pacchetto completo, che sappia aiutarli nella scoperta dei musei e delle attrazioni turistiche. Questo è lo scopo della start up Musement, nata nel 2012 ad opera di quattro giovani imprenditori milanesi.

Il primo giro di finanziamenti si è concluso nel 2013 e ha permesso alla piattaforma di sbarcare sul mercato. In breve Musement ha saputo ampliare la sua offerta, aggiungendo alla pura attrazione dei musei anche altre forme di intrattenimento come le gite fuori porta e gli eventi temporanei, quali ad esempio Il Salone del Mobile. L’analisi dei dati ha permesso ai fondatori di comprendere che l’app non veniva impiegata solo ed esclusivamente dai viaggiatori, ma anche dagli stessi abitanti delle città. La nicchia iniziale di persone interessate ai musei si è quindi ‘auto ampliata’ e oggi Musement sa competere con colossi del settore quali Viator, presente sul mercato dal 1998 e ora acquista da Trip Advisor o GetYourGuide, realtà più piccina ma sicuramente consolidata sul mercato.

Musement registra oggi un milione di utenti unici al mese e l’app collegata, che può essere intesa come una sorta di guida turistica interattiva, ha raggiunto il mezzo milione di download. Il fatturato corre di pari passo, con 12 milioni di euro nel 2016 e la previsione di raggiungere i 30 milioni nell’anno in corso. Secondo Zecchini, ceo e founder del gruppo, i dati che meritano di essere considerati interessano gli utenti. Musement ha infatti ‘spostato’ 55 mila persone nel corso del 2016, un dato che dimostra come la sua potenza sia pari a quella di un tour operator di alto livello.

Uno degli obiettivi di Musement è l’internalizzazione, perché meno del 30% del bacino di utenti è italiana, il resto è straniera. L’obiettivo dei fondatori è quindi di diventare leader di settore dell’Europa del Sud e proseguire nella sua espansione all’estero. L’espansione si lega alla presenza di Musement in Spagna con uffici a Barcellona e con l’attività dei country manager, che si stanno muovendo in Russia e negli Stati uniti. Al contempo, la società sta attuando una nuova release del sito, lo strumento base dell’attività di impresa, che si propone di migliorare l’esperienza già ricca proposta, con otto lingue di traduzione e pagamenti accettabili con tutte le maggiori carte di credito. Musement penserà anche alla pubblicità, con la scelta di investire su Google, considerando che la maggior parte delle visite arriva direttamente dal motore di ricerca e anche su Facebook, al fine di aumentare la sua riconoscibilità. E le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare, considerando che la Start Up è un caso di attrazione dei cervelli, con 85 dipendenti attivi, che comprendono 16 talenti arrivati da nazioni diverse.

Il governo ha approvato il decreto per la proroga dal 31 marzo al 21 aprile della scadenza della domanda di rottamazione delle cartelle esattoriali. Equitalia e agli altri enti di riscossione avranno più tempo per rispondere ai contribuenti: non più il 31 maggio ma entro il 15 giugno.

Equitalia rottamazione cartelle 2017

Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che proroga dal 31 marzo al 21 aprile 2017 la scadenza della domanda di rottamazione per le cartelle esattoriali.

In questo modo vengono spostati anche i termini entro cui Equitalia e gli altri enti di riscossione dovranno rispondere ai contribuenti: non più il 31 maggio ma il prossimo 15 giugno.

Chi decide di aderire alla rottamazione delle cartelle dovrà sborsare l’ammontare residuo del debito senza né sanzioni né interessi di mora.

In generale la rottamazione può essere richiesta per tutti i debiti che sono stati affidati all’ente di riscossione entro il 31 dicembre 2016. Imposte e tasse come Iva, Irpef, bolli auto, tributi locali, (Imu, Ici, tassa rifiuti, etc), multe stradali, contributi previdenziali Inps.

Sanatoria Equitalia: numeri

Una sanatoria che può portare a risparmi anche fino al 50%. Si tratta di una definizione agevolata che ha avuto inizio il 4 novembre 2016. Dallo scorso dicembre rappresenta una opportunità per tutti i contribuenti in seguito alla pubblicazione del testo definitivo in Gazzetta ufficiale.

È possibile sanare anche i debiti che si hanno nei confronti del fisco e affidati agli enti di riscossione nel corso del 2016. In base ai numeri forniti dalla stessa Equitalia, dall’avvio della procedura agevolata sono state circa 600mila le istanze presentate all’ente di riscossione.

Come sottolineato dalla società tramite una nota ufficiale, si tratta di una operazione straordinaria che impegna tutte le strutture del gruppo ed i 200 sportelli sparsi sul territorio nazionale. Numerose infatti le richieste dei contribuenti in questi mesi e per tale motivo sono state assegnate altre 500 risorse al personale addetto alle relazioni con il pubblico, in particolar modo nelle grandi città.

Delle circa 600mila domande presentate ad Equitalia, quasi la metà dei contribuenti (il 49,6 per cento) ha fatto uso dei servizi online del portale Equitalia, di e-mail o posta elettronica certificata. Il 48,9 per cento ha invece preferito rivolgersi personalmente alla rete degli sportelli fisici mentre il restante 1,5 per cento ha scelto canali di comunicazione più tradizionali (posta ordinaria, raccomandata). I dati sono aggiornati al 23 marzo 2016 su un totale di 598.988 domande presentate all’ente di riscossione.

Può una start up concentrarsi sull’incrocio fra domanda e offerte di pulizie per la casa? La riposta è sicuramente sì e i dati dimostrano che può riscuotere anche un grande successo. Stiamo parlando Helpling, un marketplace che si propone leader in Europa nella prenotazione dei servi per la casa online. La start up ha annunciato di avere ricevuto un finanziamento del valore di dieci milioni di euro da parte della joint venture Apagic. È il sogno di ogni start up che si avvera, quello di essere creduta e riconosciuta nel valore dagli investitori, di crescere di trasformarsi a sua volta in una grande impresa, o di essere acquistata da una superpotenza per poter proseguire indisturbata la sua esistenza.

A cosa serviranno i dieci milioni di finanziamento? Helpling impiegherà il finanziamento per estendere il suo marketplace e per includere ancora più servizi domestici a quelli che già contempla. Si tratta di risorse importanti, che si aggiungono ai 67 milioni di euro che la start up era riuscita ‘racimolare’ fin dagli esordi, avvenuti nel 2014. Sono finora tante le case e gli appartamenti che sono stati tirati a lucido dai lavoratori di Helpling ed è interessante notare che i clienti sono affezionati. L’85% degli utenti della piattaforma fa infatti ordini continuativi e acquista sistemi a pacchetto della durata di una settimana o di un mese.

Quali saranno i nuovi servizi della piattaforma? Helpling ha lanciato all’inizio del 2017 dei servizi aggiuntivi in venti città tedesche e le nuove soluzioni guardano alla pulizia dei vetri e delle vetrate, all’imbiancatura e al montaggio dei mobili solo per citare i più notevoli. I feedback che l’azienda riceve ogni giorno sono ottimi e l’investimento di dieci milioni di euro servirà anche per spingere questi nuovi servizi anche in tutto il resto dell’Europa.

Al contempo, l’espansione del marchio e quindi della piattaforma, serviranno per rendere il brand sempre più grande e riconoscibile, fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per chi ricerca bravi lavoratori, che puliscono casa e che svolgono le faccende domestiche.

La domanda sorge quindi spontanea, ovvero riuscirà ad attecchire in Italia una piattaforma che si occupa di lavori domestici? La realtà è più che attiva in Italia e si propone bella, accattivante e semplice da usare. In realtà si tratta di una bella sfida, perché non bisogna dimenticare che il lavoro sommerso in questo campo è fra i più diffusi e inarrestabili del paese.

Ma il caso Helpling dimostra che si può mettere ordine anche in una terra di nessuno come le pulizie di casa, dove amici di amiche e amiche di amici vengono a pulire la cucina per cinque euro all’ora e meno, senza assicurazioni sugli infortuni di sorta e senza la minima prospettiva di contribuzione. I voucher potevano sicuramente rappresentare una risposta, ma si sono purtroppo rivelati una speranza mal riposta. Ecco che la nuova tecnologia può scendere in campo, per cambiare le carte in tavola e per rendere anche questo settore un po’ più pulito e controllato.

Oggi moltissimi italiani cercano tantissimi modi per guadagnare online e uno di questi consiste nel rispondere ai sondaggi online. Un sito che sta diventando molto famoso in questo senso si chiama Toluna.

Toluna è un portale in cui tutti possono iscriversi in una community social e partecipare ai sondaggi su vari prodotti e servizi, ricevendo un compenso in piccole somme di denaro. I sondaggi sono di vario tipo e possono riguardare opinioni su prodotti che sono in commercio o abitudini nel vestire o nell’alimentazione, tutto insomma per fornire dati alle aziende che fanno indagini di mercato. E’ un sito di sondaggi che è molto simile ad altri giù conosciuti e che potete trovare in rete. Vogliamo capire ora se Toluna è un servizio affidabile o no e come funziona.

Toluna : come funziona e come guadagnare

Il sito di Toluna non è una novità assoluta ma ha qualche anno di anzianità. E’ tuttavia ritenuto uno dei siti più affidabili nel settore grazie alla reputazione che si è costruito nel corso degli anni.

Per iscriversi a Toluna basta recarsi sul sito ufficiale ed effettuare la procedura di registrazione inserendo dati come l’indirizzo di posta elettronica (email), l’età e l’area geografica di residenza. Ci si può registrare utilizzando il modulo apposito o effettuando l’accesso tramite il proprio account Facebook.

Se si utilizza l’accesso con Facebook verrà chiesto in un secondo momento di aggiornare il proprio profilo con ulteriori dati come la foto, un meccanismo che consentirà di acquisire più punteggio e così aumentare i propri guadagni rispondendo ai sondaggi. I punti accumulati, infatti, vengono poi convertiti in premi.

Fra i premi più gettonati ci sono le lotterie, i coupon ed alcuni oggetti detti gitft ovvero regali che possono essere richiesti nel momento in cui su raggiunge una soglia minima di 1000 punti. I premi sono di vario tipo, possono essere oggetti oppure voucher per acquistare da altri portali di eCommerce come Amazon, Zalando e via dicendo. Per chi accumula molti punti Toluna offre la possibilità di ricevere i premi in denaro attraverso il bonifico bancario. Inoltre accumulando punti si hanno ulteriori vantaggi, è infatti possibile partecipare ad estrazioni di una lotteria in cui si possono vincere fino a 2.000 euro.

Non è necessario accumulare migliaia di punti per accedere alle estrazioni di Toluna. Con soli 1000 punti, infatti, è possibile partecipare all’estrazione di smartphone di ultima generazione. E’ possibile inoltre impiegare i punti per aggiudicarsi articoli di proprio interesse partecipando ad un’estrazione e scoprendo successivamente se il premio è stato vinto oppure no. Fra questi articoli ci sono oggetti di vario tipo come prodotti di elettronica, prodotti di belleza, riviste, viaggi e molto altro.

Toluna: opinioni e premi

Possiamo dire che sicuramente Toluna è un buon sito per chi vuole guadagnare piccole somme di denaro o vincere oggetti. Rispetto ad altri siti c’è una vasta gamma di oggetti che vengono estratti e ci sono tante tipologie di sondaggi a cui si può partecipare.

E’ sufficiente dedicare pochi minuti della propria giornata in modo costante per accumulare i punti fedeltà necessari a partecipare alle estrazioni o vincere coupon e premi in denaro. Il minimo importo che si può incassare è di 35 euro ed è raggiungibile dedicano pochi minuti al giorno a rispondere i sondaggi.

Con Toluna potete inoltre inserire delle domande a cui risponderanno altri membri della comunità consentendovi di ottenere feedback e punteggio. E’ possibile anche creare dei sondaggi rapidi o creare i propri sondaggi con statistiche sempre aggiornate in tempo reale. Per questi motivi la nostra opinione su Toluna non può che essere positiva, parliamo di un sito molto affidabile che invia regolarmente i premi ai suoi iscritti e nei tempi stabiliti. Toluna è insomma un ottimo sito per guadagnare piccole cifre rispondendo ai sondaggi online con facilità.

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