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Che cos’è il Drop Shipping? Perché è sempre più rilevante nel mondo dell’E-Commerce? Ogni giorno milioni di persone nel mondo si connettono sul web, comunicano, si scambiano informazioni, creano blog, condividono contenuti multimediali e acquistano prodotti e servizi. In fin dei conti, non possiamo negare di essere nell’epoca del web e … siamo solo all’inizio.

Grazie alla tecnologia, l’E-commerce (commercio elettronico) è “esploso” e non conosce crisi: acquistare beni e servizi e concludere transazioni commerciali sul web fa parte oramai della nostra quotidianità e del nostro modo di vivere. Oggi, vendere online rappresenta una grande opportunità per tutta la platea di esercenti commerciali che vogliono ampliare il loro business o semplicemente beneficiare dei vantaggi legati al commercio online. In questa guida scopriamo che cos’è il drop shipping, quali sono i vantaggi per il venditore ed il drop shipper e la normativa fiscale vigente.

E-commerce e Drop shipping: un connubio perfetto nell’Era del web

Il sistema di vendita in “drop ship” affonda le sue origini in America e si è diffuso grazie alla crescita di siti di aste online, che hanno permesso alle Community di venditori di proporre quotidianamente un catalogo di prodotti messi a disposizione dai drop shipper, sui loro E-Store, guadagnando a provvigione. In un contesto sempre più evoluto si inserisce a pieno titolo il drop shipping, un pratico e vantaggioso metodo di vendita online senza avere necessità di avere uno store fisico o un magazzino di stoccaggio. In buona sostanza, l’esercente commerciale, una volta effettuata la vendita, trasmette l’ordine al fornitore (c.d. “dropshipper“), il quale spedisce il prodotto direttamente all’utente finale. Grazie a questo modello di vendita, l’esercente commerciale si preoccupa esclusivamente della promozione dei prodotti e delle referenze vendute, senza prestare attenzione alle relative incombenze legate ai processi di imballaggio e spedizione che sono oggetto di cura del fornitore.

Non c’è necessità di perdere tempo alla ricerca della location o del personale di vendita più adatto per il business (e di farsi carico delle relative spese): se si decide di avviare un’attività in drop shipping la cosa più importante da fare è ricercare un partner commerciale, ovvero un fornitore (o drop shipper) corretto e attendibile con cui instaurare un accordo strategicamente rilevante.

Grazie al modello di vendita del Drop shipping, come rappresentato nello schema sopra riportato, siamo di fronte ad una triplice interazione telematica tra venditore, fornitore e acquirente:

  • il consumatore finale (customer) ricerca su Internet il prodotto di suo interesse e conclude l’ordine sul sito E-Commerce;
  • il venditore (marketer) tramite il proprio sito E-Commerce raccoglie l’ordine e lo comunica al fornitore;
  • il fornitore (Drop Shipper) facendosi carico di tutte le attività (stoccaggio, imballaggio e spedizione della merce), prepara l’ordine e spedisce il prodotto al cliente finale.

I vantaggi per il venditore e per il Drop shipper

Da quanto si evince dallo schema esplicativo sopra riportato non possiamo negare che il Drop Shipping comporti innumerevoli vantaggi per l’esercente commerciale e per il soggetto fornitore o drop shipper. Per il venditore, ben si comprende come può beneficiare della possibilità di crearsi un’attività di vendita senza necessità di investire capitali; vendere personalmente o tramite siti web o aste online e senza avere necessità di avere magazzini fisici o dipendenti. Per il drop shipper i vantaggi sono ascrivibili alla maggiore capillarità di penetrazione dei mercati sia tradizionali che online e all’aumento della propria rete di vendita.

Drop shipping in Italia: normativa fiscale, rischi e costi connessi

Come già messo in evidenza tra i principali vantaggi del drop shipping c’è sicuramente la possibilità per i venditori online di ridurre i costi che accompagnano l’avvio di ogni attività. Con il metodo del drop shipping l’investimento iniziale è totalmente focalizzato sulle attività di social media marketing ovvero sulla realizzazione e la cura di un accattivante sito web per fare incetta di clienti.

Il secondo passo da compiere è affrontare l’iter burocratico, senza troppe novità rispetto all’apertura di un negozio fisico:

  • apertura Partita IVA;
  • richiesta di iscrizione alla Camera di Commercio competente;
  • presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

E’ bene a questo punto fare chiarezza in termini di fiscalità quando venditore, fornitore e acquirente sono residenti in Paesi diversi: stiamo parlando di operazioni triangolari IVA. Se il passaggio dei beni avviene nel contesto nazionale o comunitario (triangolazioni nazionali o comunitarie), la normativa fiscale è piuttosto semplice prevedendo due contratti di cessione dei beni; uno dal fornitore al venditore e-commerce e l’altro dal venditore e-commerce al cliente finale, con relative fatture ai fini IVA. Quando, invece, ci troviamo di fronte ad una triangolazione extracomunitaria, e nell’interazione si inserisce un soggetto residente in un Paese non appartenente all’Unione Europea (ad esempio un fornitore cinese), siamo di fronte ad una operazione commerciale fuori campo IVA e sarà il cliente finale a farsi carico delle spese IVA per il bene importato in base a quanto previsto dell’articolo 7 del DPR 633/1972. Come tutte le attività commerciali anche il drop ship ha suoi rischi che i venditori devono valutare prima di avviare un’attività di vendita attraverso questo sistema. I rischi più comuni sono connessi:

  • rischio di esaurimento prodotti: accade quando viene venduto un prodotto non più disponibile nel magazzino del fornitore/dropshipper,
  • basse percentuali di guadagno: i prodotti venduti in drop ship garantiscono un margine di guadagno che non eccede il 20/30%,
  • elevata concorrenza sui siti di vendite online.

Con la pubblicazione della Risoluzione n.40/E l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla tassazione della capogruppo (holding) neocostituita. L’amministrazione fiscale ha chiarito che la holding neocostituita può optare, a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime di tassazione di gruppo con la società controllata. Per capire meglio ripercorriamo quanto precisato dall’Amministrazione fiscale alla luce della fattispecie presentata dall’istante nella Risoluzione n. 40/E riguardante un’operazione di riorganizzazione aziendale.

Consolidato fiscale dopo riorganizzazione del gruppo aziendale: chiarimenti Agenzia delle Entrate

Chiarimenti sulla tassazione di gruppo con la Risoluzione 40/E del 17 maggio 2018, contenente le risposte a due differenti interpelli.

Il caso

Il caso vede Alfa Srl, Beta SpA, Gamma Srl e Delta Srl, società costituenti il “Gruppo”, che redigono il bilancio in conformità ai principi contabili nazionali e “solo Delta Srl ha un esercizio non coincidente con l’anno solare che termina il 30 giugno di ogni anno”, come riportato sulla stessa Risoluzione.

Le quote del capitale sociale di Alfa Srl (“Holding”) ovvero la capogruppo, di Beta SpA, di Gamma Srl e di Delta Srl sono interamente detenute da persone fisiche, appartenenti al medesimo nucleo familiare. L’istante fa presente che è stata decisa una riorganizzazione del Gruppo, con la costituzione, nel mese di giugno 2017, della società Alfa Srl destinata a svolgere il ruolo di holding alla quale verrà conferito dagli attuali soci, l’intero capitale sociale di Beta SpA, Gamma Srl. e Delta Srl.

I quesiti posti dall’istante all’Amministrazione fiscale

L’istante con due interpelli differenti chiede esplicitamente:

  • se è possibile per la holding neocostituita optare per la tassazione di gruppo comprendendo tutte le società
  • se si realizza un indebito vantaggio fiscale che crei abuso.

Agenzia dell’Entrate: il Parere

Nel rispondere al soggetto istante, l’Agenzia delle Entrate ha ricordato che ai sensi dell’articolo 117, comma 1, del TUIR l’esercizio dell’opzione per la tassazione di gruppo esige che la holding possegga nelle società che intende consolidare una partecipazione che sia espressiva di un rapporto di “controllo rilevante”. La norma recita, a tal proposito: “la società o l’ente controllante e ciascuna società controllata rientranti fra i soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a) e b), fra i quali sussiste il rapporto di controllo di cui all’articolo 2359, comma 1, numero 1), del codice civile, con i requisiti di cui all’articolo 120, possono congiuntamente esercitare l’opzione per la tassazione di gruppo”.

Per quanto concerne il requisito del “controllo rilevante”, esso deve sussistere sin dal periodo d’imposta per il quale la controllante e la controllata optano per il consolidato. Un’eccezione alla regola contenuta nel citato comma 2 dell’articolo 120 del TUIR è quella prevista dall’articolo 2 del decreto ministeriale 9 giugno 2004, che consente alle holding neocostituite di optare in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo, a partire dall’esercizio di costituzione.

La Circolare n. 40/E del 26 settembre 2016, con riferimento alla partecipazione delle società neocostituite al consolidato fiscale aveva chiarito che il legislatore reputa sufficiente la sussistenza del requisito del controllo rilevante a partire dall’inizio del loro esercizio, senza guardare invece all’inizio dell’esercizio della controllante.

In buona sostanza, se “il controllo rilevante dovesse essere verificato tanto con riferimento all’inizio dell’esercizio della consolidante quanto con riferimento all’inizio dell’esercizio delle consolidate, le società neocostituite non potrebbero optare, in qualità di consolidate, per il regime della tassazione di gruppo già a partire dall’esercizio di costituzione”.

La soluzione interpretativa contenuta nella Circolare n.40/E è stata estesa alla fattispecie del delle società che siano state acquisite dalla controllante in corso d’esercizio (cd. “società neo acquisite”) che abbiano fatto coincidere:

  1. a) la data della loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio in corso al momento dell’acquisizione;
  2. b) la data di chiusura del primo esercizio successivo alla loro acquisizione da parte della controllante con la data di chiusura dell’esercizio della controllante.

Rimane ferma la condizione che la loro acquisizione da parte della controllante sia avvenuta entro il termine utile per esercitare l’opzione per il consolidato fiscale e che sussistano gli altri requisiti richiesti dalla normativa vigente.

Analogamente a quanto accade per le società neocostituite, la controllante può immediatamente consolidare i risultati fiscali prodotti dalle controllate/neo acquisite durante un periodo d’imposta “interamente controllato” dalla stessa e che si chiude nella stessa data in cui è prevista la chiusura del periodo d’imposta della controllante.

Alla luce della fattispecie presentata dall’istante:

  • la Holding, costituita in data 26 giugno 2017, ha acquisito, in data 28 giugno 2017, la partecipazione totalitaria al capitale sociale della società Delta S.r.l.;
  • Delta S.r.l. modificherà la durata del proprio esercizio sociale allineandolo, in coerenza con la Holding e le altre società del Gruppo, all’anno solare, sicché l’esercizio che ha avuto inizio il 1° luglio 2017 si chiuderà il 31 dicembre 2017 mentre gli esercizi successivi avranno durata 1° gennaio – 31 dicembre.

Il caso è riconducibile a quello contemplato dalla Circolare n. 53/E del 2004 (paragrafo n. 3), pertanto, la Holding può optare, già a partire dall’esercizio in cui ne è avvenuta la costituzione, per il regime della tassazione di gruppo con la società Delta S.r.l., consolidando i redditi prodotti da quest’ultima nel periodo d’imposta 1° luglio 2017 – 31 dicembre 2017.

Come sottolineato nella Risoluzione n.40/E, la tassazione consolidata facente capo alla Holding includerà:

  • i redditi relativi al periodo d’imposta della Holding compreso tra la data di costituzione della Holding e il 31 dicembre 2017,
  • i redditi relativi al periodo d’imposta di Delta S.r.l. che va dal 1° luglio 2017 al 31 dicembre 2017.

La Holding dovrà comunicare mediante il Modello “Comunicazioni per i Regimi di Tonnage Tax, Consolidato, Trasparenza e per l’Opzione IRAP” l’opzione per il consolidato fiscale all’Agenzia delle Entrate entro il termine di presentazione del Modello Redditi SC 2017, ovvero entro il 31 ottobre 2017.

Flat tax o tassa “piatta”: che cos’è e come funziona? A chi conviene e perché se ne parla? Si tratta di una novità che verrà introdotta nel 2019 in seguito alla Accordo-Contratto di Governo stipulato tra la Lega ed il Movimento 5 Stelle. Tra scontenti e confusione, c’è da domandarsi a chi converrà effettivamente la Flat Tax proposta da Salvini. Per comprenderlo, la Redazione di WebEconomia ha raccolto in questo articolo alcuni esempi utili e concreti, tenendo conto del numero di componenti del nucleo familiare e del reddito lordo annuo.

Critiche alla Flat Tax: che cos’è questo sistema fiscale?

Tutti noi abbiamo sentito parlare della Flat Tax, ma probabilmente in pochi sanno di che cosa si tratta esattamente. Si tratta di un sistema fiscale non progressivo, che prevede l’applicazione di una tassa “piatta” basata solo ed esclusivamente su un’unica aliquota per tutti, avente l’obiettivo di ridurre fortemente l’evasione fiscale e di aumentare il gettito delle entrate nelle Casse Erariali dello Stato.

In effetti, l’introduzione di un’imposta unica sui redditi, ha “sollevato” non poche critiche e dubbi sulla sua incostituzionalità: secondo l’articolo 53 della nostra carta fondamentale, tutti i contribuenti fiscali sono tenuti a contribuire alle spese pubbliche in base alla loro capacità contributiva ed utilizzando un criterio di progressività.

In quanto sistema di tassazione proporzionale ad aliquota unica, la tassa “piatta”, secondo gli autorevoli esperti di diritto fiscale, “dovrebbe risultare incostituzionale, anche se esistono scorciatoie che ne mascherano l’illecita ragion d’essere”. Infatti, le deduzioni fiscali per i redditi bassi lasciano presupporre una certa progressività.

Come funziona la tassa “piatta”?

Nell’accordo-contratto stato stipulato tra M5S e Lega si prevede l’introduzione dell’aliquota del 15% e del 20% per le persone fisiche, per le Partite IVA e per le famiglie, mentre l’aliquota del 15% sarà applicabile alle società. Sarà previsto, quindi, un doppio regime sarà applicabile alle famiglie, alle imprese e alle partite IVA, mentre per le società l’aliquota sarà fissa.

Con questo sistema fiscale il beneficio maggiore andrà a favore delle imprese che ad oggi pagano imposte IRES pari al 24% e potranno ottenere un notevole risparmio.

Per quanto concerne le deduzioni queste saranno forfettarie fino a 3.000 euro sulla base del reddito del nucleo familiare, al fine ultimo di garantire la progressività costituzionale. Ad oggi non si sa ancora se saranno previste o meno detrazioni o deduzioni per le imprese e per le Partite IVA. Inoltre, al fianco dell’imposta unica sui redditi con aliquota piatta e bassa, probabilmente ci sarà una “no tax area pensionati” e una “tax area lavoratori” a 13.000 euro annui: questo comporterebbe l’esenzione dal pagamento al di sotto della soglia.

Tutti questi elementi sono alla base dell’accordo preventivo tra Lega e Movimento 5 Stelle e non devono essere considerati, quindi, come dei principi certi e non modificabili. Per sapere con certezza come funzionerà la flat tax, infatti, occorrerà attendere prima di tutto la formazione del Governo, l’approvazione del contratto da parte degli elettorati di entrambe le parti politiche e l’approvazione del contratto da parte del Presidente della Repubblica.

Vantaggi e Svantaggi della Flat Tax: quali sono?

Secondo gli autorevoli sostenitori della Flat Tax, i vantaggi derivanti sono ascrivibili ai seguenti:

  • lotta all’evasione fiscale e dell’elusione,
  • maggiore semplificazione fiscale,
  • dialogo trasparente tra cittadini/aziende e Amministrazione fiscale,
  • aumento delle entrate nelle Casse dell’erario,
  • tutti i contribuenti italiani pagherebbero meno tasse,
  • le imprese, le Partite IVA e tutti coloro che creano ricchezza o investono non saranno più demotivati dall’alta tassazione,
  • tutti i contribuenti saranno stimolati a dichiarare i propri redditi e proventi e potranno compilare in modo autonomo la dichiarazione dei redditi.

Quali sono, invece, gli svantaggi della tassa “piatta”? Oltre ai vantaggi, occorre considerare anche i punti di debolezza che potranno derivare dall’introduzione della Flat Tax:

  • niente più detrazioni e deduzioni in base al numero dei figli, delle spese mediche, ristrutturazioni, etc.
  • numerosi vantaggi per chi percepisce redditi medio-alti. Infatti, se un lavoratore dipendente oggi guadagna 70.000 euro l’anno, con l’applicazione degli scaglioni Irpef, pagherebbe un’aliquota al 41% con la tassa “piatta”, pagherebbe il 15% o il 20%. Il risparmio è evidente!

Esempi concreti

Facciamo qualche esempio numerico per chiarire meglio le tasse alle quali potrà essere soggetta una determinata impresa sulla base dei guadagni ottenuti.

Se un’impresa guadagna 50.000 euro, con l’attuale sistema di deduzioni ha la possibilità di richiedere una deduzione complessiva pari a 22.000 euro, quindi il reddito soggetto ad imposta sarebbe pari a 28.000 euro. Con il sistema fiscale attuale, tale impresa pagherebbe 6.720 euro di tasse (IRES), mentre con la flat tax pagherebbe 4.200 euro, con un risparmio di 2.530 euro.

Non sappiamo ancora, però, se tutte le deduzioni saranno ancora presenti oppure no. In caso negativo, i costi deducibili saranno pari a 20.000 euro ed il reddito imponibile sarà di 30.000 euro. Con il sistema IRES l’impresa pagherebbe 6.720 euro di tasse, mentre con l’introduzione della flat tax pagherebbe 4.500 euro, con un risparmio di 2.220 euro.

Auspichi a diventare un imprenditore di grande successo? Prova ad aprire un’attività in franchising: si tratta di una validissima formula che ti consente di diventare imprenditore di te stesso avvalendoti del know-how e della brand reputation di un marchio commerciale già affermato e noto sul mercato.

Il contratto di affiliazione commerciale è sicuramente un’interessante strategia ed opportunità per crearsi un posto di lavoro e per sviluppare un proprio store da gestire ed organizzare, beneficiando dei corsi di formazione del franchisor. In quale settore puoi operare con la formula del franchising? Da un negozio di abbigliamento ad un ristorante, da uno store di telefonia ad una pasticceria; insomma, molti sono i vantaggi che puoi beneficiare dall’apertura di un negozio in franchising. Segui la guida che ForumEconomia ha approntato per te!

Contratto di Franchising: normativa vigente

Una delle formule di collaborazione commerciale indicata per chi ha intenzione di intraprendere un’attività di business è quella di siglare un contratto di franchising o di affiliazione commerciale.

Grazie a questa forma di accordo commerciale per la distribuzione di prodotti/servizi, è possibile avviare una attività di business senza dover iniziare da zero, beneficiando di un brand già affermato sul mercato.

La fonte normativa è contenuta nella Legge 129/2004 che definisce il franchising come «un contratto […] fra due soggetti giuridici, economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all’altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale relativi a marchi, denominazioni commerciali, insegne, modelli di utilità, disegni, diritti d’autore, know how, brevetti, assistenza o consulenza tecnica e commerciale, inserendo l’affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi».

Dal tenore normativo ben si comprende che il franchisor (produttore e/o distributore) concede all’affiliato o franchisee il diritto di distribuire i propri prodotti e/o servizi utilizzando la propria insegna commerciale.

Il contratto di affiliazione commerciale o di franchising rientra nella categoria dei contratti di retailing, ovvero di distribuzione commerciale e i soggetti coinvolti nell’accordo sono ascrivibili ai seguenti: il Franchisor (il soggetto Affiliante) e il Franchisee (il soggetto Affiliato) che siglano un accordo di partnership volto a commercializzare beni e/o servizi. L’affiliato deve impegnarsi a seguire le regole sancite dal Franchisor e deve acquisire il giusto patrimonio di conoscenze mediante corsi di formazione.

Il Franchisor, infatti, è un soggetto che ha acquisito esperienza e ha sperimentato la sua formula di commercializzazione nel mercato, ha raggiunto successo economico, commerciale e reputazionale e continua a rafforzare il proprio potere sul mercato attraverso il sistema del franchising.

Il Franchisee apre la sua attività beneficiando di visibilità sul mercato e deve pagare una percentuale sul fatturato (royalty) e/o di una commissione di ingresso (fee), oltre ad impegnarsi a rispettare le norme contrattuali che regolano l’accordo tra le parti.

Quali sono i vantaggi per l’imprenditore affiliato?

L’accordo di affiliazione commerciale è la scelta ideale per chi non ha esperienza in un dato settore e non sa come “muoversi” nell’aprire e nel gestire un’attività di business. Sicuramente, il franchisee ha la possibilità di beneficiare della buona reputazione commerciale apprezzata dai consumatori. La forza del marchio del franchisor aiuta il franchisee a “calamitare” l’attenzione dei clienti, ad incentivare la frequenza in store e ad accrescere il giro d’affari.

Grazie al contratto di franchising, un aspirante imprenditore può organizzare il proprio store ad hoc grazie alla presenza di una struttura imprenditoriale perfettamente funzionante. Oltre a ricevere formazione “in campo”, il soggetto affiliante riceve assistenza gratuita da parte della casa madre; in questo modo i costi organizzativi risultano minimizzati, così come le spese concernenti l’investimento pubblicitario e quelle relative all’acquisto di attrezzature, arredi, computer, etc.

Ben si comprende che il risparmio per gli investimenti in immobilizzazioni immateriali e/o materiali sia notevole per chi decide di aprire un’attività commerciale mediante la formula del franchising.

Intraprendere un’attività imprenditoriale mediante la formula dell’affiliazione commerciale aiuta ogni affiliato a conoscere a priori le difficoltà e le sfide che deve essere in grado di affrontare durante l’iter di sviluppo.

I vantaggi non si esauriscono qui dato che il franchisee ha la possibilità di beneficiare della possibilità di accedere con più semplicità al mercato del credito: banche e/o finanziarie sono maggiormente propense a concedere prestiti, finanziamenti e ogni altro prodotto creditizio ad imprenditori che offrono maggiori garanzie.

 

Intraprendere un’attività in franchising: quale insegna commerciale scegliere?

Gli imprenditori commerciali che decidono di avviare un’attività di business mediante la formula del franchising possono siglare un accordo di affiliazione con un franchisor “leader” nel settore in cui opera.

Ad esempio, per chi decide di avviare un fast food in franchising, l’insegna commerciale McDonald’s è il leader indiscutibile con cui poter stringere l’accordo. Oltre l’80% dei fast food del “gigante” della ristorazione veloce si basa proprio sulla formula del franchising.

Per avviare un fast food affiliato alla nota insegna commerciale McDonald’s, è necessario aver maturato esperienze di management aziendale, essere in grado di gestire un ristorante e di sviluppare il business con azioni di marketing locale, oltre ad avere una buona disponibilità economica di almeno 150.000 euro.

 

Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilizzazione degli investitori nazionali ed internazionali nell’investire capitali verso progetti di investimento sostenibili in grado di creare valore nel medio-lungo periodo.

Tra i vari strumenti di Finanza Sostenibile, i Fondi Etici rivestono sempre più rilevanza all’interno dell’industria del risparmio e degli investimenti.  Si tratta di fondi comuni di investimento che permettono ai piccoli risparmiatori di investire sui mercati con un approccio etico e socialmente responsabile.

Dagli anni 2000 e ad oggi i Fondi Etici rimangono uno degli strumenti di gestione del risparmio più diffuso tra gli investitori retail che sono sempre più attenti alle tematiche “green” e di finanza sostenibile.

Cosa sono i Fondi Etici?

Fondi etici” è il termine con cui sono più conosciuti i fondi socialmente responsabili (Sri) o che adottano criteri Esg (environmental, social and governance) nella selezione degli investimenti. A partire dalla seconda metà degli anni ’90, oggi i Fondi Etici costituiscono lo strumento più interessante di finanza etica per i piccoli risparmiatori.

La maggior parte dei Fondi Etici è accompagnata dalla sigla identificativa ISR, acronimo di Investimento Socialmente Responsabile

Il fondo etico ha una politica di investimento che vieta l’acquisto di un insieme di titoli e/o privilegia l’acquisto di titoli sulla scorta di determinati criteri che vanno oltre la mera logica del guadagno e della massimizzazione del rendimento atteso e del ritorno economico.

I fondi etici non debbono essere considerati fondi solidali dato che questi semplicemente devolvono parte dei rendimenti ad iniziative e progetti di solidarietà.

Come investono i Fondi etici?

Ciò che caratterizza maggiormente un fondo etico riguarda le scelte d’investimento ovvero come il fondo investe al fine ultimo di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso.

Alcuni fondi etici si appoggiano a un indice etico di riferimento, come ad esempio gli indici Dow Jones Sustainability Index o Ftse4Good e l’indice Ftse Ecpi Italia Sri introdotto alla Borsa di Milano.

Altri fondi selezionano gli investimenti in base alle analisi condotte da società specializzate sui temi del “green” e della Corporate Social Responsability. Spesso le società di consulenza selezionano un pool di titoli che soddisfano determinati requisiti di carattere sociale ed ambientale.

Non possono essere oggetto di investimento da parte di un fondo etico i titoli di emittenti operanti nei seguenti settori: armi, pornografia, tabacco, test su animali. Questi sono i titoli esclusi dall’universo della cosiddetta “black list”.

Gli indici etici come ogni altro indice borsistico devono rispondere a determinati criteri di composizione e di calcolo al fine ultimo di garantire la comparazione di ogni indice etico con un indice tradizionale di riferimento.

Ad esempio, gli indici etici italiani Ftse Ecpi Italia Sri sono confrontabili con l’andamento dell’indice Ftse Italia All-Share e così via.

Tra le varie tipologie di indici etici possono essere focalizzati su determinate aree geografiche o essere fondi “tematici” o “settoriali” che investono solo in un unico comparto economico che abbia determinate caratteristiche di responsabilità sociale (energie rinnovabili, efficienza energetica, salute, riduzione degli sprechi, etc.).

L’approccio è quello di escludere dalla selezione tutti i titoli di emittenti operanti in determinati settori economici (armi, pornografia, tabacco, test su animali).

Comitato etico: che ruolo espleta in un Fondo etico?

Alcuni fondi etici si dotano di un Comitato etico che espleta il ruolo di supervisor sull’attività svolta ed esprime la propria opinione sull’universo di titoli su cui investire e sulla composizione della “black list”. Lo stesso Comitato etico può anche avere diritto di veto sull’ammissione di determinati titoli su cui investire.

Per garantire l’elevato profilo di responsabilità sociale dei fondi, il Comitato Etico è un organo indipendente, di terza parte ed autonomo, composto da membri scelti tra personalità dotate di un elevato profilo morale e di riconosciuta esperienza nel campo dell’ambiente, della socialità, dell’eticità, della qualità e dell’impegno civile.

Investire nei Fondi Etici: Banca Etica

Banca Etica si propone come il valido interlocutore e punto di riferimento nel panorama italiano per essere in grado di offrire vari prodotti e servizi bancari pensati per i privati, famiglie e imprese.

In Italia Banca Etica è l’unico istituto di credito che mostra in modo trasparente sul proprio sito tutti i finanziamenti erogati attraverso cui i risparmiatori possono partecipare ad un Fondo Etico per sostenere attività etiche, oltre che gestire i loro risparmi.

Banca Etica propone ai propri soci e clienti il fondo pensione etico Pensplan Plurifonds, che consente un utilizzo responsabile del denaro anche nel settore della previdenza integrativa.

Oltre al trattamento pensionistico di base, ogni investitore può decidere di versare i contributi per maturare una pensione complementare o integrativa socialmente responsabile.

Il Fondo pensione AequITAS nasce dalla partnership tra Banca Etica, Itas Vita Spa e Etica Sgr ed è ispirato ai principi della finanza etica grazie al possesso di tre caratteristiche innovative:

  • azionariato attivo per indirizzare le società verso pratiche più responsabili,
  • selezione socio-ambientale del pool di titoli in portafoglio;
  • sostegno alla microimpresa: 5,00 euro delle spese annuali sono destinate al fondo di garanzia per la microfinanza.

 

 

Che cos’è la Tobin Tax e come funziona? La Redazione di WebEconomia ha approntato questa guida utile alla scoperta della Tobin Tax 2018: che cos’è, su quali transazioni si applica e le modalità di presentazione del Modello FTT da utilizzare per comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi all’imposta sulle transazioni finanziarie.

Meglio nota come Tobin Tax, questa imposta è stata introdotta dall’art. 1, commi da 491 a 500, della Legge n. 228/2012, le cui modalità di applicazione dell’imposta sono state stabilite dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 21 febbraio 2013, integrato dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 16 settembre 2013.

Tobin Tax: che cos’è

La Tobin Tax è la famosa imposta sulle transazioni finanziarie o FTT, che deve il suo nome all’economista James Tobin, premio Nobel per l’economia nel 1981, che l’aveva proposta sin dal lontano 1972 con la finalità di raggiungere la stabilità valutaria internazionale.

Nel nostro Paese la Tobin Tax è stata istituita dalla legge 228/2013 (legge stabilità 2013) ed è entrata definitivamente in vigore il primo marzo 2013.

Operazioni soggette all’applicazione della Tobin Tax

La Tobin Tax si applica:

  • ai trasferimenti di proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato, nonché di titoli rappresentativi di tali strumenti (comma 491);
  • alle operazioni su strumenti finanziari derivati e altri valori mobiliari (comma 492);
  • alle negoziazioni ad alta frequenza (comma 495).

Quali sono le aliquote da applicare?

Per quanto concerne le aliquote da applicare occorre considerare le diverse operazioni disciplinate dai sopra richiamati comma 491, 492 e 495.

Trasferimento proprietà titoli azionari

Per quanto concerne il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi è soggetto a un’imposta sulle transazioni finanziarie con l’aliquota dello 0,2% (0,22% per il 2013) sul valore della transazione.

L’aliquota dell’imposta si dimezza per i trasferimenti che avvengono a seguito di operazioni concluse in mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione.

Trasferimento strumenti finanziari derivati

Le operazioni su strumenti finanziari derivati (art. 1, comma 3, del Dlgs n. 58/1998 – Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, Tuf) sono soggette a imposta in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto, secondo la tabella 3 allegata alla Legge n. 228/2012. Si veda Tabella sotto riportata.

Sono soggette alla Tobin Tax “le operazioni che abbiano come sottostante prevalentemente uno o più strumenti finanziari indicati dal comma 491, o il cui valore dipenda prevalentemente da uno o più di tali strumenti finanziari, e le operazioni sui valori mobiliari indicati dall’art. 1, comma 1-bis, lettere c) e d), del Tuf, che permettano di acquisire o di vendere prevalentemente uno o più strumenti finanziari indicati dal comma 491 o che comportino un regolamento in contanti determinato con riferimento prevalentemente a uno o più strumenti finanziari indicati al medesimo comma, inclusi warrants, covered warrants e certificates”.

Si riduce ad 1/5 l’imposta sulle operazioni che avvengono in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione. L’imposta è dovuta indipendentemente dal luogo di conclusione della transazione e dallo Stato di residenza delle parti contraenti.

Operazioni ad alta frequenza

Si considera attività di negoziazione ad alta frequenza quella generata da un algoritmo informatico che determina in maniera

automatica le decisioni relative all’invio, alla modifica o alla cancellazione degli ordini e dei relativi parametri, quando l’invio, la modifica o la cancellazione degli ordini su strumenti finanziari della medesima specie sono effettuati con un intervallo non superiore al mezzo secondo.

L’imposta si applica con un’aliquota dello 0,02% sul controvalore degli ordini annullati o modificati che in una giornata di borsa superino la soglia numerica stabilita all’art. 13 del Dm del 21 febbraio 2013.

Modalità e termini di presentazione Modello FTT

La dichiarazione deve essere trasmessa annualmente all’Agenzia delle Entrate in via telematica, utilizzando il presente modello, entro il 31 marzo 2018.

La trasmissione della dichiarazione può essere effettuata:

  • direttamente, da parte dei soggetti abilitati dall’Agenzia delle Entrate
  • tramite i seguenti soggetti intermediari abilitati alla trasmissione tra cui una società del gruppo, se il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione appartiene a un gruppo societario; uno dei soggetti incaricati indicati dall’art. 3, comma 3, del DPR n. 322/1998, e successive modificazioni (professionisti, associazioni di categoria, Caf, altri soggetti).

Elenco aggiornato Quotate esenti dalla “Tobin tax”

Come ogni anno, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha aggiornato l’elenco delle società quotate su Borsa Italiana che sono esenti dalla “Italian financial transaction tax”, c.d. “Tobin tax” per l’anno 2018. Le azioni delle società quotate su Borsa Italiana esentate dalla Tobin tax nel corso del 2018 in virtù della loro sede estera sono:

  • BB Biotech
  • FCA (Fiat)
  • Ferrari
  • Exor
  • Cnh industrial
  • STMicroelectronics
  • Tenaris.

Le azioni delle quotate su Borsa Italiana Azioni, esentate dalla Tobin Tax in virtù di una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro sono ascrivibili alle seguenti:

SocietàMercato di quotazione
4AIM SICAFAIMMA
ABITARE INAIMMA
ACOTEL GROUPMTA
ACSM-AGAMMTA
AEDESMTA
AEFFEMTA
AGATOSAIMMA
ALERION CLEANPOWERMTA
ALFIO BARDOLLAAIMMA
AMBIENTHESISMTA
AMBROMOBILIAREAIMMA
ASSITECAAIMMA
ASTALDIMTA
AUTOSTRADE MERIDIONALIMTA
AVIOMTA
AXELEROAIMMA
B&C SPEAKERSMTA
B.F.MTA
BANCA APULIAHI-MTF
BANCA CARIGEMTA
BANCA DI IMOLAHI-MTF
BANCA FINNATMTA
BANCA INTERMOBILIAREMTA
BANCA POPOLARE CIVIDALEHI-MTF
BANCA POPOLARE LAJATICOHI-MTF
BANCA POPOLARE PUGLIESEHI-MTF
BANCA POPOLARE VALCONCAHI-MTF
BANCA PROFILOMTA
BANCA REGIONALE DI SVILUPPOHI-MTF
BANCA SELLAHI-MTF
BANCA SISTEMAMTA
BANCA VALSABBINAHI-MTF
BANCO DI DESIO E BRIANZAMTA
BANCO DI SARDEGNAMTA
BASICNETMTA
BASTOGIMTA
BEMTA
BEGHELLIMTA
BEST UNION COMPANYMTA
BIALETTI INDUSTRIEMTA
BIANCAMANOMTA
BIODUEAIMMA
BIOERAMTA
BLUE FINANCIAL COMMUNICATIONAIMMA
BOERO BARTOLOMEOMTA
BOMI ITALIAAIMMA
BORGOSESIAMTA
BRIOSCHIMTA
CAD ITMTA
CALEFFIMTA
CALEIDO GROUPAIMMA
CALTAGIRONEMTA
CALTAGIRONE EDITOREMTA
CAPITAL FOR PROGRESS 2AIMMA
CARRAROMTA
CASSA DI RISPARMIO DI CENTOHI-MTF
CASSA DI RISPARMIO DI RAVENNAHI-MTF
CASTA DIVA GROUPAIMMA
CDR ADVANCE CAPITALAIMMA
CEMBREMTA
CENTRALE DEL LATTE D’ITALIAMTA
CHLMTA
CLABOAIMMA
CLASS EDITORIMTA
COFIDEMTA
COIMA RESMTA
COMPAGNIA IMMOBILIARE AZIONARIAMTA
CONAFI PRESTITO’MTA
COVER 50AIMMA
CREDITO VALTELLINESEMTA
CRESCITAAIMMA
CSP INTERNATIONALMTA
CULTI MILANOAIMMA
DADAMTA
DAMIANIMTA
DEA CAPITALMTA
DIGITAL BROSMTA
DIGITAL MAGICSAIMMA
DIGITAL360AIMMA
DIGITOUCHAIMMA
DOMINION HOSTING HOLDINGAIMMA
ECOSUNTEKAIMMA
EDISON RSPMTA
EEMSMTA
EL ENMTA
ELETTRA INVESTIMENTIAIMMA
ELICAMTA
EMAKMTA
ENERGICA MOTOR COMPANYAIMMA
ENERGY LABAIMMA
ENERTRONICAAIMMA
ENERVITMTA
EPRICEMTA
EPS EQUITA PEPAIMMA
EQUITA GROUPAIMMA
ERGYCAPITALMTA
ESPRINETMTA
EUKEDOSMTA
EUROTECHMTA
EXPERT SYSTEMAIMMA
EXPRIVIAMTA
FALCK RENEWABLESMTA
FIDIAMTA
FIERA MILANOMTA
FINLOGICAIMMA
FINTEL ENERGIA GROUPAIMMA
FIRST CAPITALAIMMA
FNMMTA
FOPEAIMMA
FRENDY ENERGYAIMMA
FULLSIXMTA
GABETTI PROPERTY SOLUTIONSMTA
GALAAIMMA
GAMBERO ROSSOAIMMA
GAS PLUSMTA
GEDI GRUPPO EDITORIALEMTA
GEFRANMTA
GEQUITYMTA
GIGLIO GROUPAIMMA
GIORGIO FEDONAIMMA
GLENALTAAIMMA
GO INTERNETAIMMA
GPIAIMMA
GRUPPO CERAMICHE RICCHETTIMTA
GRUPPO GREEN POWERAIMMA
GRUPPO WASTE ITALIAMTA
HEALTH ITALIAAIMMA
H-FARMAIMMA
I GRANDI VIAGGIMTA
IL SOLE 24 OREMTA
IMMSIMTA
IMVESTAIMMA
INDEL BMTA
INDUSTRIA E INNOVAZIONEMTA
INDUSTRIAL STARS OF ITALY 3AIMMA
INIZIATIVE BRESCIANEAIMMA
INNOVA ITALY 1AIMMA
INNOVATECAIMMA
INTEK GROUPMTA
IRCEMTA
ISAGROMTA
IT WAYMTA
ITALIA INDEPENDENTAIMMA
ITALIAN WINE BRANDSAIMMA
ITALIAONLINEMTA
K.R.ENERGYMTA
KI GROUPAIMMA
LANDI RENZOMTA
LAZIOMTA
LEONE FILM GROUPAIMMA
LUCISANO MEDIA GROUPAIMMA
LUVEMTA
LVENTURE GROUPMTA
M&CMTA
MAILUPAIMMA
MASI AGRICOLAAIMMA
MASSIMO ZANETTI BEVERAGEMTA
MEDIACONTECHMTA
MID INDUSTRY CAPITALMTA
MITTELMTA
MODELLERIA BRAMBILLAAIMMA
MOLMEDMTA
MONDO TVMTA
MONRIFMTA
MUTUIONLINEMTA
NEODECORTECHAIMMA
NET INSURANCEAIMMA
NETWEEKMTA
NICEMTA
NOTORIOUS PICTURESAIMMA
NOVA REMTA
OLIDATAMTA
OPENJOBMETISMTA
ORSEROAIMMA
PANARIAGROUP INDUSTRIE CERAMICHEMTA
PHARMANUTRAAIMMA
PIERRELMTA
PININFARINAMTA
PIQUADROMTA
PITECOAIMMA
PLT ENERGIAAIMMA
POLIGRAFICA S FAUSTINOMTA
POLIGRAFICI EDITORIALEMTA
POLIGRAFICI PRINTINGAIMMA
PORTALE SARDEGNAAIMMA
PRELIOSMTA
PRIMA INDUSTRIEMTA
PRISMIAIMMA
RATTIMTA
RENO DE MEDICIMTA
RETELITMTA
RISANAMENTOMTA
ROMAMTA
ROSETTI MARINOAIMMA
ROSSSMTA
SABAFMTA
SAES GETTERSMTA
SAFE BAGAIMMA
SAFILO GROUPMTA
SERVIZI ITALIAMTA
SESAMTA
SINTESIMTA
SITAIMMA
SITI – B&TAIMMA
SMREAIMMA
SNAITECHMTA
SOFTECAIMMA
SOGEFIMTA
SOLUTIONS CAPITAL MANAGEMENT SIMAIMMA
SPACE3MTA
SPACTIVAIMMA
SPRINTITALYAIMMA
STEFANELMTA
TASMTA
TECH-VALUEAIMMA
TECNOINVESTIM ENTIMTA
TELESIAAIMMA
TERNIENERGIAMTA
TESMECMTA
TISCALIMTA
TOSCANA AEROPORTIMTA
TPSAIMMA
TREVI FIN INDUSTRIALEMTA
TRIBOOAIMMA
TXTMTA
UNIEUROMTA
VALSOIAMTA
VETRYAAIMMA
VIANINIMTA
VISIBILIA EDITOREAIMMA
WIITAIMMA
WM CAPITALAIMMA
ZEPHYROAIMMA
ZUCCHIMTA

Come investire il risparmio? Bella domanda a cui cerchiamo di dare una valida risposta: sul mercato esistono tantissime valide strategie e progetti di investimento che un potenziale risparmiatore può decidere di sottoscrivere.

Per questo occorre sempre valutare bene tutte le offerte reperibili, il loro potenziale, i vantaggi derivanti dal rendimento ed il loro grado di diversificazione. Tra le diverse alternative presenti sul mercato, i PIR, acronimo di Piani Individuali di Risparmio rappresentano una validissima alternativa e forma di investimento di medio-lungo termine da prendere in debita considerazione.

I Piani individuali di risparmio (PIR) stanno sempre più “trainando” la Borsa italiana, che dal mese di gennaio è una delle più performanti del continente, è quanto hanno osservato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim, Pierluigi Lotti, consulente finanziario e Mario Fumei, Private banker in occasione del quarto e ultimo appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi“, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.
In questa guida cerchiamo di capire meglio che cosa sono i PIR, quali sono i soggetti che li offrono, come funzionano, i vantaggi, i rischi e la detassazione.

PIR: cosa sono e come funzionano

I PIR o Piani Individuali di Risparmio sono una forma di investimento a medio-lungo termine che assolvono ad una funzione di sostegno alla competitività del tessuto imprenditoriale italiano: si tratta di veicolare i risparmi dei nuclei familiari italiani verso le Piccole e Medie Imprese (PMI).

Infatti, i PIR possono essere sottoscritti solo dalle persone fisiche e non dalle persone giuridiche come le imprese e società; ogni singolo soggetto investitore può sottoscrivere un solo piano di risparmio.

In pratica, si tratta di una validissima e importantissima forma di investimento, di veri e propri “contenitori di strumenti finanziari” aventi l’obiettivo di rilanciare e sostenere la struttura portante dell’economia italiana: le imprese di dimensione “minore”.

Si tratta di fondi comuni di investimento che devono investire il 70% del loro capitale in strumenti sia azionari, sia obbligazionari di aziende italiane o con stabile organizzazione in Italia e di questo 70%, il 30 % deve essere investito in aziende medio piccole che sono, poi, la stragrande maggioranza delle imprese italiane e che fanno più fatica a trovare accesso al credito e a sostenere la competizione globale“, è quanto ha commentato Gilberto Bassi, Manager di Copernico Sim in occasione dell’appuntamento “Investire in un mondo che cambia fra crisi bancarie e crescita delle Pmi“, tenutosi al Beach Aurora di Lignano Pineta da Eo Ipso Comunicazione ed Eventi.

Una bella idea, dunque, tanto più che c’è l’aggiunta del ‘regalo’ dell’assenza di tassazione sui guadagni dopo cinque anni”. La capitalizzazione di Borsa in Italia infatti era di 418 miliardi nel 2016, e i Pir hanno raccolto circa 3 miliardi (con prospettive in netta crescita)” ha ulteriormente messo in evidenza lo stesso Bassi.

Per chi ha una disponibilità economica da investire nel medio-lungo termine può decidere di sottoscrivere i PIR per un lasso temporale di almeno 5 anni, con il vantaggio di azzerare l’imposta sui redditi generati dall’investimento dato che l’aliquota sarebbe al 26% e di beneficiare dell’esenzione delle imposte di successione e donazione.

Vantaggi dei Piani Individuali di Risparmio

I PIR sono strumenti finanziari che consentono ai risparmiatori di beneficiare della detassazione a patto di mantenerli per almeno cinque anni e fino ad un tetto massimo di 30 mila euro l’anno. In caso di estinzione anticipata, si deve fare attenzione dato che le tasse sono ugualmente dovute (e con gli interessi).

L’altro grande vantaggio e lato positivo derivante dalla disciplina dei PIR, contenuta nella legge di bilancio 2017, è quello di puntare a fornire un valido supporto e sostegno all’economia domestica costituita in prevalenza dal tessuto di piccole e medie imprese che oggi fanno fatica e hanno difficoltà rilevanti nell’accedere al credito bancario per via delle rules e standard sanciti a livello comunitario, i quali impongono requisiti stringenti nell’erogazione del credito.

Grazie alla sottoscrizione dei Pir, il soggetto risparmiatore può diversificare il rischio del portafoglio investimenti; infatti, è possibile investire in un’ampia gamma di strumenti finanziari: titoli azionari, bonds, conti correnti, fondi comuni, etc.

Infatti, almeno il 70% del portafoglio investimento deve essere destinato ad asset finanziari quali titoli azionari e bond emessi da aziende italiane e/o europee, aventi stabile organizzazione sul territorio nazionale e il rimanente 30% deve essere destinato ad un qualsiasi altro strumento finanziario quale conto corrente e/o deposito bancario.

Inoltre, la disciplina normativa consente che almeno il 21% del portafoglio sia investito in strumenti finanziari emessi da aziende diverse a quelle incluse nell’indice borsistico Ftse Mib. Grazie a questa previsione, ben si comprende che i risparmi si indirizzeranno verso le aziende di piccola dimensione come le listed companies quotate sul segmento STAR.

In tale modo, si viene a beneficiare di un portafoglio ben diversificato con differenti profili di rendimento/rischiosità e con la previsione che non più del 10% del portafoglio sia da destinare a strumenti finanziari emessi da uno stesso soggetto.

Nel 2017 sono cresciuti i prestiti alle famiglie. È quanto reso noto dall’Osservatorio Crif. Buone notizie anche per il bilancio dello Stato: scende il debito pubblico a novembre, il livello più basso dall’aprile dello scorso anno.

Prestiti famiglie 2017

È arrivata una nuova conferma sulla ripresa del credito da parte dell’Osservatorio Crif. Il comparto dei prestiti ha registrato a dicembre 2017 una crescita del 9,3 per cento, portando il consuntivo annuo in positivo dell’1,9 per cento rispetto al 2016. A dicembre prosegue la crescita dell’importo medio dei prestiti, con un rialzo del 5,8 per cento a quota 8.100 euro sul precedente anno.

Il 2017 si è chiuso con un valore medio di 9.050 euro.

Nel dettaglio, i prestiti personali sono aumentati nel mese di dicembre del 18,7 per cento, con un consuntivo positivo da inizio anno del 5,4 per cento.

I prestiti finalizzati a dicembre sono cresciuti del 4,7 per cento ma con riferimento all’intero 2017 registrano un valore negativo dello 0,8 per cento. In risalto anche gli importi medi dei prestiti finalizzati nel 2017, pari a 5.954 euro, in rialzo dell’11,1 per cento rispetto al 2016. Crescita anche per i prestiti personali con un importo medio richiesto di 12.961 euro (+3,6 per cento). Il Crif evidenzia infine, nella distribuzione dei prestiti, la durata superiore ai 5 anni essere la preferita dagli italiani con una quota del 24,9 per cento sul totale (+2,1 per cento). Prosegue invece la discesa della durata inferiore ai 12 mesi, dal 18,7 al 16,5 per cento sull’erogato complessivo.

Debito pubblico in calo

Il debito pubblico italiano scende a novembre a 2.275 miliardi di euro. Una flessione di 14,7 miliardi rispetto allo scorso mese, il livello più basso da aprile 2017. È quanto diffuso da Bankitalia. Una performance dovuta in particolare alla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro, in grado di compensare il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche.

Nel dettaglio, con riguardo ai singoli settori, il debito delle amministrazioni centrali è calato di 15 miliardi di euro, il debito degli enti di previdenza di 0,1 miliardi mentre quello delle amministrazioni locali è cresciuto di 0,5 miliardi.

Con riferimento infine alle entrate tributarie, a novembre sono state contabilizzate nel bilancio dello Stato un totale di 35,9 miliardi, un dato in crescita di 2,1 miliardi rispetto allo stesso mese del 2016. Complessivamente, da gennaio a novembre 2017, sono aumentate dell’1,8 per cento a quota 374,9 miliardi.

Prezzi giù nel 2017 per il mercato immobiliare, con un ribasso medio del 4 per cento. Un anno comunque positivo sul fronte delle compravendite anche se in rallentamento rispetto al 2016.

Immobiliare prezzi case 2017

I prezzi delle case usate scendono del 4 per cento nel 2017 secondo l’ultimo rapporto pubblicato da “Idealista”.

Una tendenza negativa che coinvolge tutte le regioni italiane, ad esclusione del Trentino Alto Adige per il quale si registra un incremento dello 0,7 per cento.

Il dato annuo peggiore è stato rilevato in Lombardia (-7,1 per cento), seguita dal Piemonte (-6,4 per cento) e dalla Sicilia (-5,6 per cento).

Ribassi consistenti nell’anno anche nelle Marche (-4,7 per cento) ed in Campania (-4,5 per cento).

Il valore medio per metro quadrato è risultato pari a 1.819 euro.

Con riferimento alle singole regioni, la Liguria si caratterizza per i prezzi più elevati, con una media pari a 2.614 euro al metro quadrato, seguita dalla Valle d’Aosta (2.460 euro) e dal Lazio (2.444 euro).

La Calabria (902 euro) e il Molise (1.018 euro) sono le regioni meno care.

Con riguardo alle grandi città italiane, Genova chiude l’anno con prezzi in calo del 7,7 per cento, Milano perde il 6,4 per cento, Torino in ribasso del 7,5 per cento e Firenze dell’1 per cento. Flessione anche per Napoli (-4,5 per cento) e Roma (-3,6 per cento).

Le previsioni degli esperti per il 2018 sono per una crescita moderata dei prezzi nelle metropoli e più in generale verso una stabilizzazione delle quotazioni.

Compravendite case in crescita nel 2017

Aumentano le compravendite immobiliari secondo un’analisi eseguita dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa sui dati relativi al primo semestre del 2017.

Dall’indagine si evince che il 17,6 per cento degli acquisti immobiliari è stato portato a termine dagli investitori, con la tipologia più richiesta rappresentata dai bilocali.

Imprenditori, liberi professionisti e impiegati sono le categorie che comprano maggiormente per investimento (76,5 per cento). Nel corso dei primi 9 mesi del 2017 le compravendite sono cresciute del 4,5 per cento rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Da un punto di vista geografico, il Sud e le Isole hanno registrato un incremento del 5 per cento, seguite dai Comuni del Centro (+4 per cento) e del Nord (+4,5 per cento). Tra le grandi città, spicca Palermo che ha registrato il maggior progresso in termini di contrattazioni (+13,7 per cento).

Se sei alla ricerca di investimento i fondi immobiliari consentono di ottenere un buon rendimento nel medio-lungo termine. Ecco cosa e come funzionano i fondi immobiliari.

Il mercato immobiliare attrae sempre gli investimenti degli italiani: con l’evoluzione dei bisogni e una crescente domanda di prodotti finanziari e di strumenti di gestione del risparmio innovativi, i fondi immobiliari sono nati nel 1998 per consentire di investire il patrimonio dei risparmiatori in misura non inferiore ai due terzi in beni immobili, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari.

In questa guida approfondiamo la disciplina normativa dei fondi immobiliari, cosa sono, come funzionano, i vantaggi e quali sono i principali fondi su cui investire.

Cosa sono i fondi immobiliari

I fondi immobiliari sono prodotti che consentono di investire esclusivamente o prevalentemente in beni immobiliari, diritti reali immobiliari e partecipazioni in società immobiliari.

In sostanza, i fondi immobiliari non sono altro che fondi di tipo “chiuso”: i capitali dei soggetti risparmiatori che hanno a disposizione somme di liquidità anche esigue vengono investiti in beni immobili, oltre che in diritti reali immobiliari e in partecipazioni in società immobiliari.

Il patrimonio di ciascun fondo immobiliare è suddiviso in quote che possono essere negoziate nel Mercato Telematico degli Investment Vehicles (MIV) della Borsa Italiana, come se fosse un normale strumento finanziario mobiliare.

Classifica dei fondi immobiliari

I Fondi immobiliari possono essere classificati in base alle modalità di costituzione nei seguenti:

  • fondi ordinari: nei quali i beni immobili vengono acquistati successivamente alla sottoscrizione;
  • fondi ad apporto: in cui gli immobili vengono conferiti da un ente pubblico o da una società privata;
  • fondi misti: quando una parte dei beni viene conferita mediante apporto e l’altra parte viene acquistata successivamente all’emissione delle quote.

I Fondi Immobiliari possono essere classificati anche in base ai soggetti ai quali si rivolgono (retail o investitori qualificati) ed e alla politica di distribuzione dei dividendi (a distribuzione o ad accumulazione).

La durata minima prevista da queste particolari tipologie di investimento finanziario è pari a 10 anni e può raggiungere anche una durata massima di 25 anni.

Come funzionano?

I Fondi immobiliari nascono con una dotazione iniziale prestabilita di patrimonio, la quale subisce mutamenti e variazioni di quotazione dell’asset dovuti all’apprezzamento/deprezzamento dei beni immobiliari.

Il patrimonio iniziale è costituito da quote (si pensi ad una torta divisa in tante fette) che vengono sottoscritte da vari risparmiatori-investitori: in questa prima fase l’obiettivo è quello di raccogliere risorse presso i soggetti risparmiatori sottoscrittori.

Una volta raccolte le risorse dall’intermediario (SGR), il fondo seleziona gli immobili su cui investire: i beni immobiliari vengono selezionati secondo le diverse linee di gestione del fondo.

Alcuni fondi immobiliari selezionano solo immobili residenziali, altri immobili commerciali, altri zone da edificare.

I soggetti investitori, a seconda della diversa durata di investimento e di sottoscrizione, possono poi rientrare in possesso dei capitali investiti, maggiorati degli interessi maturati se il progetto di investimento si è rilevato proficuo.

Perché investire sui Fondi immobiliari?

Nonostante la crisi del mercato real estate, investire in Fondi Immobiliari rimane un’ottima strategia e, a nostro avviso, è sicuramente da preferire rispetto all’investimento in titoli azionari che sono maggiormente rischiosi ed il cui corso è soggetto a maggiore volatilità.

L’elemento che caratterizza principalmente il “fondo immobiliare” è quello di rendere maggiormente commercializzabili e liquidi gli investimenti per l’acquisto di asset immobili mediante la costituzione di quote che consentono di negoziare in Borsa valori mobiliari.

Ciò permette ad ogni singolo investitore di evitare le procedure di acquisto diretto di beni immobiliari e l’eccessiva onerosità inerente la gestione diretta degli stessi.

Altri interessanti vantaggi sono legati alla continua rivalutazione dei cespiti, al frazionamento del rischio su una diversa tipologia di immobili (commerciali, industriali, uffici, magazzini, ecc.) ubicati in zone diverse, maggiore competitività dei tassi per l’accesso al credito, oltre alla possibilità di diversificare il rischio.