UBI Banca (UBI)
UBI Banca è un gruppo bancario italiano, quinto per numero di sportelli, nato il 1º aprile 2007 dalla fusione fra Banche Popolari Unite e Banca Lombarda.

Azioni Ubi Banca in tempo reale

Ubi Banca ha archiviato il primo trimestre dell’anno con un utile in forte crescita. In calo i crediti deteriorati. Il management del gruppo prevede un taglio di 1.569 dipendenti per le banche Etruria, Marche e Carichieti entro il 2020, il cui closing è avvenuto proprio nei giorni scorsi.

Ubi Banca: risultati trimestrali

Ubi Banca ha chiuso il primo trimestre del 2017 con un utile netto in rialzo del 59,4 per cento a quota 67 milioni di euro rispetto all’analogo periodo del 2016. Un dato superiore al consenso degli analisti.

Il risultato della gestione operativa è cresciuto del 12,6 per cento a 276,1 milioni di euro. I crediti deteriorati lordi sono diminuiti del 18,5 per cento sul precedente anno. La gestione operativa è aumentata del 12,6 per cento a quota 276,1 milioni di euro rispetto all’analogo periodo dello scorso esercizio.

I proventi operativi sono saliti del 3,3 per cento a 798,2 milioni di euro e le commissioni nette sono cresciute nel periodo toccando i 350,9 milioni di euro. Il risultato dell’attività finanziaria della banca è stato pari a 65,4 milioni di euro a fronte dei 15,7 milioni di euro del 2016.

Gli oneri operativi sono diminuiti a 522 milioni dai 527,6 milioni di euro del precedente esercizio.

Ubi Banca: impieghi e raccolta clientela

Gli impieghi verso la clientela sono aumentati a 84,5 miliardi di euro dai precedenti 81,9 miliardi registrati nel 2016. Da segnalare la riduzione dello 0,9 per cento dei crediti deteriorati lordi a 12,406 miliardi di euro, pari al 13,9 per cento del totale dei crediti.
La raccolta diretta della clientela è scesa a quota 67,4 miliardi di euro dai 69,1 miliardi dello scorso esercizio. La raccolta indiretta è invece aumentata del 5,8 per cento a 86,9 miliardi di euro.

Il patrimonio netto consolidato del gruppo Ubi Banca è risultato in lieve calo a 8,974 miliardi di euro dagli 8,990 miliardi di fine dicembre 2016.

Per quanto riguarda gli indici patrimoniali, il Cet1 fully loaded dell’istituto è salito all’11,29 per cento dall’11,22 per cento della fine dello scorso esercizio. Il gruppo Ubi Banca ha reso noto di aver programmato un taglio di 1.569 dipendenti delle banche Etruria, Marche e Carichieti da portare a termine entro il 2020, pari a circa un terzo del totale della forza lavoro.

Il titolo Ubi Banca questa mattina ha aperto a Piazza Affari con una flessione dello 0,365 per cento a quota 3,822 euro.

Il 20 febbraio sarà una data storica per Ubi Banca, che ha deciso di accelerare il progetto di integrazione delle banche che apparterranno alla sua rete, inglobando per questa data il Banco di Brescia, la Banca della Valle Camonica, Banca Carime, Popolare di Bergamo e Popolare di Ancona. La notizia è stata comunicata dai vertici dell’Istituto di Credito assieme ai risultati raggiunti nel corso del 2016, che hanno rivelato una perdita di 830 milioni di euro al termine dell’esercizio, in particolare al termine del quarto trimestre che è stato definito dallo stesso ceo Victor Massiah alquanto ‘vivace’.

UBI Banca: l’andamento del titolo in Borsa

UBI: dati e previsioni

L’istituto di credito ha quindi chiuso l’anno 2016 con una perdita complessiva di 830.2 milioni di euro a fronte di un utile registrato di 116.8 milioni di euro conseguito nel 2015. La banca ha sottolineato che la forte perdita è frutto degli impatti degli oneri previsti per completare il piano industriale che sono stati contabilizzati a partire dal mese di giugno 2016 e che ammontano a circa 850 milioni di euro netti. Il totale include i contributi straordinari al Fondo di Risoluzione e la dichiarata svalutazione del Fondo Atlante del valore di 52.9 milioni di euro netti.

Il portavoce Ubi ha quindi sottolineato che, al netto di queste voci dalla natura più che straordinaria, i conti di banca si sarebbero chiusi con un canonico utile di 111.6 milioni di euro. Per l’esercizio, il consiglio di amministrazione ha proposto di attuare un dividendo cash del valore di 11 centesimi per azione, accompagnando la comunicazione del valore con una nota che sottolinea le ottime prospettive di valore che la banca intende raggiungere nel corso del 2017. Ottime perché, secondo le parole dello stesso Massiah, l’accorpamento di tre delle quattro good bank previsto dal piano è stato condotto con precisione e ha dimostrato una buona accoglienza da parte del mercato.

Il Fondo Atlante prosegue il suo cammino nell’attesa di capire cosa succederà in merito al piano di intervento al Monte dei Paschi di Siena e lo fa con forza e determinazione, aiutando tre istituti di credito a vendere. Si tratta di Banca Marche, Banca Chieti e Banca Etruria.

Il fondo ha, infatti, deliberato l’acquisto di ben 3.6 miliardi di crediti dalla natura deteriorata apparsi nei bilanci dei tre istituti di credito a data 30 settembre dello scorso anno, mentre altri 500 milioni di crediti deteriorati appartengono a CariFerrara e non sono stati fatti rientrare nella transazione. I cda dei tre istituti di credito interessati sono stati quindi convocati e l’incontro dovrebbe, con tutta probabilità, segnare la delibera della vendita degli npl, al fine di realizzare le condizioni che sono state indicati dall’istituto bresciano Ubi per l’immediato acquisto.

L’acquisto sarà preceduto da una riunione degli organi di governo, ma non sarà ancora presa una decisione sull’acquisizione degli istituti di credito salvati dal fondo Atlante. La firma preliminare potrebbe, a detta degli esperti, slittare di qualche giorno e, dietro alla vendita vi sarebbe una dead line stabilita dalla Bce che non è ancora stata resa pubblica dopo la proroga concessa alla fine del mese di settembre dello scorso anno per completare la vendita. Secondo indiscrezioni, la fine dei giorni utili potrebbe esser stata fissata al 31 dicembre trascorso, ma molti sono i punti che non sono stati resi noti che interessano la vicenda.

L’unica certezza interessa la banca che si propone fuori dalla vendita, ovvero Cariferrara, perché la linea di Bankitalia in merito agli esuberi è stata decisamente dura e ha chiesto un accordo che prevede esodi obbligatori per 400 dipendenti su un totale di 800 complessivi. L’alternativa sarebbe la messa in vigore della legge 223 sui licenziamenti, quindi la prospettiva per l’istituto di credito romagnolo si propone alquanto spinosa e densa di incognite. Bankitalia è attualmente prima azionista di Cariferrara e i sindacati hanno chiesto chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto l’istituto di credito nazionale ad usare il polso duro nella risoluzione dei debiti, senza tentare alcuna mediazione, ma invocando la legge 223 come ultima spiaggia per salvare la banca.

È stato raggiunto l’accordo fra la banca Ubi e i sindacati in merito al piano di gestione delle prime 600 uscite di personale previste per il 2017. Si tratta di uscite volontarie e che verranno completamente incentivate con il fondo di solidarietà del settore, quindi un piano che, nel suo complesso, si propone abbastanza indolore e già definito nei dettagli dall’istituto di credito lombardo. L’accordo con i sindacati si è quindi concluso con la promessa di stabilizzazione di 96 figure precarie e con 200 nuove assunzioni, che verranno portate avanti nel biennio 2017 e 2108. Banca Ubi dovrà ora trattare l’uscita di altre 700 persone e le modalità saranno oggetto di una nuova contrattazione da presentare sul banco dei sindacati.

Andamento del titolo UBI in Borsa

UBI Banca: la situazione

I portavoce hanno dichiarato che la partita è stata alquanto ‘difficile’ da giocare perché gli incontri far la direzione di Ubi Banca, i sindacati e le organizzazioni sono stati serrati e lunghi, nonché protratti nel corso dei mesi. Il lungo tempo che è servito per definire la contrattazione ha rivelato la grande portata di un piano di dismissione del personale e di rinnovamento dell’organico, che si è rivelato essere uno dei più importanti degli ultimi tempi nel settore bancario.

Tutto si è concluso secondo le previsioni e la dismissione delle 600 unità definite nel 2017, legate alla dismissione degli altri 700 posti di lavoro che si chiuderanno nel biennio 2017 2018 sono il risultato pratico del piano di rilancio industriale e del progetto di unificazione che ha raccolto tutte le imprese Ubi sotto lo stesso tetto e che si propongono di far nascere un gruppo forte, compatto e leggero nella sezione dell’amministrazione e della gestione del personale. Queste sono state le intenzioni dichiarate fin dall’inizio, ma per raggiungere un punto comune accordo, ci sono voluti molti mesi e molta fatica da parte dei soggetti coinvolti. Ora Ubi Banca si propone di ripartire con un piano disegnato alle spalle di grande valore, che mira a contenere i costi e che si basa sulle uscite del personale, ma anche su nuove assunzioni dalla natura stabile e su un processo di armonizzazione dei trattamenti economici che manca all’interno dell’istituto di credito e che si proponeva come un problema meritevole di essere risolto alla luce del nuovo disegno aziendale.