Banca MPS (BMPS)
La Banca Monte dei Paschi di Siena, nata nel 1472 come monte di pietà per dare aiuto alle classi disagiate della popolazione della città di Siena, è la più antica banca in attività ed è ritenuta anche la più longeva al mondo. Azioni Monte Paschi Siena MPS in tempo reale

Il decreto Salva Risparmio del 23 dicembre scorso rischia di fare proseliti e ora altre due banche chiedono di entrare a fare parte degli aiuti di stato per ‘salvare la pelle’. Si tratta di Veneto banca e della Banca Popolare di Vicenza, istituti che hanno reso noto l’accettazione da parte di Bruxelles della concessione di emettere bond che possano rimpinguare le loro casse, a seguito della fuga massiva dei depositanti che si è verificata nel corso degli ultimi mesi.

Le due note, molto simili, emesse dagli istituti hanno comunicato che la Commissione Europea ha valutato in linea con la legislatura di riferimento le istanze che erano state presentate dalle banche per accedere al sostegno e per emettere passività che possano essere garantite dallo stato.

La valutazione positiva arrivata dall’Europa ha rilevato che il sostegno può essere considerato ‘finalizzato agli obiettivi’ e quindi attuabile se alle spalle vi è lo stato italiano. Il tesoro andrà quindi a rilasciare la garanzia statale sull’emissione di nuove obbligazioni da parte dei due istituti di credito che, in questo modo, potranno stabilizzare la tesoreria e, di riflesso, la loro condizione di liquidità.

Si tratta di una base di garanzia di 150 milioni di euro, che dovrebbero arrivare da Bruxelles. Ora si attende il decreto attuativo del governo che possa sbloccare definitivamente le garanzie pubbliche da applicare sulla liquidità. Si tratta di una condizione necessaria anche e soprattutto dal Monte dei Paschi di Siena, che ha riunito il consiglio di amministrazione per esaminare il piano di emissione dei bond dal valore totale di 15 miliardi di euro da presentare con garanzia pubblica.

La stessa dinamica sta quindi per essere studiata da parte di Popolare Veneta e Banca Popolare di Vicenza, dove quest’ultima avrà tempo fino a marzo per mantenere inalterata la sua natura privata, se il management attuale riuscirà a trovare investitori pronti a sborsare 3 miliardi di euro da aggiungere ai fondi già depositati dall’azionista fondo Atlante.

Il Tesoro diventerà il principale azionista del Monte dei Paschi di Siena ed è ad esso che i sindacati di categoria si sono rivolti per richiedere il taglio degli stipendi dei vertici dell’istituto di credito. Si tratta di un taglio pesante che, secondo le richieste, vedrebbe l’amministratore delegato Marco Morelli dover rinunciare allo stipendio dorato di 1.4 milioni di euro assicurati a metà settembre e tradurre la sua retribuzione al ‘misero’ valore di 240mila euro.

I sindacati hanno scritto una lettera aperta al Ministro per l’Economia Padoan, chiedendo l’intervento del Tesoro perché avvenga una riduzione drastica degli stipendi dei top manager, fuori controllo da tempo e in assoluta contrapposizione con le difficoltà dei lavoratori e della realtà di sistema del Monte dei Paschi. Il livello degli stipendi deve essere, secondo i sindacati, eticamente accettabile e commisurato ai risultati ottenuti. Le sigle firmatarie sono apparse unite e la diminuzione potrebbe inoltre porre fine allo ‘sconcertante andirivieni’ di manager che si sono alternati negli ultimi anni a capo dell’azienda, figure top che hanno ricevuto tanti denari senza ottenere alcun risultato, incassando il dovuto e salutando tutti allegramente.

La settimana in corso si propone ancora molto tesa per il Monte dei Paschi, alla luce della forte richiesta dei sindacati sul taglio degli stipendi dirigenziali e perché il 10 gennaio inizia l’iter per il decreto sul salvataggio delle banche, che prevede l’elargizione del fondo stanziato del valore di 20 miliardi di euro. La relazione tecnica del decreto ha, infatti, relazionato il dettaglio del costo degli interessi passivi che lo Stato dovrà fronteggiare. Si tratta di una cifra che raggiunge oltre 800 milioni di euro da qui al 2020, un valore immenso, che ha portato alcuni a richiedere la pubblicazione dei nomi dei debitori della banca senese, passando sopra alla legge sulla privacy vista la gravità della situazione che interessa l’istituto di credito senese.

Il Fondo Atlante prosegue il suo cammino nell’attesa di capire cosa succederà in merito al piano di intervento al Monte dei Paschi di Siena e lo fa con forza e determinazione, aiutando tre istituti di credito a vendere. Si tratta di Banca Marche, Banca Chieti e Banca Etruria.

Il fondo ha, infatti, deliberato l’acquisto di ben 3.6 miliardi di crediti dalla natura deteriorata apparsi nei bilanci dei tre istituti di credito a data 30 settembre dello scorso anno, mentre altri 500 milioni di crediti deteriorati appartengono a CariFerrara e non sono stati fatti rientrare nella transazione. I cda dei tre istituti di credito interessati sono stati quindi convocati e l’incontro dovrebbe, con tutta probabilità, segnare la delibera della vendita degli npl, al fine di realizzare le condizioni che sono state indicati dall’istituto bresciano Ubi per l’immediato acquisto.

L’acquisto sarà preceduto da una riunione degli organi di governo, ma non sarà ancora presa una decisione sull’acquisizione degli istituti di credito salvati dal fondo Atlante. La firma preliminare potrebbe, a detta degli esperti, slittare di qualche giorno e, dietro alla vendita vi sarebbe una dead line stabilita dalla Bce che non è ancora stata resa pubblica dopo la proroga concessa alla fine del mese di settembre dello scorso anno per completare la vendita. Secondo indiscrezioni, la fine dei giorni utili potrebbe esser stata fissata al 31 dicembre trascorso, ma molti sono i punti che non sono stati resi noti che interessano la vicenda.

L’unica certezza interessa la banca che si propone fuori dalla vendita, ovvero Cariferrara, perché la linea di Bankitalia in merito agli esuberi è stata decisamente dura e ha chiesto un accordo che prevede esodi obbligatori per 400 dipendenti su un totale di 800 complessivi. L’alternativa sarebbe la messa in vigore della legge 223 sui licenziamenti, quindi la prospettiva per l’istituto di credito romagnolo si propone alquanto spinosa e densa di incognite. Bankitalia è attualmente prima azionista di Cariferrara e i sindacati hanno chiesto chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto l’istituto di credito nazionale ad usare il polso duro nella risoluzione dei debiti, senza tentare alcuna mediazione, ma invocando la legge 223 come ultima spiaggia per salvare la banca.

La Bce, con una missiva inviata il 26 dicembre al ministero del Tesoro, ha imposto una serie di nuove e più rigide condizioni per l’ingresso dello Stato in Mps: richiesto un aumento da ben 8,8 miliardi di euro.

Bce alza aumento a 8,8 miliardi

Per Monte Paschi non sarà più sufficiente un aumento di capitale da 5,5 miliardi di euro. È quanto comunicato nella giornata del 26 dicembre dalla Banca centrale europea: servono almeno 8,8 miliardi di euro.

Una novità inattesa giunta tramite una lettera inviata da Francoforte allo stesso ministero del Tesoro.

Il motivo di una tale richiesta di maggiore liquidità si spiega dopo l’esito negativo del piano da 5 miliardi di euro bocciato dal mercato, costringendo il governo italiano ha varare un provvedimento da 20 miliardi di euro per gli istituti di credito che versano in cattive acque.

Nel dettaglio, secondo quanto contenuto nella lettera inviata al Ministero del Tesoro, Francoforte avrebbe richiesto un aumento di capitale complessivo da 8,8 miliardi di euro. Di questi, minimo 4,5 miliardi di euro sarebbero a carico dello Stato mentre la restante parte (circa 4,3 miliardi di euro) sulle spalle degli obbligazionisti.

Secondo le ultime indiscrezioni, l’impegno globale del ministero del Tesoro potrebbe aggirarsi intorno ai 6,5 miliardi di euro, con una partecipazione nel capitale di Monte dei Paschi, al termine dell’operazione, di circa il 70 per cento.

Nel frattempo lo stesso board di Mps ha reso noto, tramite un comunicato, di essersi già mosso per comprendere come attuare le misure di ricapitalizzazione richieste.

Mps nuovo piano industriale

I vertici del terzo istituto di credito italiano ora dovranno occuparsi di modificare nuovamente il piano industriale ed esaminare in dettaglio come attuare la cessione di 27,7 miliardi di euro di sofferenze.

Ricordiamo che Mps è stata già invitata dalla Banca centrale europea a provvedere a ripulire il bilancio dai crediti deteriorati. Questi ultimi dovrebbero essere ceduti ad un terzo del loro valore (33 per cento), secondo quanto precedentemente varato dagli stessi vertici dell’istituto senese. L’obiettivo è di procedere ad un consolidamento del patrimonio della banca.

Proseguono nel frattempo, a ritmo serrato, le trattative fra il Governo italiano e la stessa Bce di Mario Draghi.

Il titolo Monte dei Paschi di Siena al momento è stato sospeso a Piazza Affari per eccesso di ribasso, dopo aver registrato un calo di oltre sette punti percentuali a 15,08 euro, con un prezzo di apertura a 16,2 euro, un valore massimo di 17 euro e aver toccato un minimo di 14,71 euro.

Un tentativo off limits quello che il Monte dei Paschi di Siena ha cercato di portare avanti nel pomeriggio di domenica 11 dicembre, quando sul tavolo del consiglio di amministrazione è arrivato l’ulteriore e molto probabilmente ultimo tentativo di salvataggio privato.

La Bce ha infatti detto ‘no’ alla concessione dei venti giorni supplementari per portare avanti la manovra e l’istituto di credito si trova ora stretto fra l’obbligo di aumentare il suo capitale e l’impossibilità reale di farlo in tempi così brevi. La scadenza è infatti fissata al 31 dicembre e cercare investitori internazionali che si impegnino a salvare il gruppo è un’opzione che sta lentamente scomparendo all’orizzonte.

Il diniego da parte della Bce non è ancora però arrivato, si parla di rumors quanto mai insistenti, ma nessun documento formale è finora approdato sulla scrivania del consiglio di amministrazione. Da oggi al 31 dicembre vi è quindi un periodo di tempo marginale, durante il quale il consiglio potrà chiedere che venga ridiscussa la posizione della vigilanza europea sulla questione. Il verdetto definitivo è, infatti, atteso per mercoledì 14 dicembre e in questi frementi giornate il banco senese potrebbe in extremis cercare di mettere in pratica il piano di salvataggio che era stato previsto e redatto dagli istituti chiamati come super advisor, ovvero Mediobanca, Jp Morgan e Lazard, che si indirizzava chiaramente verso investitori in arrivo dal Qatar. Il momento è quanto mai delicato, perché la crisi di governo ha rallentato un processo che poteva concluderei abbastanza velocemente e il rifiuto di posticipare l’aumento di venti giorni non ha certo aiutato l’istituto di credito senese ad ampliare le proprie prospettive.

Ora il Monte dei Paschi potrebbe tentare di replicare la conversione di bond subordinati che vantano una scadenza al 2018 e che contano un valore di 2.8 miliardi di euro, bond che si trovano nei portafogli degli investitori meno esperti e più piccini.

Alessandro Falciai, ingegnere aerospaziale già membro del CDA dell’Istituto di Credito è candidato a diventare il nuovo presidente del Monte dei Paschi di Siena. Questo è il nome trapelato da una nota della fondazione, che si è impegnata a proporre il nome scelto nella prossima assemblea che verrà convocata il 24 novembre. La scelta vede l’accordo della deputazione amministratrice della fondazione e il supporto di Spencer Stuart, advisor, e dimostra che la strada scelta dal Monte dei Paschi rispecchia i rumors che si erano alternati nelle scorse settimane sulla figura di presidenza.

Falciai andrebbe quindi a sostituire il dimissionario Tononi, al quale è andato l’apprezzamento da parte della fondazione per la buona opera svolta in un momento di delicata transazione per l’istituto bancario. La nota ha quindi riportato che la candidatura di Falciai è caratterizzata da un’elevata caratura della sua figura e dall’approfondita conoscenza della banca, maturata in qualità di socio del direttivo e di presidente del comitato nomine. La speranza è che il nome proposto possa far convergere il consenso dei soci e permettere alla banca di contare su una figura di rilievo per la sua amministrazione.

MPS : andamento in Borsa

Monte dei Paschi : previsioni e scenari

Falciai ha infatti maturato esperienza sia all’interno dell’istituto di credito, che come amministratore delegato della società Elettronica Industriale del gruppo Mediaset nel 2000. Numerose le partecipazioni ad holding quali Millenium Partecipazioni, dove Falciai aveva dato via all’articolazione del gruppo in equity, finance e real estete e forte l’esperienza di manager con la fondazione della società DTM, successivamente soggetto di fusione con le Torri Mediaset. La sua figura si propone, quindi, di elevato spessore ed esperienza, perché si tratta di un amministratore che conosce fortemente le dinamiche del presente e che, per sua nomina, ha saputo seguire da dentro le ultime vicissitudini del Monte dei Paschi di Siena.

Intenso e problematico dal punto di vista occupazionale. Queste sono le caratteristiche del piano industriale Mps al quale sta lavorando Marco Morelli, l’amministratore delegato che ha previsto un esubero di personale pari a 3mila persone, delle quali 1500 appartengono al vecchio pieno di ristrutturazione. Questo è quanto è stato appreso dalle fonti che sono vicine alla compilazione dei dossier, in attesa di essere vagliato dal Consiglio di Amministrazione in data 24 novembre.

La notizia degli esuberi è arrivata quando i mercati erano già stati chiusi e dopo giornate in cui il titolo bancario aveva vissuto in asset positivo. Il Cda aveva, infatti, confermato il possesso dei requisiti all’Ad e presentati l’esame del rilancio dell’istituto di credito al vaglio dell’ex ministro Passera.

Una comunicazione è quindi arrivata anche dal CEO di Intesa San Paolo in merito alla situazione che il Monte dei Paschi sta vivendo. Messina si è infatti dichiarato fiducioso in base alle prospettive sul medio termine della banca e ha illustrato che la fase di riduzione dei crediti deteriorati con il fondo di salvataggio è considerata funzionale. Più difficile sarà la fase di aumento del capitale, che necessita di investitori privati, attualmente diffidenti e quindi difficili da convincere sulla bontà della manovra. Il Ceo ha quindi affermato che il modello della banca funziona e che il Monte dei Paschi è attualmente leader nel mercato degli istituti di credito. In cinque anni, questo è il termine temporale fissato, MPS può quindi ritornare ad essere una ‘buona banca’.

In merito al fondo Atlante, Messina ha quindi concluso il suo intervento affermando che si tratta di uno strumento forte, che può sostenere le tre banche più problematiche del presente quindi Mps, Veneto Banca e la Banca Popolare di Vicenza. Intesa SanPaolo ha deciso di contribuire al fondo con ulteriori 150 milioni di euro, al fine di raggiungere la soglia massima di un miliardo di euro che servirà per il ripristino delle attività bancarie e per l’uscita dal profondo periodo di crisi vissuto da questi istituti di credito.