Riciclaggio: definizione e disciplina

Si sente spesso utilizzare il termine “riciclaggio” per riferirsi allo svolgimento di attività “in nero” e alla criminalità organizzata. Che cos’è il riciclaggio e qual è la disciplina normativa? Scopriamo tutti i dettagli in questa guida dedicata.

Riciclaggio: definizione e casi “reali”

Il riciclaggio è il reato previsto dall’articolo 648-bis del Codice penale che comprende tutte le operazioni poste in essere per occultare il denaro, i beni o altre utilità di provenienza illecita, allo scopo di far perdere ogni traccia della loro origine delittuosa.

Si tratta semplicemente di un trasferimento di denaro o altri beni, in modo da occultarne la provenienza illecita. Si pensi, ad esempio, anche alle attività commerciali di bar e ristoranti, che emettendo fatture e scontrini senza aver ceduto alcun bene o servizio, dichiarano soldi provenienti per la maggior parte dei casi, da attività criminali come l’usura e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Ultimamente, inoltre, è diffuso il riciclaggio di soldi attraverso le scommesse, mediante il ricorso a sistemi elaborati che permettono di perdere somme di denaro minime e dichiarare i proventi di attività criminali come vincite.

A livello internazionale, il riciclaggio consiste nel trasferimento di alte somme di denaro tra vari istituti finanziari localizzati in paradisi fiscali, e società offshore, che rendono irreperibile la provenienza e risultano poi disponibili all’ interno di un conto corrente pronti per essere immediatamente utilizzati.

Proprio per questi motivi, non si tratta di un semplice reato a livello economico, in quanto dietro il riciclaggio di denaro si celano altri reati come la ricettazione ed il favoreggiamento, soprattutto quando si tratta di società ben organizzate.

Questo reato può essere definito come un “ponte” tra la società civile e quella criminale.

Riciclaggio: disciplina penale

Il semplice riciclaggio, viene punito con la reclusione dai 4 ai 12 anni, con una sanzione che parte da un minimo di 5.000 euro fino ad un massimo di 25.000 euro.

Nel computo della pena da scontare però, vanno calcolati quei reati ulteriori che possono provocarne una variazione. Se i proventi del riciclaggio, derivano da un delitto punito con meno di 5 anni di detenzione, la pena è diminuita. Se, invece, il fatto avviene durante l’esercizio di una attività lavorativa, la pena verrà conseguentemente aumentata.

Chi commette il delitto di autoriciclaggio ovvero “chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa” (art. 648-ter.1 c.p.), rischia una pena che va dai 2 agli 8 anni, con l’irrogazione di una multa che va dai 5000 ai 25000 euro.

Anche in questo caso sono previste pene superiori o inferiori a seconda della natura delle attività svolte per ottenere il denaro.

In caso di condanna o di patteggiamento, è prevista la confisca dei beni derivati dalle attività di riciclaggio e di quelli destinati al riciclaggio stesso.

 

Elemento soggettivo ed elemento oggettivo

In un reato di riciclaggio, l’elemento soggettivo è il dolo generico, trattandosi di una volontà cosciente nel momento in cui si cerca di trasferire questi proventi.

L’elemento oggettivo, previsto dall’ articolo 648-bis del codice penale, prevede due diverse condotte:

  • occultamento di denaro o beni provenienti da delitto non colposo,
  • compimento di altre operazioni atte ad ostacolare il riconoscimento della provenienza illegale.

Il riciclaggio, per essere definito tale, deve essere subordinato ad altri delitti di qualsiasi specie come quelli tributari, societari o finanziari.

Il reato di riciclaggio viene definito un reato istantaneo. Basta un qualsiasi movimento contabile prescritto nell’ articolo 648-bis, per essere incriminati.

La prescrizione di questo reato avviene una volta decorsi 12 anni dall’operazione in questione.

Lotta con il riciclaggio di denaro “sporco”

La lotta contro il riciclaggio è di primissima importanza per le Forze dell’Ordine italiane. Si tratta di una linfa vitale per le associazioni criminali.

Senza la “pulizia” del denaro, esse non potrebbero nascondere i proventi delle loro attività criminali, ed è proprio per questo che spesso, dietro un reato di riciclaggio, si riesce a risalire ai giri d’affari della mafia.

Nelle pratiche di occultamento, il riciclaggio lede diversi beni giuridici.

L’ immissione nel mercato globale di denaro proveniente da attività criminale, va poi ad “inquinare” l’economia del paese, andando a minare l’affidabilità degli intermediari finanziari, e a distruggere gli equilibri di concorrenza con le altre attività.

Da qui, il compito dello Stato è quello di garantire la corretta amministrazione della giustizia, tutelando l’ordine pubblico e quello economico. In Italia, si stima che più del 10 per cento del prodotto interno lordo (PIL) provenga da flussi di denaro illecito.

Per combattere il riciclaggio, da ormai molti anni, l’Unione Europea sta cercando di limitare l’uso dei contanti, a favore di transazioni elettroniche che garantiscono la tracciabilità delle operazioni.

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