L’edilizia non sente la ripresa: persi altri 100 mila posti di lavoro nell’ultimo anno

Mentre il settore dei mutui continua a reggere solo per le ultime numerose surroghe dei contratti di finanziamento (i passaggi da una banca all’altra dei crediti verso i propri clienti), Confartigianato lancia l’allarme per il settore dell’edilizia, con una produzione calata nel settore delle costruzioni del 5,8% solo nell’ultimo anno (da Marzo 2014 a Febbraio 2015 compresi), che ha generato 96 mila disoccupati in più. Se poi si pensa all’indotto enorme che hanno le costruzioni delle case (artigiani, lavoratori del ferro, falegnami, idraulici, costruttori di mobili, arredamento ecc. ecc.), un settore del genere che continua a denunciare questi numeri, non può che essere lo specchio di una crisi economica che nel nostro Paese (negativo appunto anche il consuntivo per le 536.814 imprese artigiane che operano nelle costruzioni, pari al 38,8% del totale dell’aziende artigiane. Solo nell’ultimo anno sono fallite in 5646), per ora, continua a non vedere soluzioni concrete.

Ma torniamo ai dati. A febbraio 2015 il valore della produzione è sceso dell’1,3% rispetto a Gennaio, flessione in linea con quella europea (1,8%) e quella dell’Eurozona (1,2%).
Su base annuale invece i dati molto negativi dell’Italia, sono smentiti da quelli europei, che mostrano un incremento di produzione dell’1,6%, e da quelli dell’Eurozona, dove l’attività delle imprese edili è stata comunque positiva, con una crescita dello 0,4%. In Europa in particolare a volare è l’edilizia spagnola.
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A tal proposito il presidente di Confartigianato Edilizia, Arnaldo Redaelli, ha dichiarato: “Attenzione a leggere come immediatamente positivi i dati sulla forte crescita del numero dei mutui casa. Il comparto dell’edilizia versa ancora in una situazione di profonda crisi. Siamo di fronte sia ad una rinegoziazione dei tassi d’interesse, che rendono i mutui più sostenibili per chi già li possiede, ma anche ad una forte spinta da parte del settore bancario, che cerca in questo modo di favorire la messa in circolo sul mercato del vecchio invenduto, in modo da consentire il rientro di somme ingenti anticipate negli anni di inizio crisi ai grandi immobiliaristi”.

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