Fondo Atlante: assorbite le sofferenze di tre istituti di credito nel paese

Il Fondo Atlante prosegue il suo cammino nell’attesa di capire cosa succederà in merito al piano di intervento al Monte dei Paschi di Siena e lo fa con forza e determinazione, aiutando tre istituti di credito a vendere. Si tratta di Banca Marche, Banca Chieti e Banca Etruria.

Il fondo ha, infatti, deliberato l’acquisto di ben 3.6 miliardi di crediti dalla natura deteriorata apparsi nei bilanci dei tre istituti di credito a data 30 settembre dello scorso anno, mentre altri 500 milioni di crediti deteriorati appartengono a CariFerrara e non sono stati fatti rientrare nella transazione. I cda dei tre istituti di credito interessati sono stati quindi convocati e l’incontro dovrebbe, con tutta probabilità, segnare la delibera della vendita degli npl, al fine di realizzare le condizioni che sono state indicati dall’istituto bresciano Ubi per l’immediato acquisto.

L’acquisto sarà preceduto da una riunione degli organi di governo, ma non sarà ancora presa una decisione sull’acquisizione degli istituti di credito salvati dal fondo Atlante. La firma preliminare potrebbe, a detta degli esperti, slittare di qualche giorno e, dietro alla vendita vi sarebbe una dead line stabilita dalla Bce che non è ancora stata resa pubblica dopo la proroga concessa alla fine del mese di settembre dello scorso anno per completare la vendita. Secondo indiscrezioni, la fine dei giorni utili potrebbe esser stata fissata al 31 dicembre trascorso, ma molti sono i punti che non sono stati resi noti che interessano la vicenda.

L’unica certezza interessa la banca che si propone fuori dalla vendita, ovvero Cariferrara, perché la linea di Bankitalia in merito agli esuberi è stata decisamente dura e ha chiesto un accordo che prevede esodi obbligatori per 400 dipendenti su un totale di 800 complessivi. L’alternativa sarebbe la messa in vigore della legge 223 sui licenziamenti, quindi la prospettiva per l’istituto di credito romagnolo si propone alquanto spinosa e densa di incognite. Bankitalia è attualmente prima azionista di Cariferrara e i sindacati hanno chiesto chiarezza sulle motivazioni che hanno spinto l’istituto di credito nazionale ad usare il polso duro nella risoluzione dei debiti, senza tentare alcuna mediazione, ma invocando la legge 223 come ultima spiaggia per salvare la banca.

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